Giordano: “Prendiamo esempio dall’Aviaria”

Da veterinario e patologo aviare per decenni sono entrato, come tanti miei colleghi esperti in malattie infettive, nei numerosi e criticati mega allevamenti.
Allevamenti che equivalgono, per popolazione, a città di 150mila abitanti, sapendo perfettamente che lo “spillover”, ben raccontato nel 2012 dal giornalista David Quammen nel suo libro, si poteva sempre verificare, ogni volta che un virus, non trovando più il suo ospite preferito nel mondo animale, decideva di passare da questo “serbatoio” all’Uomo.
Se tutti gli animali presenti sulla Terra si estinguessero gli unici sopravvissuti, Noi e i Topi, verremmo cercati dai virus come fanno i pipistrelli ematofagi o vampiri per nutrirsi, perché i virus non si incapsulano come certi batteri, per sopravvivere nell’ambiente esterno, essi necessitano sempre di una cellula vivente per replicarsi.
Il caso Aviaria
Gli episodi di Influenza Aviare (o Aviaria) che potevano creare un effetto “spillover” nell’Uomo mi hanno accompagnato per moltissimi anni nella professione ed io e tanti miei colleghi di “campo o di campagna” abbiamo aiutato i laboratori zooprofilattici ad isolare virus emergenti che potevano, oltre che decimare la popolazione animale, creare grossi problemi alla Salute Pubblica.
Gli screening sierologici continuativi, l’applicazione di Elisa e la PCR utile per seguire le loro mutazioni, la creazione di aree di protezione attorno ai focolai, l’isolamento rigoroso degli allevamenti, le disinfestazioni contro soggetti vettori (mosche, topi …), le disinfezione degli ambienti, seguendo il concetto del “tutto vuoto – tutto pieno”, rappresentano i capisaldi della biosicurezza in qualsiasi epidemia umana o animale, con unica differenza che, nella gestione di una epidemia del mondo animale, abbiamo la possibilità di applicare lo “stamping- out”, cioè l’abbattimento dei soggetti causa del focolaio.
Le influenze umane
In campo Umano la Spagnola (1918), l’Asiatica (1957), l’Hong Kong (1968) ci portano a ricordi ancora più lontani nel tempo, quando la globalizzazione non esisteva e non poteva trasportare in 24 ore un virus attorno al Mondo e l’informazione non era preda dello smartphone ma si espandeva solo tramite i racconti dei Mercanti lungo la Via della Seta.
La Pandemia ora sembra sia arrivata e purtroppo non sappiamo veramente da quante settimane o mesi si trovava tra noi sotto le mentite spoglie di una “parainfluenza”!
Tanti altri virus hanno fatto “spillover” e sono stati poi bloccati efficacemente da Vaccini, cosa che sicuramente, fra poche settimane, si verificherà anche per questo maledetto coronavirus “velogeno” ad alta “morbilità” e che solo alla fine della pandemia sapremo veramente se era a “bassa, media o alta mortalità”.
Un virus che è riuscito ad introdursi come un ladro negli Ospedali muniti di Pronto Soccorso per replicarsi in modo invasivo e che ha colpito, purtroppo, anche pazienti che erano in sale di attesa per altre patologie non respiratorie.
Le navi ospedale
Ben vengano i tanti Virologi che hanno affrontato grandi epidemie umane in aree esotiche ed extraeuropee, dove l’emergenza operativa e decisionale doveva essere rapida, dove la Politica governativa e regionale non era così antitetica per fini elettorali o per calcoli economici di bottega come in certe Nazioni.
L’Italia geograficamente è una lunga penisola, potremmo utilizzare le sue coste e i suoi porti per le navi da crociera trasformate in veri Ospedali galleggianti, applicando il concetto del “tutto pieno- tutto vuoto”, partendo da navi ben disinfettate e vuote per poi ricoverarvi i colpiti in forma grave.
Distanze di sicurezza
I Virus non conoscono confini comunali- provinciali – regionali- nazionali, i Virus non sono appassionati di calcio ma si divertono ad interrompere le partite, i Virus si intrufolano nelle bisbocce e durante gli aperitivi, i Virus forse amano stare insieme agli studenti che si aggregano, in assenza della didattica, mentre tutti noi, per ucciderli, dovremmo conoscere perfettamente le regole per tenerli sempre a distanza.
Durante gli episodi di Influenza Aviare o di Bronchite Infettiva o di Pseudopeste o di Laringotracheite del pollame, noi veterinari facemmo comprendere, anche se faticosamente, che una zona di focolaio non poteva venire gestita solo dall’Ausl competente per territorio e che era necessario ragionare “alla grande”.
In attesa del Vaccino l’aggressore si dovrà neutralizzare evitando promiscuità inutili, specialmente quella ludica, questo è un virus che se non riesce a parassitare una cellula di un organismo vivente solitamente muore in poche ore mentre si propaga, in aerosol, anche oltre alla distanza di 1 metro.
Se fossimo tutti Polli e Tacchini saremmo molto più gestibili, non avremmo avuto l’intelligenza collettiva di creare fughe di massa da Nord a Sud con mezzi di trasporto affollati, dando a questo virus ancora più velocità.
I veri Polli non avrebbero mai saputo decifrare il messaggio più o meno veritiero che affermava che in questa Pandemia solo una bassa percentuale di “giovani” veniva colpito, creando quell’effetto negativo di aggregazione in stile Decamerone. Nel medioevo, però, ci si ritirava in un isolato castello in attesa del passaggio del morbo e non in un bar o discoteca, per poi tornare, subito dopo, ognuno nella propria abitazione.
I Polli, tuttavia, nella sfortuna, sono più sereni degli Umani, perché non seguono alcune trasmissioni televisive o radiofoniche capaci di provocare vere psicosi e mi riferisco solo a quelle che riescono a trasformarsi in serbatoio di mezze verità con le loro pause pubblicitarie repentine, riuscendo ad annullare quel rigore scientifico espresso da eminenti Virologi che, purtroppo, con la loro presenza le certificano come trasmissioni attendibili.
Auguri a tutti noi!

*veterinario e patologo aviare

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