Gradara: abbassate l’arma della paura

Ma perché intervenire ancora con “l’arma” della paura? Con l’esibizione di un apparato di controllo che solo perché nuovo, tecnologicamente avanzato, è certo ad effetto per un titolo sui giornali, ma è proprio quello di cui abbiamo bisogno? Non riesco a dirlo con giri di parole: ai droni in spiaggia e nei parchi dico NO. Per favore: NO. Ai droni, ma anche ai pattugliamenti e controlli senza troppa “grazia” nei confronti delle persone. Che siano la spiaggia, i parchi o altrove. Abbiamo bisogno di gentilezza. Ora.
E non di presentarci nella versione Ufo Robot o da set di War Games. C’è anche chi ci ha fatto dell’ironia, sui droni, proprio per le somiglianze cinematografiche. E’ una bella cosa l’ironia. Ma a me quello che ho visto annunciato fa davvero poco ridere, questa volta.
Perché questo show, mi sono chiesta? Non è forse giunto il momento di comunicare altro? Di mostrarsi con un volto diverso? Rassicurante. Di dare speranza. Gentilezza, appunto. Dovremo cambiare, certo. Cambiare molto e non sarà facile, non è facile. Proprio perciò ci serve tutt’altro che la paura, ora.
Me lo dico da giorni, da quando nelle mie brevi uscite quotidiane guardo e parlo con la gente, anche con gli sconosciuti. Guardo e chiedo. Perché in fondo è il mio mestiere e ti resta dentro anche se non sei in questo momento in prima linea. Guardo, leggo, ascolto. Fiuto. E da giorni, da giorni ormai, fiuto una paura che è sì del Covid, del virus, del mostro… Ma c’è una paura che si è allargata. C’è la confusione di molti, l’incertezza, il disorientamento della gente comune. Io la sento. Perché adesso, ovunque vai, ovunque sei, la gente ti parla, anche se non ti conosce. Ti accenna un sorriso, uno sguardo, un saluto, se gli passi vicino nelle strade deserte dietro casa. Ti parla da dietro il banco del negozio, del mercato. Cerca un appiglio, una risposta: quando finirà? Come finirà? Ecco. E’ questo che io vedo ovunque intorno a me. E allora di nuovo mi chiedo: perché? Perché l’arma della paura? Lo spiegamento di forze?
Non è forse un non credere all’intelligenza e al senso civico, anche, dimostrato in queste settimane dai riminesi? La maggior parte della gente mi pare abbia ormai una paura persino esagerata e non esce o esce pochissimo di casa (e questo ha conseguenze psicologiche che si fanno e si faranno sentire). Altro che fughe al mare.
Lo so bene io, anche perché io in spiaggia ci sono andata. Senza sensi di colpa. Ho la fortuna di abitarci vicino. Me la sono guardata, tutta sola. Meravigliosa. Il mare, il rumore del mare. Il suono del mare. L’ho ascoltato. Ho ascoltato gli uccelli cantare. Ho fatto questo in un giorno di sole. Cercavo un silenzio che non fosse il silenzio di casa. Cercavo uno spazio per piangere una zia cara. Pochi minuti, senza avvicinarmi al mio amato mare. Solo sentirlo un po’ vicino. Ed entrare, arrischiare, nello spazio proibito. Quel giorno mi sono passate davanti solo guardia di finanza, carabinieri, polizia. Per il resto il deserto. Poi mentre sono seduta su un muretto sul lungomare due vigili urbani in motocicletta si fermano, mi si avvicinano. Chiedono che ci faccio lì. Mi “salvo” con l’autocertificazione, col fatto che poco lontano c’è il supermercato dove sarei poi andata a fare la spesa, ma diciamo che mi è andata bene. Che mi hanno “concesso” che mi andasse bene. Ci ho riflettuto. Capisco che gli agenti facciano il loro mestiere. Ma dovevano proprio passare il loro tempo a stare dietro a me? A cercare di capire con quanta intenzione a infrangere le regole mi trovassi in quel posto in quel momento? Di quanti metri fossi lontana da casa mia? E dal supermercato dove ero diretta? Accipicchia. In quella landa deserta? Siamo sicuri che non possano impiegare diversamente il loro tempo? Che non ci siano altre mansioni dove in questo momento potrebbero essere più utili? Ad inizio emergenza ho apprezzato tantissimo l’iniziativa di aprire i parchi giochi alle bambine e ai bambini autistici. Non sarebbe bellissimo potere aprire la spiaggia, i parchi, con le stesse modalità anche agli altri bambini? Difficile, mi si dirà. Ma anche impossibile?
E la spiaggia, la bella spiaggia di Rimini. Perché non aprirla, come si fa con i supermercati? Perché non studiare modalità di accesso contingentate? Magari con la collaborazione dei bagnini? Non è Rimini la città che sa sempre guardare avanti? Pensare il nuovo? Essere creativa? Capace di sorprendere? E invee no. Ci chiudiamo nella paura. E dovevamo ritrovarci proprio i droni e la spiaggia deserta sorvegliata speciale invece che modalità nuove per accompagnarci fuori da questo dramma collettivo… O forse ci sono, ma non ce le hanno ancora comunicate, mi sono detta. Le aspetto. Le aspettiamo.

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