Giovane archeologa per 2 anni in missione in Giordania

Si chiama Sara Fabbri di Poggio Torriana, professione archeologa, ha 25 anni ed entro breve prenderà parte a un progetto di scavo e valorizzazione in Giordania, presso la città di Madaba, della durata di due anni. Si tratta di un progetto promosso dal governo giordano e dall’università degli studi di Perugia in collaborazione con la cooperazione internazionale. E la 25enne sarà la responsabile sul campo ed esperta di materiali.

Gli inizi

Com’è nata questa passione? «A differenza di molti miei colleghi, non ho sempre voluto fare questo lavoro sin da bambina. O almeno, non era così chiaro – racconta –. Non sono stata colpita nè da Indiana Jones, nè da Jurassic Park. Ci sono state, però, delle esperienze che ricordo con molto affetto, soprattutto alle elementari. Come quel giorno in cui i maestri ci hanno portato al fiume Marecchia a cercare i fossili con un archeologo. Chi poteva immaginare che dopo tanti anni mi sarei laureata proprio su ciò che ha generato quel fiume?».

Sara chiarisce che «la scintilla è scattata soltanto all’università, quando mi sono iscritta alla facoltà di Beni culturali a Ravenna. Non avevo ancora le idee chiare e ho scelto un indirizzo che mi permettesse di avere più opportunità di scelta: archeologia, storia dell’arte, storia o archivistica. D’altronde non avendolo mai fatto prima, non sapevo cosa aspettarmi da uno scavo archeologico».

La sua prima campagna di scavo risale a circa sei anni fa: nel luglio 2014, alla basilica di San Severo a Classe. «Lì ho capito che era proprio quello che volevo fare». Negli anni successivi ha continuato a fare quante più esperienze possibili negli scavi didattici con l’università di Bologna e di Perugia. «Ho avuto anche la fortuna di partecipare a diverse missioni italiane all’estero. Sono stata per due volte in Albania, prima a Phoinike e poi a Butrinto, e a Burnum, in Croazia».

La laurea

Alla fine Sara si è laureata in Archeologia e culture del mondo antico all’Università di Bologna e ora frequenta la Scuola di specializzazione in Beni archeologici a Roma. «Completare il percorso di studi in archeologia non è semplice: richiede tanto tempo, tanto impegno e tantissima passione. Soprattutto se si considera che alla fine, in Italia, non esista un albo di riconoscimento per la figura professionale degli archeologi. Però per ora mi ritengo molto soddisfatta».

Un mese dopo la laurea magistrale ha iniziato a lavorare per una cooperativa archeologica del riminese. «Ad oggi collaboro anche con Castrum, associazione culturale che ha sede in Umbria». E aggiunge: «Spero che questa mia esperienza sia di stimolo e incoraggiamento per tanti altri giovani che stanno inseguendo le loro passioni. E spero vivamente che non si fermeranno davanti al primo non troverai mai lavoro».

«Grazie ai miei genitori»

Un grazie «ai miei genitori per tutto il supporto che mi hanno dato in questi anni. Penso che non sia facile vedere il proprio figlio scegliere una strada così diversa dalla quotidianità. Ma sono preoccupazioni che non mi hanno mai fatto pesare: anzi, sono sempre stati i primi a fare il tifo per me».

E conclude: «Ogni volta che mi vengono a trovare in un cantiere vedo la soddisfazione nei loro occhi: ciò mi rende più che felice e mi sprona a continuare su questa strada».

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