Prima delle ideologie, sta una precondizione comune che è la politica. Sappiamo bene che la politica è, nell’accezione originaria che ne dà Aristotele, l’occuparsi delle cose della città, della comunità. Per Aristotele la città è una forma di comunità costituita in vista di un bene; e – aggiunge immediatamente – essa è l’unica che permetta agli uomini di realizzare le proprie potenzialità più tipicamente umane. Pertanto, di essere felici. Sembra uno scherzo ma nella Costituzione americana si legge che: “Tutti gli uomini sono stati creati uguali, che essi sono dotati dal loro Creatore di alcuni Diritti inalienabili, che fra questi sono la Vita, la Libertà e la ricerca delle felicità”.
Tutto questo per dire che prima di ogni scelta di schieramento, di partito, la politica riguarda il nostro diritto a essere felici, liberi, ad adoperarci per il bene comune. Aggiungo io: in armonia con gli altri e soprattutto con la natura.

Spesso si dice che il libro di riferimento per chi imbocca la carriera politica è ‘L’arte della guerra’ di Sun Tzu. È una cosa senza senso secondo me. Nella biblioteca personale di ciascuno altri sono i libri semmai per decidere di investire parte o tutta la propria vita nell’impegno pubblico. Uno, e anche nella letteratura o nella narrativa senza pensare solo al cosiddetto “alto” di queste, può essere ad esempio ‘Lo zen e l’arte della manutenzione della motocicletta’ di Robert Pirsig.
Pirsig scrive: “Non esiste nessun manuale che parli del problema essenziale della manutenzione della motocicletta: cioè del tenere a quello che si fa. Questo è considerato di scarsa importanza, o viene dato per scontato.” Oppure: “I valori sociali sono giusti soltanto se sono giusti quelli individuali. Il posto per migliorare il mondo è innanzitutto nel proprio cuore, nella propria testa e nelle proprie mani; è da qui che si può partire verso l’esterno.”
Il senso è che prima di ogni ragionamento è importante sentire la nostra passione, l’amore per quello che facciamo, l’armonia con il mondo. La politica non è più tale se squilibra il rapporto con il contesto. Questo luogo dove siete oggi per decenni ne è stato il simbolo. C’è l’acqua, c’è il verde, c’è la storia del passato glorioso dell’uomo che si armonizza con la natura. Eppure questo luogo era inaccessibile, costretto nell’inutilizzo, nel degrado, nello sguardo indifferente di tutti coloro che ci passavano accanto.
Avere fatto di un posto marginale e abbandonato, nel cuore della città, tra un parco e due quartieri storici Fiorani e Ina casa una piazza sull’acqua che si raggiunge con l’anello verde ciclabile, lo considero un atto di politica che nasce dall’amore per quello che si fa. Vale per un sindaco, vale per un meccanico che sistema la sua moto, vale per ogni cosa.
Io credo che il senso più profondo per chi si occupa temporaneamente di bene pubblico, di polis, sia il concetto di eredità, che è qualcosa di ben diverso dalla discendenza. Discendenza è un movimento inerziale, in cui il passaggio non ha emozione né miglioramento. Il discendente non considera il valore di ciò che si è ritrovato ad avere. L’eredità è un movimento attivo. L’erede sa cosa ha ricevuto da chi l’ha preceduto, cosa riceve nel bene e nel male dalla storia prima di lui. Ne è consapevole, ne ha rispetto e si cura di come consegnarlo migliore a chi verrà dopo.
È 9 anni che sono sindaco di Rimini. Dico sempre sindaco pro tempore. Poi verrà qualcun altro e sicuramente farà bene. Vorrei lasciare di questo mio passaggio una sola cosa: l’idea dell’amore per Rimini. Nel rispettarla e nel tentare di migliorala, definendo un futuro fondato su un più rispettoso equilibrio con la natura. So bene che ci sono mille cose da compiere, difetti , problemi. E non cerco in questa Italia affogata paralizzata dalla burocrazia che scarica ai comuni di fatto solo responsabilità senza mezzi e risorse, scuse per quello che ancora non si è fatto. Vado a casa col magone tutte le sere pensando a come cosa perché non si è riusciti a fare, meglio e di più. Pensare però di essere eredi e consegnare a chi verrà qualcosa di meglio non è roba da idealisti o fricchettoni. Io sono convinto che togliere le auto dal mare e sostituire le strade con ciclabili (per dare possibilità tra l’altro di far usare la macchina a chi ne ha bisogno), fare palestre a cielo aperto, rinaturalizzare luoghi, fare piazze per incontrarsi sia un futuro che porterà benessere e posti di lavoro. Abbiamo tutta la convenienza a cambiare verso un futuro di questo tipo.
Ritorno a Robert Pirsig: “Se fai le vacanze in motocicletta le cose assumono un aspetto completamente diverso. In macchina sei sempre in un abitacolo; ci sei abituato e non ti rendi conto che tutto quello che vedi da quel finestrino non è che una dose supplementare di TV. Sei un osservatore passivo e il paesaggio ti scorre accanto noiosissimo dentro una cornice.” Ecco, oggi, ora siamo qui a guardare il mondo senza noiose cornici. Questi siamo noi, questa è buona politica, questo è il futuro di Rimini.

*sindaco di Rimini

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