Gatteo, l’appello del nonno: “Aiutate la mia nipotina ammalata di distrofia”

Non è facile essere caregiver di una bimba con una disabilità grave. E lo è ancora meno se quel ruolo di assistenza ci si ritrova a ricoprirlo in modo un po’ imprevisto, da nonni. Quelle difficoltà ha imparato a conoscerle bene il nonno di una bimba di 10 anni di Gatteo, affetta da distrofia muscolare.


Piove sul bagnato

Il peggioramento delle condizioni della mamma di sua nipote, che soffre della sua stessa patologia, è il momento che ha segnato una svolta per un pensionato, che si è trovato ad avere un ruolo fondamentale nella vita della nipotina.
«La mamma è stata ricoverata, ma il peggioramento della malattia è stato tale che si è reso necessario trasferirla in una struttura. Da quando si è separato dalla mamma della bambina, mio figlio vive con me. Siamo due uomini, un pensionato e un artigiano a dovere accudire da soli una ragazzina di 10 anni».
Il figlio è artigiano, «lavora molto, e la bambina da quando è a scuola per la maggior parte del tempo è con me, ma non so quanto a lungo riusciremo a resistere».
I servizi sociali dell’Unione conoscono il caso e seguono sia la madre che la bambina. Proprio a loro e al Comune di Gatteo il nonno si è rivolto più volte cercando una soluzione stabile per aiutare sua nipote.


Le difficoltà

«Quando abbiamo capito che la mamma sarebbe stata trasferita in una struttura – racconta l’uomo – ho proposto di metterla in una casa famiglia, o comunque in un posto attrezzato per le sue esigenze sanitarie, ma dove potesse stare anche con la figlia, magari un paio di pomeriggi alla settimana, così da dare sollievo a noi e aiutarle a mantenere un legame. Mi è stato detto però che non è possibile».
Quella che preoccupa il nonno è la quotidianità. Lo angoscia il momento in cui la nipote da bambina diventerà ragazza dovrà imparare a gestire anche il ciclo mestruale, lo angoscia l’idea di non riuscire a resistere a lungo e che a risentire di tutto questo sia la nipote.


Il timore e la richiesta di aiuto

La paura più grande è possa essere trasferita in una comunità: «Da quando la mamma è stata ricoverata, mi chiama continuamente, ha solo la parola “nonno” in bocca».
Quello che chiede è di poter avere accesso «almeno a un contributo economico per sostenere le spese per assumere una donna che ci aiuti in casa a prenderci cura di lei». La bambina prende un contributo di invalidità di circa 500 euro al mese, «ma non bastano. Ci serve un supporto, non chiedo altro».

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