Giornata contro lo spreco, buttiamo ancora 27 chili di cibo a testa

Il lockdown, lo abbiamo scritto molte volte, di buono ha portato un rapporto più consapevole col cibo. Lo conferma anche il report di Waste Watcher International Observatory on Food and Sustainability (su rilevazione Ipsos), in occasione dell’8ª Giornata nazionale di prevenzione dello spreco alimentare, in calendario domani. Quello che emerge dai dati presentati martedì dall’agroeconomista dell’Università di Bologna Andrea Segrè è che si spreca ancora, ma decisamente meno.
Il cibo che finisce ancora nella spazzatura. Nel 2020 finiscono nella spazzatura oggi 27 kg di cibo a testa (529 grammi a settimana), quindi l’11,78% in meno (3,6 kg) rispetto al 2019. Questo significa oltre 222.000 tonnellate di cibo “salvato” dallo spreco in Italia (per la precisione, 222.125 tonnellate) e un risparmio di 6 euro€ pro capite, ovvero 376 milioni di euro€ a livello nazionale, in un anno intero. «Vale 6 miliardi e 403 milioni di euro€ lo spreco alimentare domestico nazionale, e sfiora il costo di 10 miliardi l’intera filiera dello spreco del cibo in Italia, sommando le perdite in campo e lo spreco nel commercio e distribuzione che ammontano a 3.284.280.114 – spiega l’osservatorio stesso –. In peso, significa che nel 2020 sono andate sprecate, in Italia, 1.661.107 tonnellate di cibo in casa e 3.624.973 tonnellate se si includono le perdite e gli sprechi di filiera» (dati Waste Watcher International/ DISTAL Università di Bologna per campagna Spreco Zero e rilevazioni Ipsos).
La mappa dello spreco. La mappa dello spreco nella penisola, ci spiega che noi italiani siamo più spreconi a sud, dove si getta il 15% in più di cibo e avanzi (600 grammi a settimana) e nei piccoli centri, mentre si spreca meno a nord (- 8%, poco meno di mezzo chilo a settimana) e nel centro Italia (- 7%). Sarebbero le famiglie con figli a gettare più spesso il cibo: in media lo fanno il 15% in più dei single, che si scoprono più virtuosi e oculati, così come i cittadini dei centri urbani rispetto ai piccoli comuni. A sorpresa, meno si guadagna e più si spreca: il 38% ca di italiani che si autodefiniscono “di ceto basso / medio-basso” getta ca il 10/15% in più rispetto agli altri intervistati. «Dalle loro case e dalle loro cucine, reduci dai mesi di lockdown e distanziamento, gli italiani lanciano un’OPA sul loro futuro – spiega l’agroeconomista Andrea Segrè, fondatore della campagna Spreco Zero e della Giornata nazionale di prevenzione dello spreco alimentare –. La tendenza a una netta diminuzione dello spreco alimentare domestico, che a livello nazionale e globale gioca la parte del leone con un’incidenza del 60-70% sullo spreco di filiera, si conferma saldamente in questo primo scorcio del 2021».
Spesa e donazioni per recuperare. L’85% degli intervistati per la ricerca, quindi una percentuale quasi plebiscitaria, chiede di rendere obbligatorie per legge le donazioni di cibo ritirato dalla vendita da parte di supermercati e aziende ad associazioni che si occupano di persone bisognose, in seguito all’aumento della povertà generato dalla pandemia covid 19. La spesa si fa per lo più una o due volte alla settimana: lo dichiarano 7 italiani su 10 (il 69% degli intervistati) e c’è una netta consapevolezza sull’importanza di investire qualche euro in più per la qualità. «Un investimento che potrebbe derivare dal risparmio creato dal non spreco – spiega il curatore scientifico del Premio vivere a Spreco Zero Luca Falasconi – infatti i 376 milioni che a livello nazionale si vengono a liberare da ciò che non sprechiamo più, potremmo, o forse dovremmo reinvestirli in cibo di migliore qualità». Questo l’orientamento di 1 italiano su 3 (il 33% degli intervistati), mentre il 60% ha un atteggiamento pragmatico: si ricerca il miglior rapporto costo/qualità.
Hit parade dello spreco. Ma cos’è che sprechiamo maggiormente nelle nostre cucine? La frutta fresca è in cima alla nefasta hit parade degli sprechi (37%), seguita da verdura fresca (28,1%), cipolle aglio e tuberi (5%), da insalata (21%) e dal pane fresco (21%). Ci siamo scoperti grandi “panificatori” nelle lunghe settimane del lockdown, adesso possiamo riconoscere di non aver abusato di quella passione: gettiamo 20 grammi a settimana pro capite, e poco meno di 1 kg nel corso dell’anno. Ci dimentichiamo soprattutto di alimenti a ridosso di scadenza, che si deteriorano (46%), ma a volte capita che la frutta e verdura acquistate fossero già sull’orlo della deperibilità (42%) e i cibi venduti erano già vecchi (31%). Però si ammette anche di comprare troppo (29%) e aver calcolato male il cibo che serviva (28%). Una volta acquistato il cibo, l’89% si concentra sul consumo degli alimenti deperibili e l’87% non si formalizza sulla scadenza, e consuma il cibo anche 24 ore dopo il suo teorico deperimento. Domani nella 8ª Giornata Nazionale di prevenzione dello spreco alimentare, di domani tutti potranno partecipare al seminario e dibattito collegandosi alle 11.30 su Youtube al link “5 febbraio 2021 ore 11.30 Stop food waste. One health, one planet”.

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