Giulia, a 28 anni leader in Europa: «Voglio salvare l’ambiente»

«Alle giovani donne e ai giovani uomini dico di non accontentarsi, di fare il massimo per realizzarsi come persone a 360 gradi, di non farsi fermare dalla paura di non essere perfetti, ma di lanciarsi, di provare, e di perseguire fino in fondo i propri obiettivi». Giulia Bonetti è nata a Forlì 28 anni fa, oggi lavora a Londra come contract manager all’Unione europea ed è stata selezionata dall’istituto McKinsey come una delle Next generation women leader, le donne leader del domani. Si occupa di tematiche ambientali, di cambiamento climatico ed energie sostenibili. Questioni che hanno una posizione talmente centrale nella vita di Giulia da averla portata a guadagnarsi il ruolo di editor in chief, di redattore capo, alla Universal versatile society, organizzazione accreditata al Programma delle Nazioni unite per l’ambiente. Giulia cura la realizzazione di un notiziario che viene pubblicato settimanalmente sul canale Youtube “Weekly world climate change news”, coordinando un team di 40 volontari localizzati in ogni parte del mondo. E come il team che presiede, anche lei è volontaria. «Il venerdì dedico tre ore, dalle 5 alle 8 del mattino, per leggere i contributi che arrivano dai collaboratori e costruire una storyline che poi inoltro ai tecnici che in seguito realizzano i video. Avrei tempo fino alle 12, ma io lavoro».

Giulia, non percepisce quindi nessun corrispettivo come redattore capo per la Uvs?

«No, sono volontaria. Ma non mi pesa assolutamente, fare divulgazione in materia ambientale per raggiungere più persone possibili è una missione che condivido profondamente. Sono felice di aver raggiunto questo ruolo, ero partita dall’ultimo scalino e le persone intorno a me si sono fidate, mano a mano mi hanno dato sempre più responsabilità e nel giro di un due anni e mezzo sono arrivata a coordinare un team di persone che provengono da tutto il mondo. E coordinare persone da tutto il mondo significa risolvere problemi di ogni tipo, di tutto il mondo, letteralmente. Una volta un ragazzo africano non ha potuto inviare le news che aveva raccolto perché nel suo Paese era la stagione delle piogge e non c’era connessione Internet. Un’altra volta ho lavorato con un ragazzo proveniente da un percorso di recupero psichiatrico che non poteva nominare la parola “crisi”, allora abbiamo escogitato il modo per creare una comunicazione efficace utilizzando termini alternativi. In più, i volontari, in quanto tali e quindi non colleghi o dipendenti, o per meglio dire non pagati, devono essere adeguatamente coinvolti e motivati. Sono situazioni spesso complesse che io affronto come sfide, come grandissime occasioni di crescita e di arricchimento personale. Ed è stata proprio l’esperienza come editor in chief che mi ha portato a essere selezionata tra le “Next generation women leader”. Mi sono candidata, ho superato i test e sono stata ammessa. Non me l’aspettavo. È un riconoscimento grandissimo agli sforzi che ho fatto, un’occasione per conoscere altri giovani ragazze talentuose che si sono dimostrate leader nel loro settore e dare vita a nuove sinergie».

Come fa a conciliare quest’impegno con il suo lavoro?

«Faccio cose tutto il tempo. Ma c’è da considerare che i temi trattati per il notiziario sono utili anche per il mio lavoro. Da agosto 2019 lavoro all’European centre for medium-range weather forecasts, Ecmwf, agenzia internazionale a Reading, nei dintorni di Londra, dove ricopro il ruolo di contract manager sotto Copernicus, programma della Commissione europea. Questo progetto si occupa di allocare tramite vari contratti i fondi europei destinati ai piani per la mitigazione degli effetti del cambiamento climatico e il monitoraggio della composizione atmosferica. Quando tramite concorso viene designato un vincitore entro in gioco io: comincio con la fase di negoziazione per il contratto e poi dirigo i fornitori, controllo che producano quanto accordato e collaboro con gli scienziati della mia agenzia affinché verifichino e approvino la qualità di ciò che viene prodotto. Ma questa non è stata la mia prima esperienza lavorativa: ci sono arrivata dopo un percorso articolato, dopo aver ricominciato da zero. Mi sono laureata in Economia e finanza a Bologna e poi ho fatto uno stage a Parigi in un’azienda finanziaria che trattava prodotti strutturati e derivati. Era la prosecuzione perfetta dei miei studi, ma io non ero soddisfatta. Così, nonostante i colleghi fossero fantastici – hanno addirittura scritto una lettera di referenze quando hanno saputo che cercavo un altro lavoro-, ho scelto di cambiare, di rimettermi in gioco sebbene mi avessero offerto un contratto a tempo indeterminato. Non era il posto per me, volevo contribuire a trovare soluzioni a problemi che interessano tutti. E così a ottobre 2018 sono partita per un tirocinio dell’Unione Europea a Barcellona sulla fusione nucleare. E dopo, sono arrivata qui a Reading».

Ma la barriera linguistica non l’ha mai spaventata?

«Un po’ sì, prima di andare a Parigi. Il mio inglese non era fluente come ora, e il francese non lo studiavo più dalle medie. Poi lavorando tutto è venuto da sé e questo mi ha insegnato che non bisogna farsi frenare dalla paura di non essere perfetti, ma fare tutto quanto è in nostro potere per raggiungere gli obiettivi e realizzare se stessi. Una delle cose di cui vado più fiera è che quando mi hanno assunto come contract manager mi hanno detto di averlo fatto non solo per le mie capacità professionali, ma per la persona che sono, nella mia interezza».

Come è riuscita a fare così tante cose in 28 anni?

«È anche merito delle persone che ho incontrato nel mio percorso. Mi hanno responsabilizzato, hanno avuto fiducia in me e hanno creduto nelle mie capacità. Mi hanno affidato compiti sin da subito e questo mi ha permesso di mettermi alla prova e di imparare. Io non mi sono mai fatta bloccare dalle paure, ed è il consiglio che voglio dare a tutti: lanciatevi. Anzi, proprio per aiutare i ragazzi che vogliono intraprendere una carriera nell’Unione europea mi sono candidata per entrare a fare parte dei degli advisor (una sorta di mentore, ndr) per il Brussels advisors program per l’associazione Young professionals in foreign policy e recentemente sono stata scelta. Anche questo è un compito che svolgo da volontaria e il mio ruolo è quello di seguire neolaureati e consigliarli su come arricchire il loro curriculum, aiutandoli a intraprendere una carriera nelle organizzazioni internazionali. Lo vivo come un grande onore e una grande responsabilità. E mi piacerebbe molto incontrare altri studenti o giovani della mia città prendere parte a questo programma».

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