Giardino Armonico e Sorelle Labèque al Ravenna festival

RAVENNA. Ancora un appuntamento “classico” per Ravenna festival: Mozart e Haydn. Questa sera sul palcoscenico del Pala de André salgono i musicisti del Giardino Armonico, ovvero di quello che nel mondo è da oltre trent’anni uno dei più apprezzati gruppi specializzati nell’esecuzione su strumenti originali, diretti da Giovanni Antonini. Insieme a loro un duo d’eccezione, le sorelle Labèque, Katia e Marielle, che unite alla tastiera fin dalla più tenera età formano da anni il sodalizio pianistico più famoso al mondo sempre votato com’è alle più diverse avventure sonore, dal pop al jazz passando per la musica del nostro tempo.

In questa occasione le Labèque interpretano prima il Concerto in fa maggiore per due pianoforti K242 pensato nel 1776 per le figlie della contessa Antonia Lodron, Aloisia e Giuseppa; poi, sempre per due tastiere, il più complesso e virtuosistico Concerto in mi bemolle maggiore K365 che il compositore nel 1779 avrebbe eseguito insieme all’amata sorella Nannerl. Katia e Marielle siedono non al pianoforte, ma al fortepiano, per riportare la partitura mozartiana alle dinamiche timbriche che il pubblico dell’epoca poteva godere nelle sale salisburghesi, laddove al ritorno dal deludente viaggio parigino Mozart era dovuto rientrare sotto l’opprimente controllo dell’arcivescovo Colloredo.

A una particolare committenza o, meglio, a un vero e proprio rapporto di lavoro, sono legate anche le pagine di Franz Joseph

Haydn che Giovanni Antonini dirige sul podio del solo Giardino Armonico: a dare il via alla serata l’Ouverture da L’isola disabitata, ovvero dall’azione teatrale in due atti composta nel 1779 (lo stesso anno del K365) su libretto di Pietro Metastasio per il teatro della corte di Nikolaus Esterházy, uno dei tanti lavori di teatro in musica di Haydn dimenticati e solo molto raramente eseguiti se non appunto per pagine come questa che rivelano la temperie Sturm und Drang e la vena teatrale e descrittiva impiegata dall’autore. A chiudere infine la serata tocca a un altro lavoro sempre destinato all’insaziabile fame di musica del principe ungherese: la cosiddetta “Sinfonia degli addii”, composta nel 1772 e anch’essa improntata a quella tensione armonico-espressiva che lascia presagire i futuri sviluppi romantici, ma che soprattutto si caratterizza per quell’espediente, studiato proprio per chiedere garbatamente all’instancabile mecenate un poco di riposo per i musicisti costretti a corte a lunghissime sessioni musicali. Ovvero, per quell’ultimo movimento Adagio che anziché esplodere trionfalmente, chiude invece con i violini in sordina e in pianissimo, dopo che, educatamente, tutti gli altri strumenti se ne sono “andati” con calcolata spettacolarità.

Il concerto inizia alle 21.

Info: 0544 249244

www.ravennafestival.org

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