Gelate, costo manodopera e Covid, ma Apofruit rilancia l’ortofrutta

Stefano Bonaccini, presidente della Regione Emilia-Romagna, ha visitato Apofruit Italia nel modernissimo impianto di Longiano, dedicato al ritiro e alla lavorazione dei prodotti biologici. Presenti anche i sindaci di Longiano Ermes Battistini, di Cesena Enzo Lattuca e i consiglieri regionali Lia Montalti e Massimo Bulbi.

Si è trattato per Apofruit della prima iniziativa in presenza dopo l’emergenza COVID, pandemia che ha fatto saltare la ricorrenza del 60esimo e di conseguenza tutte le varie iniziative che erano state previste per il 2020. Un anno nel corso del quale si sono inasprite le difficoltà che pesano sul settore ortofrutticolo come la mancanza di prodotto, falcidiato dalle gelate tardive, il costo della manodopera e gli attacchi degli insetti fitofagi, elementi che giocano un ruolo frenante nella competitività dell’ortofrutta italiana verso i competitor stranieri. Ma è stata anche l’occasione, per il direttore generale del Gruppo Apofruit Ernesto Fornari e per il presidente di Apofruit Italia Mirco Zanotti, per illustrare la composita storia del Gruppo cesenate, dall’albero genealogico intensamente ramificato sbocciato nell’effervescenza ortofrutticola degli anni ‘60, che ha portato, come ha evidenziato Bonaccini, “ad un gruppo italiano di peso internazionale” (3200 soci, 235 milioni di euro di fatturato a fronte di 169 mila tonnellate di prodotto conferito, 12 stabilimenti, 11 centri di ritiro e stoccaggio dove lavorano 179 dipendenti fissi e 1.972 stagionali).

Oggi la cooperativa si distingue anche per la più grande innovazione varietale mai realizzata in Italia, carta che si giocherà sui mercati internazionali, laddove la competizione è più dura, sia per i prodotti a marca che per il biologico e per la produzione integrata di alta qualità. «Ma – come ha evidenziato il presidente Bonaccini – da soli si va veloci ma insieme si va più lontano». E dunque anche l’ortofrutticoltura ha bisogno di sostegni. «Qualcosa in più – come ha evidenziato Ernesto Fornari – delle assicurazioni contro le gelate che non sono più sufficienti».

«Abbiamo anche altri strumenti – gli ha fatto eco il presidente Bonaccini – il primo è rappresentato dalle risorse del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) da oltre 230 miliardi euro. Governo e territori dovranno dimostrare di saper accompagnare l’utilizzo di questi investimenti, nessun Governo può farlo da solo. Per quanto ci riguarda dobbiamo essere seri, puntare a creare lavoro, acquisire clienti ed innovare. In questo momento ci giochiamo il futuro del Paese». «Prima o poi – ha affermato Bonaccini – ci sarà una riforma che destini alle regioni che sanno e possono investire le risorse che altre non hanno impiegato. Noi abbiamo terminato di impegnare i 2 miliardi e 400 milioni del 2014/2020 già nel 2019, se ci avessero dato un miliardo in più ne avrebbero beneficiato imprese, comuni, università. Ora, potrebbe succedere che, nonostante la Brexit, l’Italia possa avere una dotazione maggiore e l’Emilia-Romagna potrebbe arrivare ad oltre 3 miliardi di euro. Nei sette anni passati la metà sono stati messi sul piano di sviluppo rurale e dunque anche sui progetti di ricerca e innovazione che vede in campo Apofruit. Dovremmo essere in grado di far uscire i primi bandi appena possibile e saper essere flessibili poiché le priorità cambiano, ma in fretta, poiché nessun progetto è giusto se viene attuato fuori dai tempi dovuti».

«Un altro dei temi su cui investire – ha proseguito il presidente della Regione, citando i numeri vicini allo zero del rapporto incidenti e ore lavorate in Apofruit – è quello della sicurezza. Voi siete la dimostrazione che non è vero che non si possa vincere la sfida. Ci sono costi ma è una battaglia di civiltà non rischiare la vita e la salute andando a lavorare». Altro tasto battuto con enfasi da Stefano Bonaccini è stato quello della sostenibilità e la transizione ecologica «in cui – ha evidenziato – abbiamo investito 30 miliardi di euro. Dobbiamo avere la consapevolezza che se mettiamo in contrapposizione l’ambiente con il lavoro non ne usciamo più. Abbiamo bisogno di garantire che dentro la green economy ci siano non solo opportunità per migliorare l’ambiente in cui viviamo, a partire dalla lotta ai cambiamenti climatici, ma anche il tema dell’occupazione, che significa vita e dignità».

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