Gelate, conto salato:danni in Romagna per oltre 200 milioni

Un dramma da 200 milioni di danni ha investito la Romagna. E per il Ravennate è il secondo anno consecutivo. Le gelate di marzo e aprile, giunte su fioriture in anticipo di 20 giorni, hanno devastato l’ortofrutta italiano, che ha totalizzato 860 milioni di danni, 232 dei quali concentrati in Emilia Romagna. «Dei danni riscontrati a livello regionale però circa il 90 per cento sono sulle spalle della Romagna, soprattutto Forlivese, Cesenate e Ravennate. E sa quale aspetto è più frustrante? Sui tg nazionali abbiamo visto le immagini delle colline francesi, e non la situazione del polo produttivo più importante in Italia». L’amarezza di Davide Vernocchi, coordinatore del settore ortofrutticolo di Alleanza Cooperative Agroalimentari, rappresenta tutto un settore che fatica a vedere una prospettiva, scosso dagli eventi di alterazione del clima. Ravennate, è anche presidente di ApoConerpo, un consorzio di produttori che raggruppa 6mila agricoltori in ampia maggioranza romagnoli (1500 solo quelli della provincia bizantina) e assicura che «questa situazione impedirà, come accaduto l’anno scorso, a circa 2500 stagionali romagnoli di lavorare. E sappiamo invece quanto sarebbe in questo momento importante garantire occupazione».

La mancanza di materia prima da raccogliere, movimentare e trasformare sarà del resto molto seria. Il 2021 per le albicocche rappresenta il nuovo minimo storico nazionale degli ultimi 20 anni, mentre a livello regionale le perdite sono sì importanti ma la situazione è in miglioramento rispetto al 2020. Rispetto al potenziale di 85.000 tonnellate presente prima del gelo, le perdite sono state valutate in 44.000 tonnellate, equivalente a oltre il 50% del potenziale, a detrimento quasi esclusivamente romagnolo. Quanto ai danni, ammontano a 30 milioni di euro quelli relativi alla produzione, ai quali vanno aggiunti quelli della fase del post raccolto (8,7 milioni di euro) e dell’indotto, pari a 17,5 milioni di euro. Più grave la situazione per il pesco: il potenziale era di 185.000 tonnellate la nuova previsione si ferma a 82.000 tonnellate, con oltre 103.000 perse, quasi il 60 per cento, concentrato in Romagna. Un danno che per il mondo produttivo di questa merceologia arriva a ben 50,5 milioni di euro, per la realtà “post raccolta” tocca i 21 milioni di euro e che sull’indotto supererà i 31 milioni di euro. Per le susine le percentuali di perdita in Emilia-Romagna sono ancora più negative: si parla di -71% rispetto al potenziale, con 60.000 tonnellate perse e una nuova stima assestata su 25.000 tonnellate contro le 85.000 iniziali. La quantificazione del danno economico alla produzione è di oltre 30 milioni di euro. Ammontano rispettivamente a 12 e a 24 milioni le stime dei danni economici di post raccolta e indotto. Più ridimensionato il danno per le ciliegie, dove però la gelata ha colpito più la Romagna rispetto all’altro significativo polo che gravita sul Modenese. A livello regionale le perdite dovute al gelo si attestano su circa 1.800 tonnellate, corrispondenti ad una riduzione del 13% rispetto al potenziale presente prima delle gelate. Quindi in questo caso i danni si sono rivelati più contenuti. Saranno 12.300 le tonnellate attese. Per il ciliegio sono stimati in 5 milioni di euro i danni alla produzione, mezzo milione quelli per il post raccolta e 1,2 milioni la perdita dell’indotto. «Dobbiamo trovare nuovi modi per difenderci, con ricerca, tecnologia, nuove tecniche di difesa antibrina – prosegue Vernocchi -. In Francia poi vediamo che i prodotti nazionali, pur con prezzi “ritoccati” per la mancanza di materia prima, vengono difesi anche sui banchi della grande distribuzione. Infine serve più alleanza di territorio: i danni sulla Romagna sono sempre sottovalutati, prima a livello mediatico e poi economico».

Commenti

Lascia un commento

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui