Gli stadi di Romagna e il loro fascino: la parola all’esperto

Venerdì scorso lo stadio Dall’Ara di Bologna ha ospitato l’evento organizzato dalla Omsi (ditta produttrice di una vasta gamma di sedute tra cui i seggiolini da stadio) per il suo sessantesimo anniversario. Presso la terrazza Bernardini, lo scrittore Sandro Solinas ha parlato della situazione stadi e di impianti romagnoli. Solinas è autore di cinque edizioni del libro Stadi d’Italia, oltre a Vecchi Spalti, opera che racconta di impianti italiani che al momento non ci sono più o sono caduti in disuso.

Solinas, quanto è importante oggi per una squadra uno stadio funzionale?

«Gli stadi oggi sono visti in maniera più attuale e moderna. Sono non tanto un fattore emotivo e psicologico ma un fattore chiave per i successi della squadra. È facile ad esempio rintracciare nella lunga striscia di successi della Juventus l’ombra lunga dello Stadium. Così appare anche nel resto d’Europa. Lo stadio nuovo può generare profitti e diventa essenziale. Non è più ormai una opzione rinunciabile».

Riguardo agli stadi romagnoli quali sono le impressioni che ha avuto?

«Partiamo da Imola. Ho un ricordo molto particolare di questo stadio, uno dei primi che io abbia visitato. Questo impianto che presenta due semicurve e una tribuna rifatta in maniera abbastanza intelligente per quanto sia in forma molto moderna si sposa bene con il resto, ha una ubicazione particolarissima – interna al circuito – In generale la cosa che mi piace degli impianti romagnoli è che non sono mai banali per un motivo o per l’altro. Quasi sempre nel bene e qualche volta nel male riescono a farsi ricordare. Purtroppo talvolta il difetto degli stadi di oggi è che riescono a essere intercambiabili, diventando poco originali e perdono così l’identità e riconoscibilità.

Cesena è uno stadio che ha battuto tanti record, non solo di presenze e di pubblico per un capoluogo di provincia di dimensioni abbastanza contenute. È uno stadio coperto in ogni ordine di posto e disposto su due livelli. Ha una sorta di real box disposti a bordocampo dietro alle bandierine ed inoltre fu uno dei primi assieme a Novara, ad avere il manto sintetico. Insomma una serie di fattori per cui Cesena si è fatta notare, oltre ai risultati sul campo della squadra che sono comunque notevoli.

Inoltre a me colpisce il Morgagni di Forlì per la sua storia, una sorta di ibrido pensato più per il ciclismo che forse per il calcio. Ha questi riflettori particolari che a me personalmente ricordano certe arene dell’area sovietica degli anni 50’-60’ pensate per una fruizione molto differente.

Mi piace poi pensare all’impianto di Lugo dove furono girate alcune scene del film con Alberto Sordi – il celeberrimo Il presidente del Borgorosso Football Club – e poi ce ne se altri tipo Rimini con la tribuna che ricorda almeno in parte lo stadio Berta di Firenze, ovvero l’attuale Franchi».

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