Giornata nazionale del dialetto il 17 gennaio

Secondo un sondaggio Istat, nel 2006 dichiarava di parlare esclusivamente italiano in famiglia il 45,5% degli intervistati, mentre con estranei si saliva al 72,8%.

Sono molte le variabili sociali che inducono una persona a parlare o meno dialetto: età, istruzione, in misura minore anche il sesso. Il dialetto è sostanzialmente usato in famiglia, raramente in situazioni formali, e con forti differenze sul territorio: di più al Sud e al Nord-Est, in Veneto in particolare.

E la Romagna? Stando sempre all’Istat, usa solo l’italiano il 55% di noi, mentre per il 28% l’uso di italiano e dialetto è alternato. Come si può immaginare, nei paesi più piccoli l’impiego alternato sale quasi al 50%, e aumenta in campagna, collina e montagna.

Con tutte le sue differenze e i suoi annessi anche geografici – dal Montefeltro al Ferrarese – il romagnolo resiste abbastanza bene, forse anche grazie a una folta schiera di poeti dialettali che ne hanno elevato l’uso nel corso degli anni: da parlata popolare a lingua colta, come quella del santarcangiolese Raffaello Baldini, per fare un esempio. Certo è che ogni romagnolo o romagnola ha il suo dialetto, e se Dante nel De vulgari eloquentia stabilì a Forlì il centro anche linguistico della Romagna, è difficile trovare unità in una stratificazione tanto lunga e complessa. È nel periodo alto-medioevale che si formano le lingue locali dell’Emilia-Romagna, usate e trasmesse ininterrottamente fino ai nostri giorni. Fu Friedrich Schürr, glottologo austriaco, a inizio Novecento, il primo ad analizzare scientificamente la struttura, la grammatica e la fonetica delle parlate romagnole. Oggi mantiene alto il suo nome l’associazione culturale nata nel 1996 a Santo Stefano di Ravenna. Ma contribuiscono alla salvaguardia anche iniziative come la “Giornata nazionale del dialetto e delle lingue locali” dell’Unione delle Proloco, che si celebra per la nona volta domenica 17 gennaio, ispirata dalla Convenzione Unesco per la salvaguardia dei patrimoni culturali immateriali. Un cartellone che, data la situazione, si sposterà quasi per intero sui social.

«In questi anni abbiamo colto più segnali di un crescente interesse per i dialetti e le lingue locali – afferma il presidente dell’Unpli, Antonino La Spina –. Dialetto e lingue locali, in fondo, rappresentano il cordone ombelicale che lega i territori al proprio dna».

Si può partecipare alla Giornata con gli hashtag #giornatadeldialetto e #dilloindialetto. Per il programma completo: www.unpli.info.

Fumettoteca: “Da Topolinoal dialetto”

La Fumettoteca Alessandro Callegati “Calle”, che si trova nella sede della Fanzinoteca d’Italia 0.2 a Forlì, aderisce per la nona volta alla “Giornata nazionale del dialetto”, grazie al progetto consolidato “E’ fumett ad Rumagna”.

Per l’occasione dal 17 al 24 gennaio promuove una serie di iniziative legate alla proposta intitolata “Da Topolino al dialetto”.

Data la situazione, niente apertura della sede e incontri, ma la mostra prevista sarà comunque consultabile online.

“E’ fumett ad Rumagna” è un impegno socio-culturale rivolto all’attenzione della “lingua dei padri” per riproporla adeguatamente in modo che anche i “figli” siano ancora in grado di poterla comprendere e parlare. Referente dell’iniziativa è Gianluca Umiliacchi.

Info: 339 3085390.

Commenti

Lascia un commento

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui