Giulio Scarpati al teatro Moderno di Savignano

L’attore Giulio Scarpati e il commediografo Carlo Goldoni sono i biglietti di ingresso della nuova stagione del teatro Moderno di Savignano sul Rubicone, nel cartellone promosso dal Tep (Teatro Europeo Plautino). Stasera alle 21 va in scena Il teatro comico di Carlo Goldoni e finalmente, dopo tanti monologhi e testi a due, sulla scena si rivedono 9 attori insieme, diretti in regia dal valente Eugenio Allegri.

Il romano Giulio Scarpati (1956), che per tanti italiani continuerà a essere il dottor Lele Martini di Un medico in famiglia (1998-2016), lo si riscopre nella sua primaria e più naturale veste di attore teatrale, qui capocomico di una compagnia di attori in prova in una farsa scritta da Goldoni stesso balzato alle cronache per la sua riforma.

È dunque un testo metateatrale, innovativo per l’epoca, un gioco di teatro nel teatro e allo stesso tempo una sorta di “lezione” di teatro; l’autore veneziano infatti, attraverso il suo alter ego, ossia il capocomico Orazio (Scarpati), fa esprimere ai personaggi le ragioni di quella riforma che lo rese celebre, che si evolveva dalla commedia dell’arte delle maschere, a favore di una lettura più profonda e realistica dei personaggi, ma che nel suo tempo trovò molte ostilità.

Scritta nel 1750, debutto a Milano, Il teatro comico fu anche la prima commedia di una quarantina di testi per l’importante impresario Madebach, per il quale Goldoni realizzò alcuni dei suoi copioni più famosi fra cui La locandiera.

Scarpati, stasera la si rivede in Goldoni, l’autore che segnò il suo debutto a teatro nel 1978 in “Le smanie della villeggiatura”.

«Sì, fu quando entrai in una compagnia di giovani. In realtà però debuttai a teatro molto prima, nel 1968, a 12 anni, mi avevano coinvolto degli attori argentini esuli, uno dei quali abitava nel mio palazzo e chiese a mia madre il permesso. Poi continuai con De Bosio».

Quali differenze da quegli anni di teatro a oggi, al di là dell’età più verde?

«Una su tutte: le tournée teatrali. Erano persino di sei mesi e in continuità, si viveva davvero insieme, si creava una famiglia, un rapporto particolare da nomadi in giro per l’Italia, e sul palco con me c’erano attori superlativi. Era un’altra vita. Oggi le tournée durano pochissimo, un mese, poco più, anche frammentate. Il teatro però continua a reggere, a mantenere una sua presenza di pubblico perché è sempre un evento speciale e comunicativo».

Per lei è un ritorno in un Goldoni diverso.

«Rientra in una operazione intelligente di una produzione insolita, frutto di sei compagnie private che, insieme allo Stabile del Veneto, hanno concordato insieme questo spettacolo. L’avevamo provato a fine 2020 in pieno Covid tra Padova e Vicenza, una sfida pensando a tempi migliori».

Non è un testo molto rappresentato, questo “Teatro comico”.

«Perché è un copione un po’ diverso dalle altre commedie, la struttura tende a essere anche “educativa”; la regia di Eugenio Allegri la esalta al meglio con una regia mai prevedibile. Attraverso il mio personaggio capocomico, costruisce un alter ego di Goldoni, tant’è vero che inserisce anche la mia voce-pensiero con parole tratte dai Mémoires. Si avverte la tensione fra il capocomico che vuole evolvere il suo teatro verso una scrittura più strutturata, e chi preferisce continuare nella tradizione. Ma esalta pure le dinamiche della compagnia, dalla prim’attrice al suggeritore, facendo così emergere quelle che sono le dinamiche e l’umanità della nostra vita. E fa provare la farsa utilizzando pure le maschere della commedia dell’arte, alla fine è una commedia che parla di noi».

Altri progetti?

«Prima della pandemia avrei dovuto realizzare la mia prima regia di un corto omaggio a Gianni Rodari, scritto da Davide Calì. Appena è possibile vorrei girarlo. Dovrei interpretarne un altro come attore. A teatro i progetti sarebbero tanti, ma bisogna capire se la prossima stagione si interromperà ancora o no».

Euro 15-12.

Info: 389 5405804

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