“Genderful-corpi/identità”: moda, danza e libertà

Viviamo in un tempo in cui l’identità di genere è sempre più fluttuante, mobile. Corpi e abiti possono essere strumenti di libertà, senza limiti di età, taglia, maschile o femminile.

Stasera alle ore 21.30, nella cornice di piazza Malatesta a Rimini, va in scena la sfilata-performance del brand Simon Cracker che, attraverso la danza e gli abiti, tra effetti di luce e suoni, affronta il tema della nozione di genere e quello delle pari opportunità. Il marchio è disegnato dal cesenate Simone Botte, stilista già selezionato dalla Camera della moda italiana e finalista al contest di Vogue Italia. Un evento che vede la direzione artistica di Angela Piegari e che fa parte del progetto Genderful-corpi/identità.

Un suggestivo susseguirsi di corpi in libertà, avvolti negli abiti di Simon Cracker, brand conosciuto per il suo utilizzo dell’upcycling (creare capi che nascono da altri capi rielaborati, smontati e rimontati in modo nuovo). Una vera e propria festa, che coinvolge modelli professionisti e ballerini guidati dalla maestria di Claudio Gasparotto, che accompagnerà il pubblico alla scoperta del corpo e della sua libertà. E per il danzatore e coreografo riminese è proprio il corpo lo “strumento” per imparare l’arte di vivere.

Gasparotto, da dove è nata l’idea di collaborare con il brand Simon Cracker per questo progetto?

«L’idea nasce da Angela Piegari, che aveva già lavorato con Simone nel 2019 con una sfilata al Fulgor per celebrare la diversità. Personalmente trovo interessante il suo lavoro realizzato con tessuti e capi smontati e ricreati. Mi piace l’etica della sua filosofia progettuale».

La sua coreografia si baserà soprattutto sulla scoperta del proprio corpo. È un argomento che le sta particolarmente a cuore?

«Come potrebbe non starmi a cuore? Credo che il corpo sia lo strumento più squisito per imparare l’arte di vivere. Anche nel mio lavoro come formatore e coreografo desidero che i danzatori, professionisti o no, possano sentirsi veri, che possano trovare la propria verità per creare un dialogo democratico. Sarà interessante vedere in scena la metafora dell’interdipendenza. L’immagine della “Rete di Indra” rivela il segreto dell’universo e ci lancia una sfida come persone e come performer. Al punto di intersezione di ogni nodo della rete c’è una gemma luminosa dalla superficie riflettente, interdipendente dalla luce di tutte le altre: se ne appare una, appaiono tutte, se anche una non appare, non appare nessuna. È una metafora molto antica che contiene una verità fondamentale per capire l’interdipendenza di tutte le cose. Anche nella performance siamo legati gli uni agli altri da legami energetici che collegano i performer ai modelli, i modelli alla scena, l’intera scena al pubblico. La parola chiave è ascolto».

Ma in fatto di questioni di genere l’Italia è un Paese arretrato?

«L’Italia è un Paese strano: come nella commedia dell’arte, il non detto è più importante della dichiarazione. L’Italia non è un Paese arretrato, tuttavia a proposito di genere rivela credenze, pregiudizi e illuminazioni, perché il corpo sessuato non è un dato biologico ma una costruzione culturale. Come ha scritto Sandro Penna: “Beato chi è diverso, essendo egli diverso, ma guai a chi è diverso essendo egli comune”».

Ore 21.30 Info: www.facebook.com/GenderfulRimini

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