Giancarlo Minardi: “Faremo vedere cosa sappiamo fare”

Domenica 18 aprile 2021. Chissà se fra qualche anno Giancarlo Minardi ricorderà questa data come una delle indimenticabili della propria carriera, insieme a quel 5 aprile 1985 che ancora si tiene stretto vicino al cuore. Più di 36 anni fa, infatti, l’imprenditore faentino debuttò con la Minardi nel mondo della Formula 1 sul circuito di Jacarepaguà in Brasile: una “nazionale” made in Romagna, con al volante un altro conterraneo doc come Pierluigi Martini. Domenica, invece, Giancarlo Minardi si troverà per la prima volta nei nuovi panni dirigenziali, come presidente di Formula Imola, a vivere questo Gran Premio dell’Emilia Romagna e del Made in Italy, e avrà una responsabilità a 360 gradi.

Fra questi due lontani e differenti momenti, Minardi ha vissuto davvero esperienze di ogni tipo, mosso da una passione per i motori più forte di ogni altra cosa e spinto da quella voglia di sperimentare e rischiare che l’hanno portato a trasformare quasi tutti i suoi sogni in realtà. L’emozione e l’attesa del Gran Premio in programma nella sua Romagna, a Imola, sono forti in Minardi, che da un lato vuole sicuramente ripagare la fiducia che gli è stata concessa e dall’altro, da grande agonista qual è, ci tiene a vincere questa nuova corsa. Anche da dietro la scrivania.

Presidente Giancarlo Minardi, ripartiamo proprio da quel 5 aprile 1985, cosa ricorda di un giorno così importante per lei?

«Era un venerdì, si accese il semaforo verde e in quel preciso momento mi sono detto: «Sono in Formula 1», perché la macchina è partita dai box. Quella resterà per sempre una sensazione che rimane unica. Dopo abbiamo vissuto mille avventure, nel bene e nel male. È chiaro che siano costate tanto in termini di sacrifici, ma ho avuto la fortuna di fare il lavoro più bello del mondo».

Domenica invece vivrà il suo primo Gran Premio da dirigente organizzatore, che emozioni sta provando?

«Di sicuro è tutto nuovo. Sono sincero, pensavo fosse più semplice, invece quotidianamente bisogna affrontare tante problematiche e il Covid non facilita, ponendo limitazioni forti ai movimenti. Ho il vantaggio che nel novembre 2020 è stato fatto un grande lavoro per il Gran Premio a Imola, quindi si è trattato di ripartire da quella base, cercando di limare i dettagli. Ci vuole molta attenzione e sarò contento se riusciremo a ripetere il risultato organizzativo dell’ultima edizione. Gli imprevisti poi fanno parte del gioco, ma affrontandoli da squadra sono sicuro che li supereremo tutti».

Purtroppo mancherà il calore della gente sul circuito causa la pandemia, come le sembrano le corse senza tifosi?

«Purtroppo credo che ancora per un po’ ce le dovremo tenere così. È tutto molto strano e faccio fatica a godermi lo sport, in generale, senza gente sugli spalti, però bisogna accettare ciò che abbiamo e guardare al lato positivo. Comunque la Formula 1 va avanti. Poi spero che le vaccinazioni procedano in tutto il mondo il più velocemente possibile così, magari prima di quanto pensiamo, avremo di nuovo il tifo a scaldare le gare».

A Imola i tifosi hanno sempre rappresentato quel quid in più, le farà strano vedere la Rivazza vuota?

«Beh, mutuando un termine calcistico, il pubblico è davvero il 12° uomo in campo. Vale anche per la pista. I tifosi ti spingono sempre a dare il massimo e qui siamo in una terra di motori, quindi la passione batte ancora più forte. Ricordo bene, anche da ragazzino, i giorni passati in tenda attorno al circuito per avere i posti migliori proprio alla Rivazza, alla Tosa o alle Acque Minerali. Questo amore per le corse però non sarà sconfitto dal virus, anzi, sono convinto che appena le tribune potranno riaprire al pubblico, la risposta della gente sarà ancora più entusiasta. Comunque, se mi posso permettere, adesso dobbiamo pensare anche ad altro».

