Già accolti 21 profughi afghani a Cesena e 4 a Sarsina

I limiti del sistema di accoglienza dei Cas, i centri di accoglienza straordinaria, e le sfide che attendono anche il territorio cesenate nella gestione dell’accoglienza delle persone in fuga dall’Afghanistan e arrivate in Italia con i voli del contingente italiano. Questi i temi al centro della seduta di ieri sera della commissione 4 del consiglio comunale presieduta da Gaetano Gerbino (Cesena 2024) a cui ha partecipato il sindaco Enzo Lattuca.

Sono 44 complessivamente le disponibilità chieste alla provincia di Forlì Cesena, 37 le persone già arrivate, di cui 25 già accolti nel territorio dell’Unione Valle Savio. Di queste 4 persone parte di un unico nucleo familiare sono accolte in una delle strutture gestite dalla Misericordia nel comune di Sarsina, 21 sono accolte nel Comune di Cesena, nelle strutture gestite da Asp, e fanno parte di due nuclei familiari, uno da 6 e uno da 15 persone. Proprio il fatto che si tratti di nuclei familiari aggiunge complessità alla gestione dell’accoglienza.

«Il problema che ci siamo trovati a gestire – ha spiegato il sindaco Lattuca alla commissione – non è tanto quantitativo, quanto di appropriatezza delle strutture di accoglienza. Il sistema dei Cas, infatti, non è particolarmente adatto all’accoglienza di nuclei familiari. Anche per questo come Anci stiamo chiedendo al governo, che per ora ha indicato nei Cas il sistema per accogliere queste persone, di puntare invece sulla rete Sai, quella dedicata alla seconda accoglienza».

A connotare questo tipo di migrazione è anche l’incidenza, percentualmente più consistente, di minori, per i quali, ha riferito il sindaco ieri, «l’ufficio Scuola è al lavoro per cercare di capire come si possa gestire, in maniere intelligente e appropriata, un inserimento scolastico». Si tratta ancora di azioni preventive che devono fare i conti con il livello di incertezza che ancora riguarda lo status di queste persone.

Lattuca ha precisato come non sia stato necessario ricorrere a nuove strutture: «Asp ha fatto un importante lavoro di riorganizzazione per consentire ai nuclei familiari di rimanere uniti e di essere accolti in contesti adatti al loro essere famiglia».

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