L’erbicida glifosate non è cancerogeno. Che poi se ne debba usare il meno possibile e con parsimonia, questo è del tutto condivisibile. Ma la campagna denigratoria portata avanti senza basi scientifiche è stata azzerata dal verdetto dell’Epa-Agenzia per la protezione dell’ambiente degli Stati Uniti d’America.
In sintesi, secondo l’agenzia, «non ci sono rischi di tipo alimentare per alcun segmento della popolazione, neanche seguendo le ipotesi più prudenziali applicate nelle valutazioni».

È soddisfatta Confagricoltura che ha sempre sottolineato la valenza delle affermazioni espresse dalla comunità scientifica internazionale, contro la disinformazione e le tante fake-news divulgate un po’ ovunque e senza regole. L’organizzazione degli imprenditori agricoli lo ribadisce dall’agosto 2019, quando l’Epa osservò che creare allarmismi sul potenziale cancerogeno dei prodotti contenenti questa sostanza attiva sarebbe stato «in contraddizione con la valutazione scientifica dell’agenzia» e sarebbe stata quindi «una dichiarazione falsa e fuorviante». Ciò è stato poi condiviso dall’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa), dall’Agenzia per la sicurezza alimentare tedesca (Bfr), come pure dalle autorità canadesi per la salute (Health Canada).

Giovanna Parmigiani, che rappresenta l’Emilia Romagna nella giunta nazionale di Confagricoltura, si unisce al coro degli scienziati: «La vicenda del glifosate deve farci riflettere e servire da lezione per tutti in futuro. Mai ascoltare le sirene della disinformazione, spesso incontrollabili nell’era del web. No ai falsi allarmismi, solo alla scienza spetta l’ultima parola soprattutto in materia di sicurezza alimentare e salute umana».

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