Glauco Servadei e il ciclismo dei tempi eroici al fianco di Bartali e Coppi

Erano i tempi in cui i corridori percorrevano chilometri in biciletta per arrivare… alla partenza. Valigia sulle spalle, tenuta ferma da un tubolare, e via pedalare fino al luogo della corsa. Erano gli anni tra le due guerre, quando il giovane forlivese Glauco Servadei (classe 1913) iniziò a cimentarsi in sella ad una bici.


In fuga… per la vittoria

È soprannominato “Parulè” come suo padre, il quale vorrebbe lasciargli in eredità anche l’attività di imbianchino mentre lo zio Attilio Zavatti, grande appassionato di ciclismo, gli prepara la prima bicicletta da corsa. A 13 anni Servadei disputa la Coppa Ortali a Faenza e l’anno segue gareggia ai giardini pubblici di Forlì. Seguono altre competizioni e arrivano i primi successi, tra cui il campionato romagnolo categoria Allievi. Si corre anche fuori regione, in particolare in Toscana, dove si racconta che al termine di alcune gare deve proseguire la fuga…per la vittoria. Devono intervenire i carabinieri per metterlo al sicuro dalle minacce del pubblico di casa che non aveva gradito il suo successo ai danni di qualche rivale locale.

Dotato di un fisico longilineo e potente, si fa valere soprattutto per il suo poderoso spunto in volata distinguendosi come uno dei pochi velocisti romagnoli dell’epoca. Non sfigura neppure come passista, mentre fa più fatica in salita. Dilettante fino al 1936 colleziona una sessantina di successi su pista e su strada (tra cui il Giro dell’Emilia del 1931 e la Coppa Italia a squadre del 1935) che lo pongono all’attenzione anche a livello nazionale. È tra gli italiani che partecipa al Giro di Ungheria del 1933 e porta a casa due successi di tappa. Sulla scena internazionale è in corsa anche ai Mondiali di Berna (1936), dove si piazza sesto e, nello stesso anno, alle Olimpiadi di Berlino con un quarto posto nella prova a squadre sui 100 chilometri.


Compagno di Bartali e Coppi

Diventa la “Freccia azzurra” e nel 1937 passa tra i professionisti con la “Ganna”, sotto i cui colori corre anche il cesenate e amico Mario “Gaibera” Vicini. Il suo primo Giro di Italia va in archivio con diversi buoni piazzamenti di tappa: due vittorie e tre secondi posti di tappa, compreso all’arrivo nella sua Forlì. L’anno seguente rinuncia al Giro per concentrarsi sul Tour de France, dove è chiamato al servizio di Bartali e Vicini e si toglie la soddisfazione di vincere due tappe ovviamente in volata. Sulle pagine del Corriere della Sera viene così tratteggiato: «Statura da granatiere, braccia da pugilatore, naso ridotto a polpetta da una caduta, caricato a dinamite da una salute campagnola, il vero pedalatore fatto e maturato sulle strade solatie di Romagna che chiamano alla velocità».La vittoria più bella la ottiene davanti ai suoi concittadini il 7 maggio 1939, nella tappa Senigallia-Forlì del Giro, quando al velodromo (all’epoca in terra battuta) del Polisportivo Tullo Morgagni regola in rimonta il grande Gino Bartali che aveva provato l’allungo finale. Nel 1940 cambia casacca, passa alla Gloria e poi allo squadrone della Bianchi come gregario di Fausto Coppi.


Maglia rosa

L’entrata dell’Italia nella Seconda Guerra Mondiale limita l’attività sportiva un po’ a tutti livelli e per Servadei, avviato verso i 30 anni, sembra avvicinarsi l’inevitabile declino. Invece al Giro d’Italia di Guerra del 1943 (eccezionalmente a punti, anziché a tempo) indossa maglia rosa fino a quando la competizione è interrotta a seguito della caduta del regime fascista il 25 luglio. Il forlivese è proclamato vincitore, anche se poi la manifestazione non verrà considerata ai fini dell’albo d’oro del Giro.


Il velodromo “Servadei”

Parulè prosegue l’attività nel dopo guerra e spende le ultime energie fino al ritiro nel 1949, quando apre la sua storica bottega “Servadei Cicli” in piazza del Duomo a Forlì. Deceduto prematuramente il 27 dicembre 1968, gli subentra nell’attività commerciale la moglie Emma Bazzocchi e poi dal 1978 il figlio Furio ed oggi anche il nipote Riccardo. Il 4 maggio 1980 gli è intitolato il velodromo comunale di Forlì, all’interno dello stadio Polisportivo Morgagni. Il bronzo commemorativo che lo ricorda riporta l’epigrafe: “In questo velodromo a lui intitolato sfrecciò vittorioso Glauco Servadei. Campione ciclista negli anni 1931-1949 dalle folle sportive soprannominato Parulè”.

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