Gianni Rodari rivive con Electa e Leonardo Sonnoli

A conclusione del centenario della nascita di Gianni Rodari (Omegna, 23 ottobre 1920 – Roma, 14 aprile 1980), la casa editrice Electa dedica a uno degli scrittori più amati del Novecento italiano il secondo titolo della nuova collana “Enciclopedia”, in libreria dal 12 gennaio.

Rodari A-Z è una sequenza di voci correlate e indipendenti che restituiscono il profilo e la storia del più noto inventore di favole e filastrocche senza tempo.

Il progetto grafico è stato realizzato dallo studio del riminese d’adozione Leonardo Sonnoli, mentre la cura del volume è di Pino Boero e Vanessa Roghi. Attraverso 84 voci scritte da 56 autori si va così a scoprire la figura di questo grande intellettuale del secolo scorso: Rodari poeta, giornalista, autore per il teatro, per la radio e la televisione, dalla parte dei bambini dagli anni Cinquanta fino a oggi.

Sonnoli, com’è stato dare forma grafica a questo lavoro?

«Dopo l’Enciclopedia dedicata a Savinio (nata in occasione di una mostra a Palazzo Altemps di Roma e curata da Ester Coen, che purtroppo deve ancora vedere la luce), ora ho avuto la fortuna di seguire questo nuovo progetto dedicato a Rodari – racconta –. L’ad di Electa, Rosanna Cappelli, è una persona molto colta e di larghe vedute e questo si riflette nelle sue idee estremamente originali. Il volume è quindi un’enciclopedia a tutti gli effetti, con l’indice delle voci e nella parte centrale l’inserto ricco di immagini. Qui abbiamo pensato di dare vita alle “RoDate” in cui tratteggiamo la biografia di Rodari insieme alla parte iconografica talvolta inedita, inclusi suoi disegni».

Cosa ha immaginato per la copertina?

«Il volume si presenta inserito in un cofanetto con figure geometriche colorate e in ordine sparso. Volendo mantenere lo spirito ludico, ho concepito la grafica come i giochi dei bambini: andando a unire le varie figure geometriche in copertina si legge “Rodari” e nella quarta di copertina “Gianni”. Il mio è un omaggio all’autore che amava giocare con le lettere e le parole, cosa che ho sempre fatto anch’io nel mio lavoro. Il nome viene così destrutturato e seguendo le istruzioni prende forma. Il libro, pur essendo inserito in una collana e avendo le caratteristiche di un’enciclopedia fatta di codici fissi, mantiene libertà per quello che riguarda la creatività e sa così differenziarsi da tutto ciò che potrebbe trovarsi in rete: qui sta la sua forza».

Come spiegano i curatori, il volume è un invito a un cambio di prospettiva: «Abbiamo pensato che Rodari non dovesse essere guardato con una lente di ingrandimento ma semmai con un cannocchiale, da lontano».

In che modo avete selezionato le varie voci che vanno a comporre questo universo?

«Il punto di partenza è stata la figura di intellettuale che ha sempre avuto tante passioni dal punto di vista della scrittura, della pedagogia, del giornalismo, e via dicendo – racconta uno dei curatori, Pino Boero, che è stato professore ordinario di Letteratura per l’infanzia all’Università di Genova, vicepresidente del Parco della Fantasia “Gianni Rodari” di Omegna e ha dedicato allo scrittore molti lavori –. Non potevamo trattare una figura come la sua con minuzia filologica, ma occorreva uno sguardo ampio come lui ha avuto. Ci sono ad esempio le sue tre città di riferimento: Omegna, Gavirate e Roma, poi i suoi punti di riferimento come Collodi e Andersen, o ancora personaggi della sua contemporaneità come Tullio De Mauro, suo collaboratore a Paese sera. Poi tutti gli ambiti in cui spaziava: cinema, televisione, radio, illustrazioni (aveva una penna felice), la musica che si è sempre riverberata nelle sue filastrocche (anche qui spiccava per il suo orecchio assoluto). Dalle parole siamo passati alla scelta dei curatori che include maestri, professori, pedagogisti, giornalisti, intellettuali e accademici. Una carrellata con note e riferimenti bibliografici puntuali ma anche alla portata di tutti. A Rodari, ne siamo certi, sarebbe piaciuto».

C’è qualche voce tra quelle che ha curato personalmente che le sta più a cuore?

«Nel corso della mia carriera ho avuto occasione di incontrare personalmente Rodari: era presente anche nel 1978 a un convegno a Pescia dedicato a Collodi in cui tenni una relazione. Per questo aneddoto la voce dedicata a Collodi è una di quelle a cui sono più affezionato, unita al fatto che Rodari studiò attentamente la sua opera e il suo grande testo “Pinocchio” riprendendone lo stile ironico e dissacrante».

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