Gianluca Vannucci, “L’orafo” e il male nascosto

Tre giovani rapinatori si introducono nella casa di campagna di una coppia di anziani per saccheggiare il loro laboratorio di oreficeria. Scopriranno sulla loro pelle che i due vecchietti sono tutt’altro che innocui, e vivranno l’esperienza più terrificante della loro vita. Questo racconta L’orafo (The Goldsmith) prodotto da Almost Famous, società di produzione cinematografica con sede a Riccione, diretto da Vincenzo Ricchiuto. Si tratta di un film che gioca con i generi, dal crime al thriller claustrofobico fino all’horror più crudo, per raccontare quanto il male riesca a celarsi nei luoghi e nelle persone più impensabili.

La pellicola è stata presentata sabato in anteprima, in concorso, al Grimmfest di Manchester e al Santiago horror film festival, anche qui nella selezione ufficiale. Il 14 ottobre invece arriverà a Los Angeles allo Screamfest. Il 18 ottobre sarà la volta dell’Australia con il festival A night of horror. Il 20 ottobre in Ontario, Canada, al Terror in the bay film festival. Il mese si chiude con la partecipazione all’Horrorhaus di Burbank, California.

Ne abbiamo parlato con l’attore di Riccione Gianluca Vannucci, protagonista del film.

Vannucci, perché ha scelto un film horror? Cosa l’ha spinta?

«La qualità della storia. Il mio socio Germano Tarricone mi ha proposto una sceneggiatura avvincente, ricca di colpi di scena con personaggi veramente ben scritti. C’erano tutti gli ingredienti per realizzare un film non banale. Non mi vergogno a rivendicare il fatto che ho insistito sin da subito nel voler realizzare questa pellicola. Anche se c’erano tutti gli altri soci da convincere nel metter mano al portafogli, perché i film indipendenti si fanno investendo con coraggio soldi propri e lavorando con passione. È stata dura, abbiamo fondato la società Almost Famous Produzione dal notaio giusto una settimana prima che scoppiasse la pandemia e abbiamo dovuto attendere quasi due anni per fare le riprese, per non parlare del fatto che la Film Commission regionale ci aveva bocciato la richiesta di contributo e che non abbiamo praticamente trovato sponsor vista la grave crisi. La nostra squadra ce l’ha fatta grazie a persone come la direttrice di produzione Manuela De Tommaso che ha saputo tenere la barra dritta, per non parlare dell’esperienza di Germano nel coordinare la macchina organizzativa, dell’abilità di compositore di colonne sonore di Alexander Cimini, e di Vincenzo Ricchiuto, il regista, che si è dedicato con anima e cuore a questo progetto, e non ho citato nemmeno tutti. E mi piace credere non sia un caso se siamo stati selezionati già a dieci festival internazionali».

Come descriverebbe il suo personaggio?

«Interpreto Roberto, un uomo molto sopra le righe, un tossico e opportunista. Mi sono divertito un mondo a interpretarlo, è molto lontano dalle mie corde e per entrare nel personaggio sono stato quasi intrattabile durante tutto il periodo delle riprese. Alla fine è stato un sollievo metterlo in archivio, ma devo ammettere che mi è quasi dispiaciuto: mi ha permesso di sfogarmi, è stato quasi terapeutico».

Questo film parla del bene e del male, in che modo?

«In realtà questo film parla esclusivamente del male. Ci sono i cattivi e personaggi ancora più cattivi. Poi se vogliamo trovare una morale, credo abbia molto a che vedere con il destino che prima o poi ti presenta sempre il conto da pagare. Come può esserlo una malattia, il perpetrare di continuo malefatte restando impuniti oppure augurare il male o l’insuccesso agli amici».

Il film ha già un respiro internazionale, qual è, secondo lei, la sua forza?

«Sicuramente è un genere che ha più mercato all’estero che in Italia. Infatti abbiamo già trovato una distribuzione estera ma non italiana, sperando di risolvere la questione al più presto. Come anticipato prima, il film ha 3-4 colpi di scena molto interessanti e un finale non scontato. E nonostante sia stato girato in sole 3 settimane, ha tante cose che a mio avviso funzionano: dalla regia alla recitazione, dalla colonna sonora alle location. Confidiamo di non aver realizzato qualcosa di già visto. La parola ora spetta al pubblico, che è sempre sovrano».

Cosa le piacerebbe arrivasse del film?

«Mi piacerebbe catturare l’attenzione del pubblico fino ai titoli di coda. Oggi c’è molta fatica a tenere gli spettatori sulla corda per tutta la durata di un film e se ci riusciremo, allora mi riterrò soddisfatto».

Nuovi progetti?

«La società di distribuzione che si occupa della distribuzione estera della nostra pellicola (Minerva Pictures International) ha apprezzato il nostro lavoro e ci ha proposto di realizzare un altro thriller-horror. Avendo tanti progetti nel cassetto stiamo valutando quello più intrigante da proporre. Per quanto mi riguarda come attore, recentemente ho partecipato a due progetti televisivi: nella serie tedesca “Die Diplomatin” e nel film tv che andrà in onda in un’unica puntata su Raiuno: “Tina Anselmi. Partigiana della democrazia”. Infine ho sempre in cima ai miei pensieri il desiderio di girare il mio secondo film da regista, un dramma sportivo ambientato nel mondo del tennis. Spero di realizzarlo al più presto perché anch’io come il grande Federer inizio a invecchiare e mi dispiacerebbe stare solo dietro la macchina da presa».

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