RIMINI. Le ceneri di Luis Sepúlveda (Ovalle, 4 ottobre 1949 – Oviedo, 16 aprile 2020) saranno sparse nell’arcipelago di Chiloé, nella Patagonia occidentale, in quelle terre cilene alla fine del mondo che lo scrittore non aveva mai dimenticato. Salvatore Giannella, giornalista e scrittore, amico e collaboratore di Tonino Guerra, nei suoi viaggi alla scoperta del bello nel mondo ha avuto, come Gurdjieff, incontri con uomini straordinari. Sepúlveda era uno di questi. E dagli incontri con lo scrittore cileno è emerso un legame inaspettato con la storia di un marinaio riminese che più di un secolo fa era approdato in Patagonia.
Giannella, a quando risale il suo incontro con Luis Sepúlveda?
«C’è una radice riminese nel mio incontro con Sepúlveda. Era l’estate del 1994 e io, come direttore di “Airone”, avevo inviato una giornalista nelle Chiloé, isole nel Pacifico cileno. Un arcipelago grande come l’Abruzzo dove venne a galla la storia di un marinaio riminese: Lorenzo Boldrini. In una notte tempestosa del 1860 la nave su cui viaggiava fece naufragio sugli scogli. Boldrini fu soccorso da pescatori del luogo, s’innamorò di quelle isole, e s’innamorò anche di Candelaria, bellezza locale. I due diedero inizio alla dinastia dei Boldrini di Chiloé, tra i quali il bisnipote Gustavo Boldrini, oggi noto scrittore che ha dedicato all’arcipelago il libro “Passeggiate e parole scritte”. E così su “Airone” mi apprestavo a pubblicare il reportage che fu presentato anche in Romagna, a Rimini, invitando le quasi cento famiglie che ancora portavano il cognome Boldrini. Mi venne allora in mente di chiamare Sepúlveda che proprio in quei mesi aveva pubblicato “Il mondo alla fine del mondo”. Era già famoso per il suo impegno ecologista pro Greenpeace, lo contattai e gli spiegai il desiderio di arricchire quel nostro reportage con un suo scritto. Con grande generosità mi inviò il racconto “L’occhio della balena”, che ho riproposto in versione integrale sul mio blog www.giannellachannel.info, e che tratta l’eterna storia di amore e odio tra l’uomo e i giganti marini. Generosità è quindi la parola chiave che viene da questo mio primo incontro con Sepúlveda, riflette il suo saper donarsi e proprio questo lato del suo carattere mi colpì anche a Pennabilli quando nel 2000 partecipò alla festa per gli ottant’anni di Tonino Guerra».
Quando era nata l’amicizia tra Guerra e Sepúlveda ?
«Tonino lo aveva conosciuto l’anno dopo, nel 1995, a Venezia. Da Pennabilli era andato in laguna per la presentazione del film di Antonioni “Al di là delle nuvole”. A cena si trovò allo stesso tavolo di Luis e subito dialogarono su scrittura e sceneggiatura. Sepúlveda rivelò a Guerra che avrebbe voluto mettersi alla prova nell’arte del cinema e quattro anni dopo lo chiamò per scrivere assieme la sceneggiatura del film “Tierra del fuego” diretto dall’amico Miguel Littin. Nel 2000 Luis era arrivato a Pennabilli dove ebbe parole d’elogio per Tonino che definì “il poeta della bellezza e della resistenza alla mediocrità e alla banalità”. Quando nel 2002, Sepúlveda era in Bolivia per girare il film “Nowhere”, film-denuncia contro le dittature, grazie ai telefoni satellitari ci fu tra loro uno scambio quotidiano d’idee e di consigli da parte di Guerra. Poi nel 2005, per gli 85 anni di Tonino, io e Rita Giannini curammo un volume (“85 e più pensieri per Tonino”) con 85 pensieri di amici, di altri poeti, di scrittori, di artisti. Tra le testimonianze che raccogliemmo la più singolare fu quella che mi mandò Sepúlveda, sotto forma di una sceneggiatura da Gijòn, città portuale spagnola dove risiedeva. Il rapporto si consolidò tanto che il figlio di Tonino, Andrea, lo aveva voluto come presidente dell’Associazione Tonino Guerra. Anche questa sceneggiatura di Sepúlveda l’ho riproposta nel mio blog, dove sto raccogliendo pensieri per il centesimo anniversario della nascita di Tonino».
Sul suo blog www.giannellachannel.info è raccontata anche la storia d’amore tra Luis Sepúlveda e la poetessa cilena Carmen Yanez.
«La loro storia sembra il soggetto di un film. Si erano incontrati nel 1968, lei aveva solo 15 anni. Nel 1971 si sposarono e nacque il loro figlio Carlo. L’11 settembre 1973 il golpe di Pinochet li aveva separati. Entrambi furono incarcerati. Lui durante la dittatura fu sottoposto a torture che minarono i suoi polmoni, questo spiegherebbe anche il collasso mortale dopo l’attacco del virus. Poi l’esilio e il distacco. Negli anni di separazione conobbero altre persone finché non si incontrarono di nuovo nel 1996, in Europa, nella Foresta Nera, reduci entrambi da nozze sfortunate. Il loro amore riprese vigore e decisero di tornare insieme. Le seconde nozze furono celebrate nel 2004 a Gjion, in Spagna. Ora le ceneri di Sepúlveda saranno disperse alla presenza di Carmen Yanez, di Carlo, dei tre figli avuti dalla seconda moglie, la tedesca Margarita, e dei nipoti. La cerimonia avverrà , terminata l’emergenza sanitaria, proprio in Patagonia, vicino a quella Chiloé alla fine del mondo che mi aveva fornito la prima occasione per avvicinarlo con la storia del naufrago riminese Boldrini».

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