Ghirelli: “Il campionato di Serie C deve finire sul campo”

Un giro d’orizzonti con il presidente di Lega Pro, Francesco Ghirelli, all’indomani del protocollo sanitario che sembra fatto apposta per far ripartire solo la Serie A, era necessario. Pur riconoscendo che il protocollo sia, così com’è ora, inaccessibile o quasi per le società di Serie C, il numero uno della Lega Pro è però convinto che presto sarà rivisto e quando toccherà alla terza serie ripartire (perché dovrà farlo) la situazione sarà migliore.

Presidente Ghirelli, cosa ne pensa del protocollo sanitario, non le sembra un po’ complicato per la Serie C?

«Più che complicato direi durissimo. Bisogna però considerare due aspetti. Il primo è che è obbligatorio se si vuole tornare a giocare a calcio, il secondo è che la settimana scorsa, quando c’è stata l’assemblea generale tra Serie A, Serie B, Serie C e Serie D ho detto a Gravina che se la tempistica sarà accelerata, allora il mio vagone non riuscirà a stare dietro alla motrice».

Secondo il protocollo la Serie C dovrà essere l’ultima categoria a ripartire e questa è una novità che non era emersa nella prima riunione. Lei ha ipotizzato nel frattempo una data?

«Non mi piace tirare a caso le date: penso che sarebbe decisamente più facile vincere al Superenalotto. Però, se proprio dobbiamo e vogliamo sbilanciarci su questo argomento, volendo individuare un periodo per tornare in campo, diciamo che nel mese di luglio la situazione dovrebbe essere migliore di quell’attuale».

Ma c’è una deadline oltre alla quale non si può andare per la fine del campionato? Una linea ragionevole che non possa essere assolutamente oltrepassata per non compromettere la stagione successiva?

«No, per il semplice motivo che, come ha sostenuto Gravina, i campionati vanno terminati, il nostro vincolo è l’Europa».

Però così si sconfina sul territorio della prossima stagione che ha bisogno di un periodo per il mercato, di una fase per il ritiro delle squadre e del precampionato, a meno che non si decida di cominciare la nuova stagione all’inizio del 2021, come ha già fatto intendere Galliani pochi giorni fa.

«Bisogna capire che siamo davanti ad una guerra sanitaria, che è molto più di un’emergenza. Come in tempo di guerra, anche adesso bisogna cominciare a pensare in modo diverso. La famosa pausa che si fa in estate la si sta facendo adesso, molti hanno usufruito del periodo in ferie, ragion per cui non c’è motivo, una volta terminata questa stagione, di osservare un lungo periodo di riposo. Chiuso questo campionato, basteranno 20 giorni nei quali sarà fatto il mercato e poi si ripartirà subito con la stagione 2020-2021 che magari potrà essere più compressa».

Il protocollo richiede costi eccessivi per i club di terza serie, in tempi come questi come si può chiedere a presidenti-mecenati definiti così da Galliani, di pagare hotel a 50 persone per quasi due mesi?

«Vanno trovate forme di sostegno. Io, per esempio, ho avanzato l’ipotesi di costituire un fondo dove l’1 per cento delle scommesse vada al mondo del calcio, oppure c’è la Fifa che si attiverà per abbassare i costi. E poi consideriamo un altro aspetto».

Quale?

«Il protocollo può essere rivisto perché tra due mesi si presume che la situazione sia migliorata, siano stati fatti progressi, quindi sia meno rigido rispetto ad adesso. È chiaro che in questo momento sono il primo a dire che noi come terza serie non possiamo assolutamente partire in queste condizioni e non a caso prima ho fatto la metafora della motrice e del vagone, ma più avanti sarà diverso».

E in caso di nuovo contagio è stato predisposto un eventuale piano B?

«Questo sarebbe un disastro. Noi dobbiamo soltanto evitare che un’infezione scateni un focolaio. A Pasqua molta gente è uscita lo stesso, ora vediamo subito se ci saranno le conseguenza di questi comportamenti perché se ci saranno si allungheranno tutte le tempistiche».

L’idea di un fondo di garanzia per i club di Lega Pro con mutualità da parte di Serie A e B potrebbe trovare ostacoli se la Serie C alla fine non scendesse in campo?

«Qui con me sfonda una porta aperta a tal proposito. Mi limito solo a dire: magari si facesse come in Premier League o in Bundesliga dove dalla categoria maggiore vengono riversati dei soldi alle categorie inferiori, se lo facesse anche la Serie A diventerebbe veramente il punto di riferimento per tutti».

La sensazione è che bisognerà convivere con questo mostro finché non verrà trovato il vaccino e non sarà breve la ricerca. Questo vuol dire che…

«La fermo subito, so già dove vuole arrivare e ahimè temo proprio che sarà così. Si riferisce alle partite a porte chiuse, si riferisce al fatto che fino al vaccino le partite saranno giocate senza pubblico».

Proprio così…

«E allora dico che non sarà un bello spettacolo perché il calcio ma lo sport tutto prevede il pubblico alle partite, senza i tifosi non è la stessa cosa. Però non vedo soluzioni, come si può pensare che dopo un gol la gente si possa abbracciare, oppure possa entrare allo stadio senza essere controllata quando ci deve essere almeno un metro e mezzo di distanza? Pensi che l’anno scorso avevamo svolto un lavoro certosino sugli stadi tra seggiolini e altro ancora portando 600mila spettatori in più e alla fine noi siamo stati i primi a sospendere il campionato a febbraio, e ora fa male questa prospettiva di vedere le partite a porte chiuse».

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