SAN MAURO PASCOLI. Francesca Michielin è una delle voci belle e luminose del nuovo cantautorato italiano. Autrice e polistrumentista, profonda e cristallina, si è imposta a 16 anni a X-Factor, a Sanremo nel 2016 con “Nessun grado di separazione”, oggi a 25 anni è una punta del made in Italy.
Michielin è la protagonista voluta da Retropop Live per concludere la riuscita rassegna Acieloaperto, il primo settembre dalle 20.30 a Villa Torlonia di San Mauro.
Francesca Michielin (1995) da Bassano del Grappa ha individuato, per questo suo ritorno fra la gente, il filo conduttore “Spazi sonori”. Il suo concerto alle 21.50 prevede pezzi vecchi e nuovi anche dell’ultimo disco “Feat (Stato di natura)”. Canzoni che in questo live acquistano nuove sensazioni, per gli arrangiamenti essenziali e acustici, suoi e dei due musicisti che l’accompagnano, Francesco Arcuri polistrumentista ed Ernesto Lopez alle percussioni. Ad aprire la serata alle 20.30 è il cantautore Gregorio Sanchez (Garrincha Dischi); il suo mondo viaggia tra scenari sospesi, in partenza dall’altra parte del mondo, per una destinazione ancora da scoprire.
È stato l’istinto, Francesca, a spingerla a intitolare il concerto “Spazi sonori”?
«No, è stato ragionato, difficile, perché sentivo di dover tradurre con parole mie sensazioni particolari. Questo tour è per me simile a una installazione, nel senso di uno spazio che serve alla musica per riappropriarsi della sua dimensione, e per inserirvi suoni».
Le preme dunque sottolineare la preziosità di tornare alla musica dal vivo con un pubblico?
«Per me era importante ribadire che la musica ha bisogno di uno spazio specifico, non è una gomma da masticare, ma necessita di una stanza specifica, ricordo che da piccola ascoltavo la musica seduta sul divano, e facevo solo quello. La funzione della cultura è di aver uno spazio tutto per noi, per incontrarci e ascoltare suoni».
Come avete preparato il tour di un’estate anomala?
«Ci siamo dedicati molto alla tessitura delle canzoni, alla timbrica, meno a luci ed effetti da show, ma più agli arrangiamenti. Siamo solo in tre sul palco ma tutti polistrumentisti e ci alterniamo in più strumenti. Abbiamo riarrangiato tutte le canzoni, anche pezzi che non suonavo in pubblico da tanto tempo. Ma che, ripresi dopo anni, rivelano un significato simbolico ancora maggiore. È fra le produzioni dal vivo di cui vado più orgogliosa».
Cosa produce l’effetto sonoro a tre?
«Tornare all’analogico, privilegiare l’acustico, fa sì che lo spettro sonoro si amplifichi. È perciò uno studio minimale che riempie tantissimo, e che origina un concerto molto caldo».
Conosce musicalmente la Romagna?
«Sì, ho suonato più volte a Cesena, nel club storico del Vidia davanti a un pubblico molto bello. Ogni artista ha luoghi dove preferisce suonare perché vi incontra un pubblico particolarmente recettivo, la Romagna è uno di quei luoghi peraltro piena di artisti».
Ha intitolato il suo eclettico disco “Stato di natura”; qual è il suo personale stato di natura?
«Credo sia sempre stato l’incontro e l’ascolto. Nei giorni del lockdown è stato bello essermi potuta mettere più a contatto con la natura, rallentare i ritmi, studiare, ascoltare tanti dischi, riprendere in mano la scrittura dei miei pezzi con più serenità, anche con occhio critico, lontano dalle giornate frenetiche che avevo prima. Perciò ritengo che il mio stato di natura sia prendermi tempo per tenere attivi curiosità e ascolto. L’eclettismo è qualcosa che mi contraddistingue».
A 25 anni sembra avere capito tutto di sé.
«È vero che a 25 anni si è giovani, però non si è più adolescenti, e addirittura si è già vecchi come musicisti per il settore accademico. Nel cantautorato però, come autori, si è ancora nella maturità. La cosa difficile è coniugare l’aspetto strumentale con l’aspetto della vita. Solo la vita ti fa scrivere, sono le esperienze, gli incontri».
Ha dichiarato che «l’artista è chiamato a esporsi»; Stella Mc Cartney l’ha voluta come testimonial della causa femminile; fra i temi che investono questa epoca quale le preme di più?
«Sicuramente la questione ambientale mi sta molto a cuore, tutti ci siamo accorti che in qualche mese di lockdown la natura si è ripresa i suoi spazi. Non possiamo più “tornare alla vita di prima” come ho letto di recente, quando la vita di prima era il vero problema. Io stessa percepivo la tensione del movimento ossessivo delle persone che inquinano, che non pensano a ciò che mangiano, della plastica che consumano, dei rifiuti che producono. Anche la cultura del rallentamento è una cosa molto bella».
Tornando alla ecletticità musicale, quali sonorità preferisce?
«Più volte mi sono interrogata su questo. Oggi posso dire di avere esplorato tanto, elettronica e hip hop, classica, jazz. Ho studiato 3 anni composizione classica e adesso sto studiando jazz. È sempre difficile capire cosa mi piace di più, e ciò alle volte viene considerato un difetto. Perché l’eclettismo è inteso come mancanza, invece la ricerca fa parte dell’essere artista, chi non si mette in ascolto non è un artista».
Quale sarà il suo prossimo step, da artista e da ragazza?
«Come ragazza, spero di laurearmi in Canto e pianoforte jazz. Sto scrivendo la tesi su Charles Mingus (1922-1979, contrabbassista, pianista e compositore statunitense, ndr) sull’identità, sull’eclettismo. Come artista, sto continuando a scrivere pezzi. Sono felice di questo tour, anche perché mi dà la possibilità di immaginare cosa vorrei suonare nel prossimo, e dunque è per me una fase di grande creatività».
I cancelli di Villa Torlonia questa sera apriranno alle 19. Ingresso 23 euro. Info: 339 2140806

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