Gatteo Mare, stuprata in spiaggia: il violentatore confessa al giudice e viene condannato

Stupro alla foce del Rubicone. Davanti al giudice, in rito abbreviato, il violentatore ha messo nero su bianco le sue responsabilità. Ed è stato condannato ad una pena di 4 anni, 5 mesi e 10 giorni di reclusione. Con un risarcimento danni di 50 mila euro da erogare alla vittima della brutale aggressione. Il tutto a nemmeno 10 mesi di distanza dai fatti che risalgono all’11 febbraio scorso.

All’epoca erano serviti poco più di un mese e mezzo di indagini, serrate e meticolose, da parte dei carabinieri della compagnia di Cesenatico, per arrivare al volto ed al nome di Y.B., 33enne di origini marocchine, irregolare sul territorio nazionale: ossia l’uomo che aveva picchiato selvaggiamente e violentato una imprenditrice 60enne residente nella zona del Rubicone.

Una settimana dopo l’aggressione aveva infatti ripiegato in Veneto, dove i militari del capitano Francesco Annunziata erano riusciti a rintracciarlo ed ammanettarlo.

L’11 febbraio la vittima, come sua abitudine, stava facendo una passeggiata serale nella zona dei camminamenti, del molo e della spiaggia alla foce del Rubicone.

È qui che la donna era stata raggiunta dal bruto: che dopo averle rivolto brevemente la parola l’aveva assalita. La donna era stata trascinata in spiaggia e picchiata selvaggiamente, in particolar modo al volto. Negli intenti dello stupratore c’era di renderla inoffensiva (mentre lei tentava di difendersi gridando e graffiando) per poterla violentare. I referti stilati in pronto soccorso parlavano di pesanti ecchimosi e contusioni al volto ed alle braccia, e di uno stupro completo che è stato tentato ripetutamente dal violentatore, il quale dopo aver lottato non è riuscito portare a termine la sua atrocità.

L’uomo era poi scappato, lasciando a terra la vittima, soccorsa e trasportata in ospedale dal 118 per le cure necessarie. Le indagini dei carabinieri erano partite subito in maniera massiccia e hanno fatto leva su più fattori. La “figura” del 33enne magrebino era stata ripresa da più angolazioni da telecamere della zona mentre si allontanava dopo la violenza. In particolar modo mentre transitava nei pressi di un hotel, buttando a terra un mozzicone di sigaretta. Una “Winston” sequestrata dai carabinieri e dalla quale è stato possibile estrarre il Dna di Y.B..

Le migliaia di numeri telefonici agganciati alle celle vicine al luogo dell’ultima inquadratura al 33enne sono stati pian piano presi in esame dai militari. Che continuavano anche a seguire la pista della sigaretta gettata a terra. Ad un tabaccaio del centro quella figura dei video non era nuova. «È circa sei mesi che viene qui a comprare le stesse Winston» aveva riferito agli investigatori. Mostrando anche sue immagini registrate nel bar-tabacchi. Y.B. abitava a casa di parenti a ridosso del centro di Gatteo Mare. Ma essendo clandestino non risultava registrato da nessuna parte ed inoltre a quasi una settimana dallo stupro, si era fatto portare in stazione a Bellaria. Dove aveva acquistato un biglietto di treno che potesse trasportarlo fino alla zona di Verona, nel piccolo comune di Boschi Sant’Anna dove conviveva con un connazionale. Quando è stato catturato, con sé oltre al telefonino aveva ancora anche i vestiti identici a quelli usati la sera dello stupro. Se in un primo momento, dopo l’arresto, non aveva risposto alle domande del Gip ma aveva fatto sapere che secondo lui a commettere la violenza sessuale era stata “un’altra persona straniera”, al processo nell’aula del giudice Ilaria Rosati (difeso dall’avvocato Massimiliano Orru) il 33enne non si è neppure presentato. Consegnando delle memorie scritte nelle quali chiedendo scusa alla vittima ammetteva le sue responsabilità. Il che ha portato all’inevitabile condanna, ridotta di un terzo per il rito di giudizio in Abbreviato.

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