C erto che il teatro riesce a dimostrarsi beffardamente ironico anche nella morte. Non sapremo mai come l’avrà presa Gigi Proietti quando lunedì, nel giorno della ricorrenza dei defunti, suo 80° compleanno, al sorgere del sole è stato rapito dalla dama nera. Gigi Proietti sapeva unire; con la verità del suo teatro popolare, con il verbo della classicità, e poi con il sorriso del suo incredibile gioco di facce e di voci, istrionico sul palco ma anche sullo schermo.

Al Bonci di Cesena

La Romagna ha potuto applaudirlo sia quando si stava facendo le ossa, sia quando era già un numero uno. «Al teatro Bonci di Cesena debuttò due volte nel 1969, in due opere corali dirette da Antonio Calenda – ricorda Franco Pollini, direttore del Bonci –. Fu ne Il dio Kurt, tragedia di Alberto Moravia, e nel polacco Operetta. Un enorme successo lo ottenne più tardi nel 1984 con il suo one man show Come mi piace. Fra le doti con cui sapeva conquistare il pubblico – aggiunge il direttore –, c’era la sua straordinaria capacità di raccontare barzellette a fine serata. Lo faceva restando a lungo sul palcoscenico, sugli applausi, e proseguendo con chi andava a salutarlo in camerino. Allora erano tanti gli spettatori che inseguivano gli attori!».

L’ultima volta al Carisport

L’ultima volta a Cesena fu cinque anni fa nel 2015 al Carisport in un antologico Cavalli di battaglia celebrativo dei suoi 50 anni di teatro, insieme alle figlie Carlotta e Susanna. Del famoso padre Carlotta ci disse: «Papà ha semplicità d’animo, umiltà, ci fa divertire. E anche stasera puntualmente si domanderà: chissà se verrà qualcuno!».

I suoi allievi

Un cesenate che fu sul palco insieme a Proietti fu Franco Mescolini, scomparso tre anni fa. Il fondatore della Bottega del Teatro recitò con Proietti negli anni Ottanta ne I tre moschettieri. L’attrice cesenate Barbara Abbondanza, allieva di Mescolini, scelse di trasferirsi a Roma anche per lui: «Mi innamorai del suo teatro vedendo e rivedendo il vhs del suo celebre A me gli occhi please, andai a Roma per conoscerlo e frequentare la sua scuola che però aveva già chiuso».

Di Proietti sono stati allievi anche Gigi Palla e Annalisa Favetti.

Mangiafuoco a Villa Silvia

Il ricordo più fresco riguarda l’interpretazione di Mangiafuoco nel Pinocchio di Matteo Garrone. Ne parla Franco Severi, direttore del Museo nazionale di musica meccanica a Villa Silvia, Cesena: «Ho conosciuto Gigi Proietti quando Garrone decise di inserire nel Gran Teatro dei Burattini uno dei nostri strumenti meccanici da strada. Ne scelse uno del 1880 costituito da un cilindro con circa 20mila chiodi. Raggiunsi così il set a Sinalunga dove conobbi Proietti. Davvero un gran signore».

Il Guidarello a Ravenna

La lunga storia teatrale di Gigi Proietti è passata anche dall’Alighieri di Ravenna, città che nel 2015 gli consegnò il Premio Guidarello. «Quando sento dire: aiutiamo la cultura, vorrei sapere anche come», disse l’attore nell’occasione.

Al teatro Alighieri

All’Alighieri presentò una decina fra spettacoli e prime, specialmente nel decennio 70-80, quando a dirigere il teatro c’erano Mario Salvagiani (scomparso a dicembre 2019) e Gianni Morelli. «Come vicedirettore – racconta Morelli – ero aperto alle nuove proposte di teatro trasversale e portai Proietti».

«Ricordo quando – aggiunge – , le prime volte, era infastidito dal sipario. In camerino prima dello spettacolo mi ripeteva: stasera non me la sento. Così lo accompagnavo al palcoscenico chiacchierando di altro, compreso del suo desiderio di aprire una scuola di teatro a Roma. Fino a lasciarlo al centro della scena. Il macchinista sollevava il sipario e Gigi davanti al pubblico diventava il padrone del teatro. Non gli piaceva l’idea di andare in scena, lui era un uomo della scena! Il sipario diventava una sorta di limite mentale».

Anno dopo anno la forza magnetica e l’empatia col pubblico lo resero un vero e proprio mattatore: «Univa la passione dei classici alla contemporaneità, aggiornava i suoi show con notizie di cronaca. Oltre alla bravura, attirava per la sua autenticità, per la consapevolezza di sé, cosciente della fatica di vivere, del lavoro teatrale. E infarciva il suo A me gli occhi please con una serie di gustosissime “burlonate” con i tecnici di palcoscenico».

