shallow focus photography of white windmill

A chi mi chiede: ‘è così importante discutere di eolico, un progetto che chissà se e quando verrà, ai tempi disperati della pandemia?’ Io rispondo ‘sì! Non è importante, è urgente’. Per due motivi: il primo riguarda l’eredità che si vuole lasciare a chi verrà dopo. Abbiamo già visto, proprio dalle nostre parti, cosa significhi impegnare con scelte imperfette e non di lungo periodo il futuro di tutti. Quello che ti dà poi ti toglie. Prima o poi tocca mettere mano per riparare e ripartire. Cementificazione, antropizzazione, fogne, dissesto idrogeologico e disastri in tutto il Paese ce lo dicono tutti i giorni. Il secondo motivo è prettamente culturale: il dibattito sul campo eolico rivela la visione del mondo e di una città che ha una classe dirigente e che amministra.

I giornali nazionali riportano quotidianamente notizie di nuovi progetti e di nuovi impianti per la produzione di energia eolica; l’ultima l’altro giorno al largo della costa siciliana. Basta leggere le caratteristiche del progetto per rendersi conto della differenza con il “gemello” (si fa per dire…) riminese. Distanza 60 chilometri dalla costa, galleggiante (floating) piuttosto che una foresta di piloni attaccati al fondo del mare sottocosta, 3,5 chilometri di spazio tra una pala e l’altra, fondali anche oltre i cento metri. Un impianto di nuova generazione, frutto delle esperienze più avanzate in atto al mondo. Un impianto così, se mi si permette la battuta, sta al campo eolico di Rimini come una “Model X” della Tesla sta a una “Uno diesel” euro 0. E considerando sempre che l’Adriatico è tutto sommato un “lago” e ogni impatto va ponderato e valutato chirurgicamente. Il tema dell’energia è – e sarà – quello che determinerà, insieme alla salute, il futuro del mondo. Per questo merita le soluzioni migliori, non la stanchezza inerziale di proposte nate di fatto in un’altra era geologica, post industriale, fondate sulla preminenza della cosa (l’impianto) rispetto alla qualità del luogo (l’ambiente, il paesaggio).
Non ci possono essere scorciatoie in nome dell’ambiente, remunerative per chi le propone e devastanti per il paesaggio e per le vocazioni territoriali ed economiche. Devastanti, in definitiva, per l’ambiente sociale e naturale.

Diamo spazio al progresso


Il dibattito sulle energie rinnovabili, sui progetti e i processi, negli ultimi dieci anni sono andati avanti anni luce rispetto al mega impianto unico sotto costa. Anche nei mari più “industriali”, quelli del Nord Europa ad esempio, con forti venti e paesaggi infinitamente diversi da colline, spiagge e mare nostri, le soluzioni innovative sono ormai solamente offshore per l’eolico, parte e non tutto di interventi, soluzioni, piani territoriali e comportamenti individuali che compongono insieme una strategia per un chiaro cambio paradigmatico dello sviluppo.
Chi si costruisce un protagonismo nel nome dell’innovazione e con evocazioni nordiche un tempo derise “alla moda” deve avere il coraggio di scelte nette e radicali. Dire “NO” chiari, per essere concreti e credibili nel dire “SÌ” impegnativi. Con i “NI” non può esistere il coraggio di scegliere e investire davvero in un green new deal. Anche con i “NI” si distruggono e non si tutelano vocazioni territoriali, paesaggi e ambiente.

Il vento non nasce a Torre Pedrera


Sulla transizione energetica si devono fare Piani di area vasta, regionali, serve almeno un Piano Romagnolo. Dentro piani nazionali che definiscono fabbisogni, megawatt, per il Paese, azioni, fonti e luoghi per produrli. Ragionare su scala comunale è solo un pezzo, perché il vento non entra alle porte di un comune (a Torre Pedrera di Rimini) e cessa in quello a fianco (Bellaria). La stessa proposta eolica riminese è sovra-comunale. I Comuni, a livello provinciale e romagnolo, con meccanismi premiali regionali, devono fare insieme piani energetici di area vasta, fondati sulla radicalità delle scelte e non sull’ambiguità dei compromessi. È l’insieme dei piani regolatori, dei piani della mobilità, dei regolamenti unici per l’edilizia (che Rimini non può tardare ad approvare) su scala territoriale vasta che possono consentire concretamente di individuare “n” azioni (siti per fotovoltaico, incentivi, mobilità e trasporti alternativi) e “n” fonti in “n” luoghi per arrivare all’obiettivo di “x megawatt”. Non una fonte per i soli 300 megawatt dell’ecomostro, ma un piano romagnolo per l’energia da 30mila megawatt.
La radicalità delle scelte comporta il coraggio di farle anche se impongono di cambiare comportamenti individuali, anche se non portano applausi all’inizio, ma critiche. Sono scelte che cambiano la vita, ma per migliorarla insieme all’ambiente, il paesaggio, il futuro. Il coraggio delle scelte che Rimini ha fatto controcorrente all’inizio proprio sulle fogne e i lungomari rinaturalizzati e pedonalizzati ci dicono questo. Serve una strategia, un’idea di città per un chiaro cambio paradigmatico dello sviluppo. Le ambiguità sui sì e i no, le ambiguità sui mega progetti salvifici senza piani e strategie intorno e che vogliono che tutto rimanga così com’è, rappresentano una visione del mondo e del governo, anche locale, che ha già dato e ha già mostrato tutti i suoi limiti.
Sfruttare il presente per uccidere il futuro. In psicologia sarebbe il padre che uccide il figlio.

Ci vediamo oggi in Capitaneria


Sul dibattito locale va detto che domani (oggi, ndr) porterò personalmente in conferenza dei servizi alla Capitaneria di Porto una scelta e una visione di futuro di Rimini netta, chiara e non ambigua. Una posizione che dovrà a mio avviso essere sostenuta anche domani. Una posizione che partiva da assoluta sfavorita, pensando ai sostenitori anche solo di un anno fa che partecipavano ai convegni della società proponente (Wind 2000) o figure e personalità pubbliche che promuovevano tali progetti. Si dava per scontato, fino a sei mesi fa, l’assenso chissà perché “dovuto”, magari per un comprensibile e malinteso afflato “ecologista”. Ma voglio dire chiaramente che se la discussione è diventata dibattito pubblico è stato perché a un certo punto si è detto no, con argomenti solidi, sui sì preconfezionati. L’antidoto a ogni nì strappato, l’antidoto a ogni cerchiobottismo, anticamera della non volontà di scelta, è prendere prima di tutto posizioni nette. Se oggi ci presentassimo con posizioni ambigue, di fatto con un nì, che qualcuno ha espresso anche recentemente ci ritroveremmo un ecomostro nel nostro mare già da domani. Al no di oggi vengono i sì più impegnativi per domani. Senza questa scelta di oggi, la storia per Rimini sarebbe stata un sì devastante per il presente e il futuro del nostro territorio.

*sindaco di Rimini

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