Gli ambientalisti: “Dite la verità, chi portò i daini in pineta?”

Da dove sono arrivati i daini che popolano la pineta di Classe e il parco del Delta del Po? Vi si sono stanziati spontaneamente o, piuttosto, erano stati introdotti con la finalità di destinarli ai fucili dei cacciatori?

Sono alcune delle domande poste da un gruppo di associazioni – Italia Nostra Ravenna, Clama, Gruppo di intervento giuridico, Oipa – e che la consigliera regionale del Gruppo misto Giulia Gibertoni farà proprie in una interrogazione da presentare in aula.

I dubbi sollevati dalle associazioni nascono anche dalla lettura di un documento di dieci anni fa, il Rapporto ambientale del piano territoriale del parco, di cui vengono riportati i passi in cui si riferisce che i daini sarebbero stati introdotti «a scopo amatoriale nell’area ex-Aris» e che «alcuni capi fuggiti sono stati segnalati all’interno della pineta e nella zona dell’Ortazzo e sembrano essersi riprodotti».

In particolare la ex Aris, Azienda regionale per l’incremento della selvaggina soppressa nel 1993, «forniva agli enti locali ed alle associazioni dei cacciatori e dei pescatori del territorio che ne facevano richiesta – proseguono le associazioni – le specie ittiche e la selvaggina, come starne, pernici rosse, fagiani e lepri, per l’attuazione dei programmi di ripopolamento». Proseguendo la lettura del Rapporto ambientale del 2012, il gruppo di associazioni sottolinea un altro passaggio, quello in cui si definisce con maggiore precisione la collocazione dell’allevamento utilizzato dall’azienda ex Aris: «Pare certo – sostengono Italia Nostra e gli altri – che l’azienda regionale fosse collocata nella Ca’ Giansanti, di proprietà del Comune di Ravenna, dove tuttora esistono enormi voliere utilizzate fino a pochi anni fa per l’allevamento dei fagiani “pronto caccia” e poste su decine di ettari di terreni circostanti. Da una testimonianza, sembra che presso l’allevamento si arrivasse a far nascere fino a 350mila fagiani l’anno, da destinare al divertimento dei cacciatori».

Gli ambientalisti si chiedono perciò se questa sorte non fosse la stessa da riservare anche ai daini: «Nessuno degli enti (Comune, Provincia, Regione, Atc) ha mai vigilato e fatto chiarezza su questo – concludono – salvo poi, dopo anni di inerzia e di disapplicazione delle leggi, lavarsene ora le mani e demandando la possibile strage di animali incolpevoli al Prefetto, non si capisce su quale base giuridica».

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