Gomme sfregiate al prof a Cesena, pena ridotta per “finalità educativa”

Come scritto ieri, ha fatto scalpore il caso dello studente sospeso per aver operato contro le gomme dell’auto del professore dopo un rimprovero. Il percorso che ha portato alla revisione della sospensione, inizialmente prevista fino alla fine dell’anno scolastico, dell’alunno dell’Ipsia Comandini è in linea con quanto previsto dal decreto del presidente della Repubblica n. 235 del 2007 che prevede che i provvedimenti debbano sempre prevedere il recupero. Ed è questo l’aspetto che più sottolinea il dirigente dell’Istituto Pascal-Comandini, anche per sgombrare il campo da ogni dubbio: «La scuola non decide di suo arbitrio “di essere buona”».

L’episodio risale a più di un mese fa. A rendersene protagonista un alunno di prima che presumibilmente per vendicarsi di un rimprovero subito e, da quanto si legge nel verbale del Consiglio di istituto, istigato dai compagni di classe, aveva sfregiato con un coccio di bottiglia la ruota dell’auto di un insegnante, colpendo tra l’altro la macchina di un professore totalmente estraneo ai fatti. Su questo fatto, unanimemente considerato grave, il Consiglio di istituto a fine ottobre aveva stabilito a maggioranza di prevedere per lo studente la sospensione fino alla fine dell’anno scolastico decretandone di fatto la bocciatura automatica.

La famiglia, sfruttando una possibilità riconosciutale dalla normativa, ha fatto ricorso appellandosi all’organo di garanzia, organismo sempre interno all’istituto che valutando il rischio di dispersione scolastica che comportava la decisione del Consiglio e riconoscendo al ragazzo il fatto di essersi assunto la responsabilità di quanto fatto e alla famiglia di aver tenuto fede all’impegno a risarcire il danno all’insegnante colpito, ha deciso di “alleggerire” la sanzione senza sminuire la gravità del gesto compiuto. Il ragazzo è stato infatti comunque sospeso e fino a maggio, ma dall’inizio del secondo quadrimestre avrà l’obbligo di frequenza e per tutto il periodo della sospensione dovrà fare volontariato in una associazione del territorio.

Una decisione che, sottolinea il dirigente Postiglione «rispecchia quanto previsto dal dpr 235/07» che nell’articolo 1, al comma 2 richiama con forza la «finalità educativa» dei provvedimenti disciplinari che devono tendere al «rafforzamento del senso di responsabilità ed al ripristino di rapporti corretti all’interno della comunità scolastica, nonché al recupero dello studente attraverso attività di natura sociale, culturale ed in generale a vantaggio della comunità scolastica». Nel comma 5 dello stesso articolo si legge che le sanzioni devono essere sempre «temporanee, proporzionate alla infrazione disciplinare e ispirate al principio di gradualità nonché, per quanto possibile, al principio della riparazione del danno». Devono tenere conto «della situazione personale dello studente, della gravità del comportamento e delle conseguenze che da esso derivano». Allo studente deve essere «sempre offerta la possibilità di convertirle in attività in favore della comunità scolastica». Nel comma 8, invece, si precisa come, per i casi di allontanamento superiori ai 15 giorni, «in coordinamento con la famiglia e, ove necessario, anche con i servizi sociali e l’autorità giudiziaria, la scuola promuove un percorso di recupero educativo che miri all’inclusione, alla responsabilizzazione e al reintegro, ove possibile, nella comunità scolastica».

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