Green pass e baby calciatori: società sportive sul piede di guerra: “No alle discriminazioni”

Per gli atleti con più di 12 anni d’età per scendere in campo ora serve il green pass rafforzato. «Così si rischia di minare il benessere fisico e psicologico dei nostri ragazzi. È ora di dire basta».

La protesta, sotto forma di comunicato indirizzato agli organi di Governo, arriva contemporaneamente da 10 società sportive del cesenate e del forlivese che si occupano prevalentemente di settori giovanili calcistici, e che quindi hanno a che fare soprattutto con atleti “under” di tutte le età minori.

Around Sport, Carpinello, Futbal Cava Ronco, Junior Gatteo, Nuova Virtus Cesena, Polisportiva Longianese, Savignanese, Torre del Moro, Torresavio e Polisportiva Dilettantistica San Vittore sono certe che il decreto entrato in vigore il 10 gennaio possa portare danni irreparabili alle giovani generazioni. Problematiche che vanno al di la della pandemia da coronavirus e che quindi vanno affrontate di petto.

«Questa volta – scrivono – gridiamo basta verso le regole che discriminano i ragazzi, in questa cervellotica attuazione di protocolli incomprensibili che spaventano, disorientano, ghettizzano. Uno stato, le federazioni sportive, hanno il dovere di tutelare i minori dalla discriminazione e non di crearla. Questa volta, a noi promotori sportivi, viene chiesto di dover mettere in atto un decreto che rispecchia una reale discriminazione sociale nei confronti di bambini dai 12 anni in su. Non più limitazioni esclusivamente negli spogliatoi, negli ambienti al chiuso, ma all’aria aperta, e questo diventerebbe diseducativo e molto pericoloso nella crescita di tutti. Noi adulti per primi».

Le società sportive si sentono in prima linea nel compito di educare alla coesione.

«Noi che negli ultimi anni, siamo state chiamate a sobbarcarci di responsabilità delegate da altri enti, senza “sé” e senza “ma”… Noi che oltre allo sport, fatto di volontariato, offriamo del sociale, dell’inclusione, del benessere fisico e psicologico. Siamo sempre stati, nel nostro settore, in prima linea adottando tutte le precauzioni sanitarie possibili e applicando i protocolli ministeriali.

Noi che apriamo le porte a tutti, non vogliamo trovarci costretti a dire : “tu si, tu no, tu si, voi no”. Dove vogliamo arrivare? A noi un mondo, uno sport così, non piace».

Le statistiche parlano di danni psicologici della pandemia e denunciano un aumento esponenziale di bambini e adolescenti demotivati, disorientati.

«Potrebbero essere domani anche i nostri figli e quelli dei nostri amici più cari a soffrirne. E non saranno sempre “visi” di sconosciuti dove è risultato fino ad ora più facile girarsi dall’altra parte. No, noi non ci stiamo a questo decreto. Noi vogliamo continuare ad educare ad altro. Magari continuare a litigare erroneamente per una “superficiale” partita persa, uno “stupido” rigore non dato, un “qualsiasi” goal sbagliato. Ma tutti insieme.

Nessun bambino deve rimanere fuori dalla porta. Questa volta vogliamo pensare che il governo possa fare un passo indietro su questa norma, e non portare i minori ad essere discriminati nell’unico luogo, l’aria aperta, dove possono sentirsi liberi di vivere il loro sogno in un’amicizia svincolata da scelte non loro».

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