Grazia Deledda e Cervia: la premio Nobel in Romagna

Le celebrazioni per i 700 anni dalla morte di Dante Alighieri hanno fatto trascorrere forse un po’ in sordina un’altra ricorrenza importante per la cultura italiana. Sono 150 infatti gli anni passati dalla nascita di Grazia Maria Cosima Damiana Deledda, che vide la luce a Nuoro il 27 o 28 settembre del 1871 e morì nel 1936, il 15 agosto, a Roma, dopo aver ricevuto, seconda donna al mondo, il Premio Nobel per la Letteratura. In questo arco di tempo, Cervia, che negli anni Venti era un piccolo paese, anche se si avviava a essere riconosciuta nell’ottobre del 1927 “Stazione di cura, soggiorno e turismo” con una propria Azienda di Soggiorno, rappresentò un “buen retiro” dove la Nobel sarda trascorse le proprie estati dal 1920 fino al 1935.

Il Comune di Cervia ha voluto valorizzare questo legame, con un convegno tenutosi a settembre e ideato dallo storico Renato Lombardi, che con Elisa Mazzoli ed Elena Gagliardi ha tratteggiato i luoghi, gli amici, i personaggi come l’idraulico Trucolo, «l’omino dalla goccia di stagno» della novella “La fortuna”, del paesaggio romagnolo di Deledda.

Un paesaggio come quello sardo

Non è un caso se l’autrice di “Canne al vento” scelse proprio questo pezzetto di terra e di mare fra migliaia di chilometri di coste italiane: Cervia, all’inizio del Novecento, era ancora ben lontana dall’esplosione turistica degli anni Sessanta, e il suo paesaggio poteva ricordare la Sardegna, la calma e la bellezza delle sue coste. Inoltre c’erano vicinanze preziose, visto che erano diversi i paesi del circondario nei quali vivevano amici scrittori: Marino Moretti a Cesenatico, Alfredo Panzini a Bellaria, Antonio Baldini a Coccolia e Antonio Beltramelli a Santarcangelo.

Prima da Villa Igea, poi dalla sua piccola casa in viale Colombo, La Caravella, Grazia Deledda muoveva le vele così verso un cenacolo culturale diffuso, una condizione ideale che coniugava cultura e arte, conversazioni piene di brio e di bellezza, mare, salubrità dell’aria e del clima, colori della natura che le suggerivano il senso di una armonia vitale.

«Bella, verde e ventosa» infatti era la definizione affettuosa che Deledda riservava alla piccola Cervia: e l’amore era ricambiato, tanto che l’Amministrazione comunale volle dimostrarle la gratitudine della comunità riconoscendole la cittadinanza onoraria nel 1927, proprio l’anno in cui la scrittrice ritirò il Nobel assegnatole l’anno precedente.

Ma i cervesi, lo si vede dalle opere della scrittrice e lo si conosce dalle testimonianze, ebbero con lei non il rapporto che si ha con una estranea, ma una relazione di affetto e comunanza.

I romanzi ambientati qui

E la scrittrice proprio a Cervia, a volte anche in maniera solo accennata, volle ambientare alcuni suoi romanzi, “Il segreto dell’uomo solitario” del 1921, “La danza della collana” del 1924, “La fuga in Egitto” (1925), “Il paese del vento” (1931), e anche numerose raccolte di novelle come “Il flauto nel bosco” (1923), “La casa del poeta” (1930), “La vigna sul mare” (1932), “Sole d’estate” (1933).

Quindi, tanti ricordi, ma anche un frutto moderno, il “patto di amicizia” che ora lega Cervia e Nuoro, due città vicine non solo per l’amore che la scrittrice provava per entrambe. Sono numerosi infatti i tratti peculiari fra la città dove Deledda nacque, e quella che lei descriveva come «il paese della luna di miele… dunque nel cerchio del sogno tanto sognato: fra mare e terra…».

Rigenerazione e riflessione

In quel sogno di mare e di verde la premio Nobel riconosceva la presenza tangibile di valori che stavano alla base anche della propria vita e della poetica: la presenza della donna e dei suoi diritti, l’amore per l’ambiente, il ruolo dei più umili, degli ultimi, tutti elementi presenti per esempio in “Il paese del vento”.

Rossana Dedòla, che ha dedicato alla piccola e tenace signora sarda una interessante e documentata biografia, vi sottolinea i legami con la Romagna, «un rapporto inedito, vissuto dapprima come ricerca di un angolo lontano dalla chiassosa mondanità viareggina e romana, poi momento di rigenerazione, di calorose amicizie, di rinnovata e proficua riflessione».

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