La mattina dopo la grande festa internazionale al Grand Hotel che apre le celebrazioni per il centenario dalla nascita di Federico Fellini, un famoso produttore viene trovato morto nella sua suite, in circostanze più che equivoche. Chiamata a indagare, la bella vice questore Costanza Confalonieri Bonnet, assieme ai suoi, trova subito la pista giusta, anche grazie all’aiuto di un ex corteggiatore che rispunta dal passato, con un tempismo quasi pari al suo fascino.

Il clamore mediatico si accende sull’omicidio vip, ma fa notizia anche una sequenza di incidenti letali, troppo strani per essere solo fatalità: l’esplosione di una barca, una strana overdose, un omicidio stradale. Mentre la squadra rischia di perdere dei pezzi, tra pericoli mortali e dilemmi professionali, Costanza è alle prese con un’inquietudine mai sperimentata prima, oltre che con il matrimonio di Emerson Leichen Palmer Balducci e Cecilia Cortellesi, evento lieto ma sofferto almeno sul piano organizzativo. Quando poi ci si mette anche Giulio Cesare a complicare il quadro, l’unico che può dipanare la matassa è Orlando Appicciafuoco…

Vignali, si chiude la sua tetralogia della vice questore («sceglie lei di essere chiamata al maschile») Costanza Confalonieri Bonnet. Alla presentazione del primo romanzo, qualche anno fa, lei già anticipò che si trattava di 4 gialli legati al ciclo delle stagioni. Quindi più o meno aveva già in mente la trama. Però, nello scriverli, specie quest’ultimo, i suoi personaggi le hanno riservato delle sorprese, oppure no?

«In realtà, quando ho cominciato, l’unica cosa chiara che volevo era scrivere 4 romanzi legati alle stagioni, le trame ancora non le avevo in mente. Mi piaceva l’idea di descrivere Rimini in 4 stagioni diverse, perché davvero cambia volto. Chi ci vive lo sa, d’inverno è come Cortina, d’estate come Miami, altri posti non hanno questa capacità di cambiare. Cosa che non è universalmente nota, si conosce solo l’immagine estiva. Per esempio mi sembrava bello far sapere che spesso d’inverno è sepolta dalla neve… In quanto ai personaggi, sono cresciuti giorno dopo giorno: all’inizio erano abbozzati poi hanno acquisito una loro dimensione, c’è stata una maturazione, sviluppi interpersonali, sono cresciuti spessore e rapporti».

Questa saga – lei aveva detto anche questo – è dedicata alla tv, a una serie. A che punto siamo? E poi: ha pensato i romanzi come singole puntate oppure ogni romanzo è una stagione intera?

«Io vengo da lì, dalla fiction, ho sempre scritto per gli altri, sono un autore per interpreti, mi veniva più facile immaginare, “vedendo” la scena. Ma non sono ancora sceneggiature, anzi ho uno stile comico che è difficile da rendere nello sviluppo di una sceneggiatura: bisogna capire se fare la voce narrante o no, e tante altre cose. Ci stanno lavorando, ma un conto è scrivere un libro, un conto è un progetto tv. C’è una grossa casa di produzione che si è assicurata i diritti. Non so chi saranno gli interpreti. Molti dei personaggi sono disegnati su qualcuno che conosco, ma la protagonista no, perché è un mix di persone, di attrici. Posso dire che ogni libro sarà tradotto in due episodi, quindi otto in totale».

Sono libri che vanno letti in sequenza oppure ogni romanzo è a se stante?

«Di solito nelle fiction fanno il riassunto. Ovviamente ogni libro sta in piedi da solo, sono 4 casi a se stanti, però aiuterebbe leggerli di fila, il mio desiderio è che si inizi dall’inverno e si finisca con l’autunno. E nella prossima primavera le edizioni tascabili dei romanzi saranno allegate al Corriere della Sera».

Lei è uno scrittore quindi è abituato a immaginare il futuro. Il dopo covid come sarà?

«Credo che quando ne usciremo – sono certo che ne usciremo – ci sarà una gran voglia di vivere, tutto quello che non si è potuto fare, cinema, teatro, ristoranti, partite di calcetto, sarà tutto esaurito, come se la gente volesse recuperare il tempo perso. Una speranza ma anche un augurio il mio, un obbiettivo da porsi».

Non si può andare al cinema o a teatro, quindi via a libri e tv. Cosa sta leggendo e cosa sta guardando con piacere?

«L’ultimo libro che ho letto è la biografia di Matteo Messina Denaro di Lirio Abbate; poi sto leggendo quello di Veltroni sul bambino scomparso. Vedo molta fiction di ogni genere su ogni piattaforma. Mi muovo bene nella grande casa che ho a Milano. Avevo pensato di venire a Rimini (ha casa anche qui, ndr), ma essendo tutto chiuso, i primi due giorni guardi il mare, e poi?…».

Ci regali qualche perla del suo noto umorismo. Facciamo finta di essere due amici che scherzano su Facebook…

«Devo dire che, concentrato sui romanzi, ho lasciato un po’ perdere le Formiche. E poi il web ti scavalca, è velocissimo, pazzesco, motivo per cui abbiamo smesso di pubblicare i libri sulle Formiche. Io comunque sono della vecchia scuola, e credo che il web sia uno strumento molto efficace, che ha messo in evidenza una serie di talenti. Però se dovessi nominarne uno che ha scavalcato il web per raggiungere tutti e diventare Zalone o Aldo Giovanni e Giacomo, non ne vedo. È un tipo di proposta al passo con i tempi, ma non può competere con i talenti tradizionali comici. Sembra che questo tipo di comicità vinca, ma una recente statistica sulla popolarità dei comici non ne vede nemmeno uno, non esistono dal punto di vista della popolarità, appartengono a dei piccoli gruppi, ma non raggiungono la vera popolarità. Quando escono dal loro ambito, non stanno in piedi. Per verificare la popolarità di un comico bisogna andare a teatro: se riesce a riempirlo con pubblico pagante per tante sere, è un discorso… schiacciare un tasto gratis per 30 secondi, è un altro! Provate a fare tournée come Brignano o Mannino, loro sì che riempiono i teatri».

Lei è interista. Ma l’Inter non è che poi vada tanto bene neanche con Conte…

Però mai come quest’anno per dare giudizi ci vuole tempo, è un campionato diverso dagli altri, anomalo. Certo, le aspettative sono forti, tra giocatori e tecnico, e io continuo a essere ottimista».

Niente invidia di Ibrahimovic?

«Più che invidia non si capisce perché questo slancio milanista, perché ostenti questo antinterismo, pure se è stato interista a lungo, irrita un po’. Detto questo, chapeau, è un campione ma non di simpatia. Certo però che la battuta sul virus (“voi non siete Zlatan, state attenti”) non era male».

Sospese le presentazioni del libro (ce n’era una in programma anche a Rimini), Vignali sta registrando una presentazione online con Antonio Albanese e Luca Crovi che sarà presto visibile online sul sito del Corriere della Sera.

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Salvatore Barbieri
About the Author

Giornalista professionista dal 1988. Ha lavorato al Messaggero, alla Gazzetta di Pesaro, alla Gazzetta delle Dolomiti e ha collaborato con Ansa, Aga, Specchio, La Stampa, America Oggi. Attualmente è vice caposervizio della redazione Cultura & Spettacoli del Corriere Romagna.

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