Gioco, a Rimini 18 sale scommesse su 23 devono traslocare

RIMINI. A Rimini 18 sale scommesse e bingo su 23 dovranno cambiare zona, 17 sale giochi su 20 dovranno dismettere le slot machine e altrettanto dovranno fare 112 tabaccherie e bar che hanno oggi le ‘macchinette’ per il gioco d’azzardo. Ci sono poi 12 ‘corner’ che, al momento e in base alle normative, dovrebbero cessare le videolottery entro il prossimo 31 dicembre. Per questi ultimi, è però in discussione a livello nazionale la conversione in legge del decreto legge che posticipa la cessazione dell’attività al 31 dicembre del prossimo anno. Il Comune ha portato a termine la mappatura delle sale giochi, slot e vlt per spostare o far chiudere quelle che ricadono nelle cosiddette zone sensibili ovvero quelle che, come prevede la Regione, si trovano a meno di 500 metri da istituti scolastici di ogni genere e grado, luoghi di culto, impianti sportivi, strutture residenziali o semiresidenziali in ambito sanitario o sociosanitario, strutture ricettive per categorie protette, luoghi di aggregazione giovanile e oratori.

Secondo la mappatura, quindi, sono in tutto 23 gli esercizi con attività esclusiva per la raccolta di scommesse di cui una sala bingo e un centro trasmissione dati. E di questi, 18 ricadono nelle aree sensibili e dovranno in futuro delocalizzare in aree che rispettano la distanza di 500 metri dai luoghi sensibili. Sono 20 le sale giochi con apparecchi, di cui 17 a meno di 500 metri dai luoghi sensibili che, quindi, non sono obbligate a cessare l’attività né a delocalizzare, ma devono dismettere gli apparecchi Awp-Slot entro il 31 dicembre 2022. E ancora sono 122 gli esercizi pubblici con Awp e slot e di questi solo una decina quelli possono continuare a detenere gli apparecchi (gli altri devono dismetterli entro il 31 dicembre 2022). Con questa delibera, spiega l’Amministrazione, si recepiscono le direttive della Regione in materia di contrasto al gioco d’azzardo: “Una piaga le cui conseguenze sul piano sociale e della salute individuale sono ormai cosa nota, come drammaticamente dimostrano anche oggi le cronache locali”.

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