Giuliano Missirini in mostra alla Casa Rossa di Bellaria

Mer 5 Giugno 2019 | Marcello Tosi


BELLARIA IGEA MARINA. Il collage è un filo rosso che tiene unite tutte le esperienze di Giuliano Missirini (1922-2000), il gioco colto in cui riversò quello che aveva vissuto, il suo mondo culturale e quello privato. È tutto nella mostra che vestirà – dall’8 giugno alle 18 e per tutta l’estate – le stanze della Casa Rossa di Alfredo Panzini dei raffinati “mondi di carta”, quasi del tutto inediti, dell’artista e intellettuale forlivese. La mostra, realizzata dal Comune grazie alla collaborazione delle eredi, è curata nei testi da Marco Antonio Bazzocchi, docente di Italianistica all’Università di Bologna, e dall’artista Claudio Ballestracci.

Coordinamento organizzativo, Gualtiero Gori.
«I collages (che l’artista inizio ad assemblare nell’estate del 1977) sono esperienze artistiche desuete. E adesso penso che Giuliano volesse esserlo, desueto e snob, lontano dal mondo, senza bisogno di ricevere conferme», scrive nella sua presentazione Bazzocchi.
Bazzocchi, lei descrive Missirini come dedito a una sorta di esercizio un po’ proustiano della memoria.


‹‹La personalità di Giuliano è passata attraverso molteplici forme di espressività. Secondo me il collage è un po’ la sintesi di tutto il suo lavoro, proprio perché attraverso questa tecnica riusciva a ricostruire il suo passato facendolo emergere con una forma nuova, quella che gli consentiva l’uso delle forbici e delle colle. Questa pratica dell’assemblaggio, e illustrare momenti della sua memoria privata raffreddandoli e togliendo loro un eccesso di sentimentalismo. In altre parole, la sua era un’operazione concettuale con un fondo emotivo.

E per questo attualissima. Era la sua privata “ricerca del tempo perduto”, esattamente come avviene nella sua Guida di Forlì, dove episodi sconosciuti delle cronache forlivesi ritornano alla luce con una forza empatica che ancora oggi coinvolge››.
Nella serie delle “Consonanze cromatiche e vocalizzi concettuali” si riscontrano affinità con la ricerca linguistica panziniana.
«Abbiamo pensato che la ricerca di Panzini sul Vocabolario moderno della lingua italiana, condotta con ironia e gusto narrativo, possa avere consonanza con i concetti linguistici che Missirini aveva messo al centro di questa serie, dove i termini diventano forme cromatiche. Ma la vera consonanza sta nel fatto che anche Panzini, come Missirini, era un appassionato riciclatore di carte usate, sulle quali stendeva le sue opere.

Entrambi avevano il gusto ironico che permette di guardare al presente con un filtro passato. Leggere per Giuliano era scoprire il sottofondo ironico degli autori. In uno dei nostri ultimi incontri mi disse che stava rileggendo i romanzi romani di Pasolini, e che erano pieni di ironia. La sua prospettiva mi aiuta ancora oggi››.
Ballestracci, in che modo avete tracciato la consonanza di interessi di Missirini con Panzini?
‹‹Pensando a colla e carte mi sono immediatamente apparse le elaboratissime e colorate bozze che Panzini riempiva di piccoli tasselli vergati di appunti.

L’intento non era senz’altro estetico ma il connubio con l’officina delle carte di Missirini mi è sembrato perfetto per evidenziare il fascino dell’imperfezione dell’amanuense. Due intellettuali che si impiastricciavano le mani, ai miei occhi è già una simpatica intesa. Le affinità con il padrone di casa sono tante a cominciare dai miti, da Teseo a Fedra, da Eco a Arianna assemblati in forma di collage da Missirini e senz’altro affrontati dal Panzini professore, allestiti nel suo studio assieme alla collezione di collage denominata “Colours” che narra di viaggi e di città specchiandosi nei soffitti della Casa Rossa. L’interazione con Panzini continua e si esplicita nell’adiacente casa Finotti attraverso le 26 carte che pronunciano un alfabeto personale e intimo in dialogo con le minuscole carte-schede compilate da Panzini per il suo Dizionario moderno”››.

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