Certo che si può permettere, dica pure …

«Questo Gran Premio a Imola rappresenta una grande occasione, per tutti. Grazie all’aiuto fondamentale del Governo, della Regione, del Comune di Imola e di tutti i partner economici, a cominciare chiaramente da Hera, potremo offrire uno sport incredibile per il territorio. Saranno collegati oltre 30 paesi in tutto il mondo e vedranno cosa offre l’Emilia Romagna, a livello turistico, economico e chiaramente motoristico. Qui abbiamo il cibo buono, i paesaggi splendidi, le industrie di primo livello e la Motor Valley. Ecco, non me ne vogliano i tifosi che non potranno venire a vedere la gara, ma in questo momento, dopo un anno catastrofico a causa del Covid-19, io vedo il Gran Premio a Imola come un momento di rinascita. Il sacrificio di rinunciare al pubblico è pesante, certo, ma ne può valere la pena se consideriamo quanto c’è sul piatto. Poi, ripeto, gli Autodromi riapriranno e allora tornerà il tifo con tutti i suoi colori. In questo senso la storia premia Imola, che vanta una tradizione senza eguali legata ai posti che ho già citato prima».

L’anno scorso Imola ha fatto il pieno di complimenti fra gli addetti ai lavori, soprattutto fra i piloti. Se l’aspettava?

«Direi proprio di sì e il fatto che campioni come Hamilton, che non ci aveva mai corso, siano rimasti affascinati dal circuito, come un colpo di fulmine, spiega ancora meglio la bellezza del tracciato. Del resto l’Enzo e Dino Ferrari ha una pista fra le più complete del panorama mondiale, ci sono rettilinei, chicane, saliscendi, curve veloci e tanto altro, insomma una varietà che è difficile trovare in giro per il globo. Senza dimenticare la tradizione e la storicità dell’impianto. Insomma, questo tracciato premia davvero la macchina migliore, quella che viaggia, come piace a dire a me. E aggiungo che chi viaggia a Imola, allora va forte davvero quasi dovunque».

C’è un punto del circuito che le piace più degli altri?

«Sinceramente no, ripeto proprio la varietà è il suo pezzo forte. Poi per noi romagnoli è davvero il Gran Premio di casa, quindi lo amiamo a 360°. Mi piace sottolineare un aspetto. L’anno scorso è stato fatto un lavoro splendido da Formula Imola e da tutto lo staff organizzativo, perché in sostanza i sopralluoghi di Liberty Media hanno evidenziato che non servivano ritocchi alla struttura. Insomma, era già tutto a posto per il nuovo Gran Premio. Vi sfido a trovare situazioni del genere altrove, perché qualcosa da aggiustare c’è sempre, anche nei tracciati che il Mondiale di Formula 1 lo ospitano da anni. Il merito va diviso con tutti e pure il ruolo dell’Aci è fondamentale, così in realtà adesso si tratta solo di ripartire da questa base costruita negli anni».

Proprio qui, domenica 1° maggio 1994, morì Ayrton Senna, che era un suo grande amico. Cosa ricorda in particolare del vostro rapporto?

«Sinceramente se ne è già parlato tanto di questo e io sulle emozioni sono abbastanza riservato, credo insomma che l’amicizia sia un sentimento strettamente personale. E non va confusa con il lavoro. Di Ayrton come pilota hanno detto tutto e quel 1° maggio resterà scolpito per sempre nella memoria e nel cuore di chi lo amava e di chi amava e ama la Formula 1. Io conobbi Ayrton nel 1982, quando avevo la squadra in Formula 2 con Paolo Barilla come pilota. Fu proprio Barilla a segnalarmi la presenza di Senna, che gareggiava in Formula Ford e mi chiese di andarlo a vedere. Mi innamorai subito del suo stile di guida e della sua velocità. Avevo immediatamente capito che avrebbe vinto tanto».

Chiudiamo con l’AlphaTauri, che sostanzialmente correrà in casa, cosa si aspetta dalla scuderia erede della sua Minardi?

«Sono molto fiducioso. Dirò di più. Già nei test invernali svolti qui a Imola avevo capito che l’AlphaTauri avrebbe fatto bene in questo mondiale. E poi in particolare il giapponesino è davvero forte. Sì, Yuki Tsunoda, che fra l’altro ha preso i punti decisivi per ottenere la superlicenza proprio con le prove di novembre all’Enzo e Dino Ferrari, mi piace tanto. E mi ha sorpreso, perché non conoscevo le sue grandi qualità. Ormai la macchina è all’altezza delle prime 4-5 scuderie del mondiale e in quanto ad affidabilità non scherza. Credo che i risultati arriveranno e a Imola l’aria di casa gioverà all’AlphaTauri. Pronostici sulla corsa però non ne voglio fare. Ripeto godiamoci, anche se da casa, uno spettacolo sportivo che resta unico in una cornice unica».

Eh sì, il 18 aprile 2021 può davvero diventare una data da album dei ricordi per Giancarlo Minardi. Bisogna solo attendere che si accendi la luce verde, come il 5 aprile del 1985. Ora come allora potrà di nuovo dire: «Adesso sono in Formula 1».

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