Talvolta i ricordi dell’infanzia si stringono così forte al cuore che si avverte il bisogno di raccontarli, per condividere con gli altri le emozioni che si provano. Così è successo a Giorgio Magnani, nato a Ravenna ma una vita a Longiano. Bancario, giornalista, poeta, Magnani ha cominciato a scrivere poesie per fermare istanti che l’hanno aperto alla vita. Ricordi legati a giornate paesane di odori agresti nei quali si è forgiato, intrecciati a profumi di cibi della terra; oggi che da persona istruita come desiderava il babbo Mario si è distaccato da quel mondo rurale del passato, torna a buttarsi dentro con il libro “Do you speak… dialèt rumagnôl? Piccoli racconti e poesie della Romagna solatia” (Il Ponte Vecchio, 2020) scritto in dialetto, italiano e inglese. Stasera alle 21 lo presenta in un luogo ameno quale è il parco Setaccio-Tana dell’Orso di Longiano (via Vittorio Veneto 586).

Tradotto in inglese

Di versi il poeta Magnani ne scrive tanti e da molto tempo; è stato più volte premiato, l’ultimo riconoscimento il 2 agosto a Cervia, come “poeta dell’anno” al Festival della Romagna per «l’impegno costante e quotidiano a veicolare la Romagna e le sue tradizioni attraverso percorsi artistici, come la poesia e la pubblicazione di libri». Questo nuovo testo, dall’ironico titolo, si catapulta dentro alla lingua più diffusa in occidente con una traduzione dei testi poetici anche in inglese, per condividere con generazioni diverse ed evolute il mondo rurale che gli appartiene, che in fondo è lo stesso sia nel dialetto romagnolo dei padri, sia nell’italiano colto, sia nell’inglese padroneggiato con fluidità dai più giovani. Non a caso la traduzione nella terza lingua del libro è della figlia Noemi Magnani, da dieci anni a Londra dove vive e insegna. Noemi si è domandata come diffondere pagine che raccontano storie di campi ma anche di piadina, ciambella, cappelletti, sangiovese romagnoli, al popolo del Regno Unito, ignaro di quei cibi. Dialetto, italiano e inglese vanno così a comporre un cerchio che, parafrasando l’incipit di Anna Karenina, rende «tutte le famiglie dei campi simili tra loro» e, più ancora, tiene unite tre generazioni, alle radici della propria terra d’origine.

Il libro

230 pagine corredate da 80 fotografie, una mappa della Romagna disegnata attraverso i mangiari e luoghi caratteristici delle diverse città, preziose note al testo e tre brevi prefazioni del parlamentare Sandro Gozi, del vescovo Douglas Regattieri, del giornalista Paolo Turroni, caratterizzano il volume che presenta 40 poesie e racconti. Versi e parole che arrivano a chi li legge con stile semplice ed empatia diretta. L’autore le ha suddivise in “Poesie della Romagna contadina”, “Poesie per la pace”, Poesie del Natale”, “Poesie di ricordi”, “Racconti della Romagna contadina”.

Gli autori si confidano

«Sono partito dai ricordi dell’infanzia – afferma Giorgio Magnani – quando parlavo solo il dialetto e scorrazzavo nell’aia di una casa contadina, partecipavo ai lavori nei campi coltivati con sudore dai miei genitori sulle colline longianesi. Ho iniziato a frequentare la scuola elementare parlando solo uno stentato italiano, con inflessioni dialettali e la “s” romagnola».

«È stata più dura del previsto tradurre il dialetto in inglese – interviene Noemi Magnani –, mi sono divertita e ho imparato cose che non sapevo sulle tradizioni e la Romagna di un tempo. Ho convinto mio padre ad aggiungere un vademecum dialetto-inglese su prodotti romagnoli e personaggi romagnoli citati».

Ora è pronto per un volo Romagna-Inghilterra a/r. Ingresso libero.

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