Giovani affascinati dalle escursioni nei boschi

«Non è più come una volta, che alle camminate organizzate i partecipanti avevano tutti più di 40 anni. Chi viene a camminare con me oggi ha tra i 25 e i 35 anni, a volte un pelino di più». Tomas Guerrieri, guida ambientale escursionistica, esperto delle Foreste casentinesi, non ha alcun dubbio: la costrizione fisica del lockdown e la mancanza di socialità hanno reso i giovani più suscettibili al richiamo della natura. «Se “prima” il week end si pensava solo ad andare al ristorante o a fare gli aperitivi, ora molti ragazzi preferiscono venire in montagna a camminare». Tomas, 29 anni, originario di Rimini, racconta di essersi accorto che qualcosa era cambiato nel momento in cui, «da quando siamo ritornati in zona gialla, gli eventi che pubblicavo sulla mia pagina Facebook andavano subito in sold solo annunciando la destinazione: la gente si iscriveva ancora prima che io rendessi noti i dettagli». Un inequivocabile segnale, secondo la guida escursionistica, «della gran voglia che hanno le persone di stare all’aria aperta e in compagnia. Forse fare escursioni oggi è un nuovo modo di vivere la socialità». Che le foreste del Parco nazionale abbiano risvegliato l’interesse dei cittadini lo prova anche il fatto che «la scorsa estate – riferisce ancora la giovane guida – non mi è mai capitato di non incontrare nessuno lungo il sentiero, cosa che invece prima succedeva abbastanza spesso».

Tra le mete preferite del 29enne che organizza camminate e viaggi in Romagna e in tutta Italia attraverso il gruppo “Parole in viaggio”, ci sono località delle Foreste casentinesi come «la foresta della Lama, la diga di Ridracoli, Campigna, il Crinale 00, Corniolo». Luoghi che «hanno tanto da raccontare, ma ai quali bisogna approcciarsi con consapevolezza: d’estate, quasi ogni giorno un escursionista si perde per i boschi tratto in inganno da “piste” spianate da cinghiali o altri animali che a occhi inesperti appaiono veri e propri sentieri».

Dispersi a Ridracoli

Gli episodi di smarrimento nella foresta, soprattutto in prossimità della diga di Ridracoli, sono stati particolarmente frequenti nei mesi estivi del 2020, «quando i boschi sono stati frequentati molto di più che nelle annate precedenti, probabilmente proprio come reazione all’isolamento e al confinamento domestico vissuto in primavera durante il lockdown». Perdersi nel bosco, spiega Guerrieri, significa «dover attendere, a volte anche per ore, l’arrivo dei soccorsi. Questo nel caso in cui il cellulare funzioni e si riesca a telefonare. Se invece il cellulare è fuori uso si finisce per vagare in lungo e in largo tra gli alberi, e nella peggiore delle ipotesi a dover trascorrere la notte nel bosco, nel freddo e alla mercé degli animali selvatici». Alcuni tracciati, infatti, sono particolarmente difficili: «una volta mi sono perso anche io – racconta Tomas – ero convito di stare seguendo il sentiero ma in realtà non era così, e non è stata una bella esperienza. Per questo invito le persone a non improvvisarsi, ma a lasciarsi guidare».


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