Giovani allievi di Riccardo Muti per la Messa da Requiem di Verdi

Prende forma pian piano, la Messa da Requiem di Giuseppe Verdi, sotto le mani sapienti del maestro e sotto quelle trepidanti, bramose e attente dei suoi giovani allievi: dieci giorni di lavoro intenso per approfondire la partitura, illuminarne ogni singolo dettaglio, individuare le ragioni di ogni scelta compositiva, decifrarne il colore, il senso, il “perché”. È l’Accademia dell’opera italiana, che Riccardo Muti in questi giorni ha riportato a Ravenna, al teatro Alighieri – dopo l’edizione milanese dello scorso anno – e che dalla lezione introduttiva del 2 dicembre ha richiamato a teatro come spettatori non solo esperti musicisti, partitura e matita alla mano, ma anche giovani studenti del territorio e soprattutto tanti appassionati curiosi di addentrarsi nel “dietro le quinte” dell’interpretazione musicale, di ascoltare parole che “spieghino” la musica, di avvicinarsi al suo mistero.

In primo piano, naturalmente, i giovani direttori d’orchestra selezionati, espressione dell’interesse planetario suscitato dall’occasione formativa offerta da Muti – del resto chi altri può tradurre meglio in suono il segno scritto da Verdi, con quella fedeltà e quel sapere che gli viene a sua volta da maestri che a lui lo legano in linea diretta, attraverso Votto fino a Toscanini? È per questo che gli allievi arrivano da tutto il mondo, portando con sé il segno di scuole ed esperienze e temperamenti diversi: dal gesto “cantabile” della appena ventunenne Polina Lebedieva, ucraina, che ha lasciato il proprio paese alla volta di Parigi solo pochi mesi fa e che in Italia ha già collaborato con Oksana Lyniv, a Bologna; a quello più vigoroso dell’italo-russo Sieva Borzak, 25 anni, formazione tutta italiana, ed esperienze nel versante barocco come in quello contemporaneo. E ancora, dagli orizzonti già di grande prestigio del viennese Andreas Ottensamer, solista di rango internazionale e primo clarinetto nientemeno che dei Berliner Philharmoniker, attratto però, da un paio di stagioni, dalla direzione d’orchestra; a quelli del suo coetaneo, il trentatreenne coreano-americano Nicholas Koo dalla carriera già avviata negli States, o a quelli di chi come la ventiseienne cinese Kerou Liu, dopo gli studi tra Shangai e Amburgo, si affaccia ora alle più impegnative prove dal podio.

A eccezione di Ottensamer, saranno loro ad avvicendarsi nel concerto di questa sera (alle 20.30): approdo del lavoro condotto giorno dopo giorno, pagina dopo pagina. Prima con il contributo fondamentale degli altri allievi, i maestri collaboratori, «figure insostituibili nella preparazione della compagnia di canto», come sempre sottolinea Muti. Poi insieme all’Orchestra Giovanile Cherubini, isolando le singole sezioni, sviscerando il carattere di ogni passaggio – dalle questioni “tecniche” a quelle “culturali” che il maestro sottolinea eloquente, muovendosi dal proprio leggio fin dentro l’orchestra, in un misto di inglese e italiano, gestualità e mimica, con quel fare comunicativo e “teatrale” che insieme al sapere emana passione – il segreto del vero maestro.

Infine, con le masse corali del Coro Cremona Antiqua e del Luigi Cherubini, preparate da Antonio Greco. Fondamentali, naturalmente, le voci soliste: Juliana Grigoryan e Verónica Tello, che si sono avvicendate nel ruolo di soprano, Isabel De Paoli (mezzosoprano), Klodian Kaçani (tenore) e Riccardo Zanellato (basso). Un concerto che è ben più di un “saggio”, quasi un manifesto della battaglia tenace e instancabile di Riccardo Muti a difesa dell’amato Verdi: «Non ho la verità in tasca, lo dico da una vita, ma semplicemente leggo quello che Egli ha scritto con tanta precisione, anche in questa sua pagina sacra, in questo Requiem che non consola l’uomo di fronte alla morte, ma nel dolore continua a interrogarne il mistero».

Battaglia che continuerà sempre all’Alighieri e sempre con il Requiem verdiano, tra due giorni (giovedì 15 dicembre), quando sul podio salirà lo stesso Muti.

Info: 0544 249244
www.teatroalighieri.org

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