Il cinema: Proietti e Fellini

C’è quella scena che si è come scolpita nella roccia, tante volte l’amico Vincenzo Mollica l’ha ripetuta, negli anni: è la scena di quando lui, Vincenzone, giovane giornalista per una tv toscana, arriva all’appuntamento con Fellini, all’hotel delle terme di Chianciano, per una intervista al maestro. Fellini gli dice: «Aspetta un momento che devo salutare un amico». L’amico era Gigi Proietti, ospite anche lui alle Terme. Scena 2, Fellini ritorna da Mollica e osserva: «Hai visto che bella faccia da cavallo che ha?». Quell’attore con la «bella faccia da cavallo» Federico Fellini l’aveva iniziato a notare, e ad ammirare, come tanti altri, al Tenda di Roma, «quando io facevo A me gli occhi please» ricordava l’attore romano, scomparso ieri nel giorno del suo ottantesimo compleanno. Il Tenda, in quegli anni (siamo ai metà dei Settanta) «è una specie di oasi, mentre fuori dal teatro… esplodono bombe» ha ricordato ieri in un suo intervento sul web il critico teatrale di Repubblica Rodolfo Di Giammarco. Prima un tendone “errabondo”, poi stabilizzato in piazza Antonio Mancini nel quartiere Flaminio, le repliche di A me gli occhi al Tenda si susseguono fino al 1978. Federico Fellini ci «va una decina di volte a vedere il fenomeno di Gigi». Non è l’unico a notare la grande bravura dell’attore romano, con il quale un giorno pure si sbilancia: «Mi disse: “Chissà che non possa pensare a te per il Casanova”» ricordava Proietti nelle sue interviste.

Federico Fellini fu di parola, anche se non nel senso in cui aveva sperato l’attore: lo chiamò infatti per dare non il volto, ma la voce italiana al protagonista del film ispirato alle Memorie di Giacomo Casanova. Per interpretare la parte dell’intellettuale libertino fu scelto l’attore canadese Donald Sutherland. Erano stati in lizza anche Jack Nicholson, Michael Caine, Gian Maria Volontè. Ci aveva sperato anche Sordi.

Il doppiaggio del Casanova

«Ero indeciso quando mi ha chiamato» confessò Proietti nello special Il Fellini di Casanova realizzato da Gianfranco Angelucci e Liliana Betti e andato in onda l’8 dicembre 1976 nel programma Tg2 Odeon. «È ovvio che avrei preferito dargli anche il volto – continuava l’attore – ma non me ne sono pentito, anzi. Da allora con Fellini siamo diventati molto amici». E poi il lavoro per il doppiaggio – una fase non affatto secondaria nei film del maestro – non fu meno importante, impegnativo.

Basta vederlo e ascoltarlo Proietti, durante il lavoro di doppiaggio per il Casanova nello special di Rai 2 rintracciabile su YouTube. La concentrazione, l’attenzione, l’atteggiamento di ascolto nei confronti di un Fellini “orchestratore” minuzioso quanto nelle fasi di ripresa del film, si traducono in prove da grande professionista: «Non avevo mai visto Venezia così dall’altro, stentavo a riconoscerla. La mia amatissima città, che avrei dovuto abbandonare per sempre»… Casanova/Donald Sutherland/Gigi Proietti. Andrebbe scritto così.

La voce di Fellini ne “I clown”

Gigi Proietti, che nelle vesti di doppiatore aveva esordito in età molto giovane, è stato anche la voce italiana di Robert De Niro, di Dustin Hoffman, di Sylvester Stallone, Gregory Peck, Kirk Douglas, Paul Newman, Michel Piccoli e tanti altri. Fellini, dopo il Casanova, l’aveva nuovamente chiamato per fargli doppiare la propria voce per una riedizione del film I clown che sarebbe dovuto uscire insieme a una nuova edizione di Toby Dammit, episodio del film collettivo Tre passi nel delirio (1968). Titolo del nuovo progetto 2 Fellini 2: ma la Direzione generale dello spettacolo diede parere «contrario alla richiesta di accoglimento di modificazione del titolo» inviata dal produttore Grimaldi in data 3 agosto 1977.

Fuga a Cesena

Al cinema Proietti esordisce nel 1964 con una piccola parte nel film di Ettore Scola Se permettete parliamo di donne. Ha lavorato con registi come Monicelli, Citti, i Vanzina, ma anche Petri e Lattuada, raggiungendo il successo con Febbre da cavallo di Steno (1976) la cui ultima scena cita la stazione di Cesena. È qui infatti che il protagonista Mandrake (Proietti), fuggito dal viaggio di nozze, si ricongiunge a Er Pomata (Montesano) per recarsi a giocare ai cavalli all’Ippodromo del Savio. La scena in cui si vede la scritta Cesena fu però girata alla stazione di San Pietro a Roma.

Il mangiafuoco di Garrone

L’ultimo ruolo di Gigi Proietti al cinema è stato quello di Mangiafuoco nel Pinocchio di Matteo Garrone. «Anche se non ho avuto l’onore di lavorare con lui sul set, perché non avevamo scene insieme, posso dire che era instancabile – racconta l’attrice faentina Maria Pia Timo, la Lumaca del Pinocchio –. Ci sono state giornate intere sotto la pioggia, e lui rimaneva lì a prendersi l’acqua nonostante l’età: un grande professionista. Io l’ho incontrato alle conferenze stampa. Dopo avere visto il film gli ho fatto i complimenti e lui li ha fatti a me, confermando la grandezza del personaggio».

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