“Go go Othello” di Ntando Cele al festival di Santarcangelo

Stand-up comedy, video arte, musica, danza, performance. C’è tutto questo in “Go go Othello” di Ntando Cele in scena domani e venerdì al teatro Petrella all’interno del programma di Santarcangelo festival. Un mix di suggestioni per affrontare, tra sorrisi, leggerezza e paillettes, il tema dell’identità negata, degli stereotipi costruiti addosso alle persone di colore, alle donne nere, in particolare, ancora oggi considerate perché proiezione della fantasia dell’uomo bianco.
Ntando Cele, performer originaria di Durban, in Sudafrica, dopo aver studiato recitazione, aver conseguito master e aver lavorato in Svizzera e in altri paesi europei, ha iniziato un percorso, insieme alla Manaka Empowerment Prod., di denuncia contro il razzismo nascosto nella vita quotidiana, contro la gabbia invisibile dei pregiudizi.
Lei ha affrontato il tema del razzismo in molti suoi lavori e da molto tempo, ma come nasce l’idea di questo spettacolo in particolare?
«Da sempre faccio in modo che il mio lavoro sia uno strumento, una via per capire il mondo. Vivere come una donna di colore in Europa significa ancora essere consapevoli delle percezioni degli altri senza accettarle come verità. “Go Go Othello“ sottolinea la mancanza di una rappresentazione dignitosa delle donne nere sui palcoscenici europei».
Quanto sono diffusi gli stereotipi anche nel mondo del teatro?
«Le cosiddette “società civilizzate” sono costruite sulle spalle di stranieri e minoranze. Il razzismo è una delle tante ingiustizie che le donne di colore subiscono in tutto il mondo, anche in ambito teatrale. La domanda che tutti dovrebbero porsi è: come possiamo affrontare tali argomenti, che sono un problema che dobbiamo risolvere, in modo da poter creare un cambiamento duraturo? Cosa può fare ognuno di noi?».
Il teatro specchio di una realtà tuttora difficile. Ha subito personalmente forme di razzismo e discriminazioni?
«Sì, certo. Il pregiudizio è presente nel linguaggio quotidiano, negli atteggiamenti delle persone, per questo motivo ho creato questa performance che usa il modo in cui si osservano i corpi neri come strumento di potenziamento, di amplificazione della voce di protesta».
Sono molte le espressioni artistiche a cui dà vita: dalla recitazione alla musica, alla danza. Si trasforma in cantante lirica, rapper, go-go girl, ballerina di flamenco e di burlesque.
Cosa vuole comunicare al pubblico?
«Non è facile parlare di pregiudizio, per questo cerco la molteplicità. Uso espressioni diverse perché è così che penso. È un modo per creare dignità e immagini positive del corpo nero».
Quali riferimenti artistici vengono presentati e rielaborati nello spettacolo?
«Ci saranno l’Otello di Shakespeare, Josephine Baker, Nina Simone, Card B, la mia stessa voce e quella di molte donne nere senza nome che hanno onorato i palcoscenici europei per interiorizzare la bellezza e la gioia che emergono dal mio lavoro».
Info: santarcangelofestival.com

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