Gli amici della ragazza uccisa: “Era fragile ma sempre solare”

Il 15 giugno di 29 anni fa Sonia Di Maggio è venuta al mondo. Madre riminese e padre siciliano, un pescatore di Lampedusa. Dopo qualche anno i due si separano e la bambina cresce con la famiglia della madre a Rimini, frequentando le scuole riminesi, stringendo amicizie e facendo conoscenze. Conoscenze che poi negli anni l’hanno portata lontano da Rimini, in altre città. Pordenone, Napoli, Roma, e infine a Specchia Gallone, frazione del comune di Minervino di Lecce, nel Salento, dove è morta per mano di Salvatore Carfora, 39enne di Torre Annunziata, con cui la giovane aveva avuto una relazione. A strapparla alla vita sono state una ventina di coltellate inflitte al suo corpo sotto lo sguardo del nuovo fidanzato, Francesco Damiano, con il quale Sonia conviveva circa un mese.
L’infanzia della piccola Sonia si è svolta a Rimini, insieme alla madre e ai nonni materni, con cui la giovane ha sempre mantenuto uno stretto rapporto affettivo. Proprio l’anno scorso, come ricordano molti amici, tra cui il riminese Roberto Lepri, il nonno è venuto a mancare, «e in quel periodo lei era a Roma, bloccata dal lockdown della scorsa primavera, era distrutta dalla sua perdita». “Disegnato” dalle testimonianze e i ricordi degli amici, l’animo di Sonia appare infatti «dolce, gentile», e lei una ragazza «solare, che non dava a vedere i suoi problemi e le sue difficoltà, sempre pronta a strapparti un sorriso». Sonia, però, ricorda l’amica di lunga data Sarmio Severini, si portava dietro tutti i giorni le fragilità e le debolezze scaturite «forse dal vissuto che aveva avuto in famiglia».
Con la madre, però, a detta di chi Sonia la conosceva dall’adolescenza, «aveva un rapporto molto bello». Relazioni di affetto e amicizia, Sonia le aveva strette anche con tanti coetanei, di Rimini, e delle altre città in cui la vita, e gli incontri, l’avevano portata. A raccontare gli anni dell’adolescenza trascorsi a Rimini sono gli attimi immortalati nelle fotografie pubblicate dagli amici nel gruppo Facebook “Un angelo di nome Sonia”, creato da Roberto Lepri proprio per rendere omaggio alla memoria dell’amica scomparsa improvvisamente e brutalmente. In tanti hanno fatto rivivere Sonia nelle fotografie scattate in discoteca al Velvet, nei locali del lungomare, o sui muretti dell’arco D’Augusto. Chi racconta di averla conosciuta a scuola, chi tramite amici in comune, come Sarmio, o chi addirittura da bambina, come Deborah Bianchi, che scrive di aver seguito insieme a lei le lezioni di ginnastica artistica. Sonia, infatti, aveva frequentato prima l’istituto professionale Einaudi, dove aveva fatto il primo anno, e poi l’istituto professionale alberghiero Malatesta. Dopo gli anni della scuola, infatti, «Sonia faceva lavoretti in bar e ristoranti. Quanti chilometri abbiamo fatto – ricorda, evidentemente commossa, l’amica Sarmio – insieme per andare andare a lasciare i curriculum nei locali all’inizio delle stagioni in riviera».

Da circa due anni, però, Sonia non viveva più stabilmente a Rimini. «Si era trasferita in Campania, poi a Pordenone, poi in Lazio, – racconta Sarmio – un po’ per trovare lavoro, un po’ per vivere appieno le storie d’amore che aveva avuto con diversi ragazzi». «Sonia – ricorda l’amica – era una ragazza buona, che si fidava delle persone. Chi l’ha uccisa deve avere avuto qualcosa di marcio nella testa».

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