Gialuz: “La Barcolana e l’Adriatico, la vela come sport popolare”

Mitja Gialuz, il presidente della Società Velica Barcola e Grignano, quella che organizza la Barcolana, ha un lungo legame con Ravenna. In passato, quando regatava su Optimist e 420, aveva tra gli avversari più agguerriti quelli del Circolo Velico Ravennate. L’anno scorso poi, quando ha deciso di veleggiare in Italia, si è fermato anche a Ravenna. «Ho visto molti più alberi che barche a motore, ho trovato una passione straordinaria, mi hanno riconosciuto: ma lei è il presidente della Barcolana!». Quasi scontato il sì alla proposta di realizzare una regata Ravenna-Trieste di avvicinamento alla Barcolana.

Tra la marineria romagnola e Trieste c’è un legame antico e così anche tra i velisti romagnoli e la Barcolana. Quale è la cornice dentro la quale si inquadra questa nuova regata?

«Sì, ci sono una tradizione comune e una passione per la vela e l’agonismo sia da parte del Circolo Velico Ravennate sia dalla Società Velica Barcola e Grignano. Ci accomunano dei valori che sono quelli di uno sport bellissimo come è la vela. Storicamente poi, c’è una tradizione di forte partecipazione degli equipaggi che provengono dalla Romagna e dal medio Adriatico. Quest’anno, quindi, parlando con gli amici di Ravenna si è pensato di tradurre questi valori e questa comunanza in una nuova iniziativa, una nuova rotta (pensiamo che dopo la pandemia si debbano trovare nuove rotte e nuovi percorsi anche in mare)».

Una nuova rotta che parte da Ravenna.

«Sì, Ravenna è un punto di riferimento per tutti i navigatori, i marinai e i velisti del medio Adriatico. Ha dei servizi straordinari, il marina è importante, ci sono dei circoli velici che hanno fatto la storia della vela italiana. In più è una distanza corretta da Trieste, circa 90 miglia, impegnativa ma gestibile. Tra Ravenna e Trieste ci sono legami, dalla portualità alla cultura, legami solidi che vogliamo consolidare».

A chi è venuta l’idea? Ai triestini o ai ravennati?

«É’ venuta ai ravennati. Mi ha chiamato Matteo Plazzi ma di un’idea del genere ne avevamo parlato anche anni fa. Perciò abbiamo risposto assolutamente sì. Abbiamo fatto subito una riunione anche con Antonio Vettese e Giovani Ceccarelli e in un quarto d’ora ci siamo trovati. La comunanza di vedute e di valori è straordinaria, come fossimo parte di uno stesso circolo».

Come avverrà l’ospitalità delle barche romagnole?

«Le barche iscritte alla Go to Barcolana saranno ospitate in una zona del bacino di Trieste con un ormeggio specifico per il fine settimana della Barcolana, uno spazio loro dedicato per una grande ospitalità. Sabato pomeriggio poi, in piazza Unità d’Italia, ci sarà una bellissima cerimonia di premiazione».

Tante barche e tanti velisti nel corso degli anni hanno contribuito al successo della Barcolana. Marinai come Cino Ricci o Max Sirena. Barche come Riviera di Rimini che vinse anche un’edizione… Lei che ricordi ha di questa presenza romagnola?

La presentazione della Go To Barcolana, la Ravenna-Trieste in partenza giovedì 7 ottobre

«Cino Ricci è sicuramente uno dei nostri maestri, uno dei riferimenti di ogni velista. Recentemente, ricordo, che in occasione del 50esimo anniversario della regata mi ha invitato a non trasformare la Barcolana che è una grande festa della vela e del mare, a non snaturarla. Lo spirito che ci accomuna è vivere il mare in una dimensione ludica. C’è competizione e c’è voglia di vincere (come non ricordare per esempio il bellissimo progetto di Riviera di Rimini) ma c’è anche tanta voglia di stare assieme e condividere una passione per la vela. Questa è una grande festa del mare, con grandi velisti e progetti importanti. Ma è la festa di tutti. Il grande campione di Coppa America partecipa fianco a fianco con l’ultima barca, col velista della domenica. Ecco, noi non dobbiamo perdere questo spirito che è tipicamente adriatico. Perché, dobbiamo dirlo, in Tirreno la vela è un’altra cosa: è uno sport un po’ più elitario. In Adriatico la vela è uno sport più popolare, più diffuso e credo ce ne sono tanti di velisti adriatici che hanno fatto la storia. Uno è Cino. Ma c’è per esempio anche Max Sirena che è un altro amico della Barcolana e speriamo possa essere dei nostri anche quest’anno».

La Barcolana è quindi il ritrovo di una comunità?

«La ricchezza più grande della Barcolana è data dagli armatori, dai velisti, dai marinai, dagli appassionati che ogni anno risalgono l’Adriatico per venire a Trieste la seconda domenica di ottobre. Sono l’anima e lo spirito della Barcolana e noi cerchiamo di celebrare tante storie bellissime che ogni anno ci vengono raccontate. Anni fa per esempio consegnammo il premio fair play a un equipaggio romagnolo per la storia di un apdre e un figlio che si sono ritrovati grazie alla Barcolana dopo essersi persi di vista. Storie come questa ce ne sono tante. Ravenna e Trieste sono due città importanti dell’alto Adriatico che hanno in comune lo spirito di un andare per mare ludico, di divertimento e di gioia. Vogliamo ritrovare un senso di libertà in mare dopo i 15-18 mesi di pandemia che abbiamo alle spalle, vogliamo ritrovare i colori del mare».

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