Green pass e San Marino, “a rischio i lavori svolti in Italia”

“Anche se la deroga al green pass sarà prorogata, resta il nodo Sputnik. A rischio per i sammarinesi i lavori a tempo determinato in Italia”. Non usa giri di parole Usl, mentre s’avvicina la fatidica data del 15 ottobre, quando scadrà la deroga al lasciapassare italiano. Non consolano il sindacato neanche le trattative in corso per un’eventuale proroga.

“Ad oggi Sputnik non è approvato da Ema che peraltro non sembra intenzionata a procedere a breve”, sottolineano.

E il peggio è che “l’Ue ha lasciato libertà di scelta ai singoli Stati, così molti paesi, non riconoscendo la validità del siero russo, hanno lasciato senza un valido Green pass la stragrande maggioranza dei sammarinesi e migliaia di italiani residenti sul Titano”.

Poi l’organizzazione sindacale affonda il dito nella piaga: “La popolazione sarà costretta ad effettuare a proprie spese un tampone rapido o molecolare per accedere fuori confine a eventi sportivi, spettacoli, fiere e concorsi pubblici. O per sedersi ai tavoli al chiuso di bar e ristoranti, piscine, palestre”. Ma anche per “visitare parenti nelle Rsa, accedere alle sale d’attesa del pronto soccorso o entrare nei reparti per vedere familiari ricoverati”. E si ricorda che per viaggiare all’estero «quasi sempre sono richieste restrizioni anche maggiori, come la quarantena».

Qualora poi non ci dovessero essere ulteriori proroghe o sviluppi, nota Usl, ci saranno “1200 lavoratori che ogni giorno si recano in Italia e numerosi studenti, costretti ad eseguire tamponi su tamponi”.

Poi sgancia la bomba: “Già si vocifera che qualche lavoratore sammarinese con contratto a tempo determinato e vaccinato Sputnik potrebbe non vedersi rinnovato il contratto in Italia”.

E alla fine della fiera, nel marasma di ipotesi, l’Unione richiama il “Governo a rendere più incisivo il confronto con la vicina Italia, ma anche con gli Organismi internazionali per consentire a tutta la popolazione di muoversi liberamente e non solo nel Belpaese”, per superare una situazione delicata, che crea solo “tanta tensione fra i cittadini trattati come vaccinati di “serie B””.

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