Gaza, l’allarme della ong riminese: «E’ un disastro, la gente fugge»

Da Gaza, proprio al centro del conflitto tra Israele e Palestina, la ong riminese “Educaid” lancia l’allarme: «È un disastro, durante i bombardamenti la gente non sa dove scappare».

A spiegarlo è Riccardo Sirri, direttore dell’organizzazione non governativa. «Abbiamo una sede nella zona del West Bank e lì la situazione è molto tesa, anche se l’area più tesa è quella di Gerusalemme. Siamo in una situazione di attesa e in qualche modo dell’evolversi dei vari eventi – spiega Sirri -. Le nostre attività sono ancora in corso, ma con grande preoccupazione».

Ben diversa è la situazione nella Striscia di Gaza, dove Educaid porta avanti due progetti. «È un disastro – afferma Sirri -. I bombardamenti hanno colpito in maniera pesante. Nel nostro centro, che ora è chiuso, ci sono operatori locali e alcune di queste persone hanno perso la casa. Ci stiamo impegnando per trovare per loro una collocazione e usare il nostro centro, che non nasce come centro di emergenza, per l’accoglienza di quelli che sono rimasti senza un posto in cui andare».

Muoversi per dare riparo ai cittadini è tanto importante quanto difficile. «Durante i bombardamenti la gente non sa dove scappare – sottolinea il direttore di Educaid -, devono rimanere all’interno di quei 40 chilometri e a differenza del passato luoghi come gli edifici scolastici o le sedi delle Nazioni uniti non sono tutelati. Anche queste realtà sono diventate target».

A Gaza, Educaid porta avanti due progetti. Il primo è Centro per la vita indipendente per persone con disabilità a Gaza City, realizzato all’interno del progetto “I-can: indipendence, capabilities, autonomy, inclusion” finanziato dall’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo. Il centro ha come obiettivo quello di promuovere l’indipendenza e l’autodeterminazione delle persone disabili.

Più di recente era in corso anche il progetto Desi, promosso con il contributo della Regione, per fronteggiare l’emergenza pandemica, dal punto di vista educativo e di prevenzione sanitaria. Ora la situazione è «al limite» come mai lo è stata durante gli anni di permanenza di Educaid in Palestina. «C’è grande preoccupazione, ogni giorno abbiamo contatti con i nostri operatori per capire se sono ancora in vita – conclude Sirri -. Ovviamente ci auguriamo che tutto abbia presto una fine».

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