Giuliana Balice e le sue sculture geometriche in mostra a Ravenna

La Fondazione Sabe per l’arte presenta la personale dell’artista Giuliana Balice (Napoli, 1931) dal titolo “Equilibri instabili”, a cura di Italo Tomassoni. La mostra, con una selezione di sedici opere scultoree, dalla fine degli anni Sessanta all’inizio del Duemila, proseguirà fino all’1 aprile (visitabile in via Pascoli 31 ogni giovedì, venerdì e sabato dalle 16 alle 19).

Balice, di matrice essenzialmente costruttivista, ha ottenuto numerosi riconoscimenti pure nel campo del design, dove ha operato anche ai fini sociali e nella produzione industriale. L’arte astratta, in generale, come un estetico “rasoio di Occam”, tende a eliminare tutto ciò che non è ritenuto essenziale, come significati, emozioni, riducendo l’espressione alla forma pura, al di là di ogni realistica oggettivazione. Per certi aspetti si può paragonare alla fruizione della musica. Tuttavia, vi si distinguono molte varianti, come ad esempio allusioni a costruzioni possibili, a enigmatici paesaggi, o grafiche suggestioni.

Balice, sotto questo rispetto, esprime molteplici possibilità operative, dilatando il linguaggio geometrico in una suggestiva indeterminatezza, con invenzioni originali, raffinate, coltissime, che vanno al di là della monodica essenzialità strutturale del minimalismo.

Così come la matematica, per Galileo, è l’alfabeto con cui è scritto l’universo, l’opera di Giuliana Balice esprime un concetto analogo per la geometria, a proposito dell’universo dell’arte. Nei suoi lavori, permeati di una magia silente, in una atmosfera quasi onirica, si materializzano idee progettuali e forme vibranti di eterea fisicità. Dopo averle concepite e realizzate, l’artista ricerca in quale spazio le sue opere si possano meglio esprimere, come in una sorta di estetica, logistica simbiosi. Nonché come messaggi per il mondo circostante, ed educazione percettiva.

Si è parlato di “Equilibri instabili”, anche perché figure e linee sembrano quasi sospese nell’enigma di un movimento sul punto di svelarsi, come ad esempio certe sfere nel metacrilato, che fanno pensare ai microcosmi naufragati nell’attimo di un tempo lontano, eternati nell’ambra. Per certi aspetti, si può parlare di dinamismo sotteso alle forme, di instabilità come una sorta di dipendenza cinematica. Il purismo geometrico, talora, è reso ancora più evidente dalla politezza dell’acciaio, dell’alluminio, e di altri materiali che rendono queste opere ancora più esteticamente godibili; opere che, nel loro nitore, hanno il valore di un insegnamento nel caos del nostro tempo, da cui sembrano emergere come una proliferazione di cristalli dall’informe roccia. È così che anche i materiali, nell’arte, diventano significati.

Aveva ragione Lotman: «La bellezza è informazione».

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