RIMINI. Il ciclone Palamara, che ha investito l’Associazione nazionale magistrati e il Consiglio superiore della magistratura, attraversa anche il tribunale di Rimini. Nell’ultimo filone di intercettazioni pubblicate sull’ex presidente dell’Anm, sotto inchiesta per corruzione, infatti, si leggono anche i nomi di tre magistrati riminesi, tutte donne: le giudici Sonia Pasini, Fiorella Casadei, Silvia Corinaldesi. Sono al centro delle conversazioni WhatsApp che Luca Palamara ha con il collega Gianlugi Morlini, ex componente del Csm e componente della corrente Unicost.

È il 15 febbraio del 2018 quando quest’ultimo scrive a Palamara: «Mi dicono che su Rimini Area potrà votare la Casadei (ex Gip a Rimini e ora giudice di Corte d’Appello a Bologna, ndr.). Ti risulta? Per noi sarebbe negativo». Lo stesso giorno l’ex presidente dell’Anm gli risponde risponde: «Su Rimini non è ancora iniziata la discussione e francamente nessuno di area mi ha fatto il nome di Casadei, ma conoscendo loro non è il caso di fidarsi».

Il 18 maggio è nuovamente Morlini a prendere l’iniziativa. «Mi fido di te su ogni cosa – scrive a Palamara -. Mi raccomando di tenere tutto sotto controllo (i candidati per Piacenza, Rimini, Reggio Emilia ndr.): Lucia Russo, Corinaldesi, Pasini, Mescolini». Il 6 giugno, quando il Plenum del Consiglio superiore della magistratura darà la presidenza della sezione Penale del tribunale di Rimini alla giudice Pasini già “promossa” dalla commissione delegata alla scrematura delle candidature con 4 voti a favore contro 1 della collega Fiorella Casadei, Palamara scrive: «Passata la Pasini». E Morlini: «Ottimo! Grazie!».

Il giorno seguente il presidente scrive: «Mi sembra che stia filando tutto liscio, che dici?». «Beh, direi di si – risponde Morlini – Certamente hai fatto un gran lavoro».
Dialoga invece in prima persona con Palamara la giudice Silvia Corinaldesi, oggi presidente della sezione civile del tribunale di Ancona, inizialmente in corsa “contro” Pasini e Casadei in Romagna. Oltre a Morlini e all’ex presidente dell’Anm, la sua candidatura è caldeggiata, tra gli altri, dall’ex ministro della Sanità Renato Balduzzi. «Ciao Luca – scrive il 21 marzo del 2018 – mi ha chiamato Balduzzi per la mia domanda su Rimini… lui mi sostiene. Ho chiamato anche Gigi (Morlini, ndr.) che mi ha spiegato il problema. Spero che si risolva perché mi sto spendendo molto per la causa comune! Baci». Passano alcune settimane e quando è certo che Rimini non potrà essere la sua sede, scrive ancora a Palamara. «Ok. Se non si spunta diversamente va benissimo Ancona». Pochi giorni dopo Palamara, presidente della commissione esaminatrice, le risponde, comunicandole i numeri della preferenze: «3 Corinandesi, 1 Francolini, 1 Reale».

Le reazioni

È dispiaciuta nel veder tirato in ballo il proprio nome ma si dice decisamente serena la giudice Sonia Pasini: «Sapevo che ero in ballottaggio con un’altra validissima collega. Credo sia normale che si creino degli schieramenti quando si deve raggiungere una maggioranza. Per quanto mi riguarda so che avevo avuto una proposta di maggioranza e speravo che il Plenum rispettasse il voto della commissione, e così è stato. Non è edificante per niente quanto sta accadendo e spero di non essere entrata in questo gioco. Però sono molto tranquilla: credo che abbiano valutato il mio profilo e la mia storia professionale che tutti conoscono. Certo, finire in un contesto del genere non fa piacere, ci nuoce, nuoce all’immagine della magistratura».

Per Raffaele Deflorio, presidente della sottosezione di Rimini dell’Associazione nazionale magistrati, «la pubblicazione di queste chat apre un mondo non edificante per la magistratura, ma non vedo nulla di eclatante e irregolare per quanto riguarda Rimini, a parte la divulgazione di alcuni nomi. Ma è certo che tutti i colleghi citati hanno indubbi meriti professionali e tutte le competenze per ricoprire quegli incarichi».

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