Gambettola, stilista ucraina in fuga coi figli davanti a un bivio

Dall’Ucraina a Gambettola, con un sogno: continuare a fare la stilista e creare vestiti da cerimonia per bambini. Alina Gheorghilas, 36 anni, è sarta da tre generazioni a Cern Uti, città ucraina vicina al confine con Moldavia e Romania. Maneggia ago e filo da quando aveva 14 anni e aveva avviato un atelier nella sua città, oltre ad aver curato sfilate di moda a Odessa. Ora il futuro in Ucraina è molto fosco. Vorrebbe rientrare a casa, ma dopo due mesi i due bambini si sono innamorati dell’Italia, e di Gambettola in particolare, e quella che sembrava una dolorosa parentesi potrebbe trasformarsi in una scelta duratura.

Radici in una terra senza pace

Cern Uti oggi si trova in Ucraina, ma fino al 1944 si chiamava Ernovicy e faceva parte della Romania. Posta sul fiume Prut, prima dello scoppio della sporca guerra decisa da Putin, contava circa 265.000 abitanti ed era un fiorente centro commerciale, con industrie alimentari, meccaniche e tessili. Aveva inoltre un’università fin dal 1875. Occupata dalla Russia durante la prima guerra mondiale, poi incorporata alla Romania, annessa all’Urss il 28 giugno 194, tornata alla Romania nel 1941, venne poi da questa ceduta all’Ucraina dopo la seconda guerra mondiale, in forza del trattato di pace del 10 febbraio 1947. Da febbraio di quest’anno gli abitanti hanno vissuto il terrore di un nuovo conflitto, con molti allarmi aerei, alla fine senza bombardamenti, ma con angoscianti corse nei rifugi. La nonna Lena, sarta 86enne, vive ancora in Ucraina, mentre mamma Marjia, 58 anni ex sarta, abita a Gambettola, dove da due mesi è riparata anche Alina Gheorghilas, con i due figlioletti Dorian e Roman, il primo 15enne e il secondo di 7 anni. «Sono nata a Ernovicy – racconta Marija – e mi sono sposata con un moldavo. Sono emigrata da lui a fare la bracciante agricola. Poi sono nate Liliana, Carolina e Alina. Nel 2000 ho divorziato e con le mie bambine sono ritornata in Ucraina a fare la sarta. Ma nel 2014, con la guerra in Donbass, ho perso il lavoro, ho lasciato le figlie in Ucraina e sono venuta a lavorare a Savignano, come badante. Poi ho conosciuto Gaetano di Gambettola e mi sono trasferita lì, cambiando lavoro. Quando è scoppiata la guerra, ho chiesto a mia figlia di venire da noi a Gambettola, portando i due bambini».

Sospesa tra due mondi

Alina ripercorre il dramma in corso: «Allo scoppio della guerra, hanno chiuso le scuole. Tutti i giorni c’era l’allarme aereo e con i miei figli scappavamo col cuore in gola nei rifugi. Allora ho accettato l’invito di mia madre e sono arrivata a Gambettola. I miei ragazzi si sono subiti innamorati di questa città, si sono divertiti pazzamente al carnevale a Pasquetta e sono rimasti affascinati dalla Mostrascambio, dal parco Fellini e dai suoi giochi e da tante altre iniziative. Adesso ho deciso di tornare in Ucraina. Mio marito Dumitri, detto Michele, qui ha trovato lavoro come muratore. I miei figli non vorrebbero più ritornare a CernăUti, ma devono andare a scuola». Per Alina, «la Romagna è una regione splendida e Gambettola è una città speciale». Precisa di volere «lavorare e dare un futuro ai miei due figli. Dorian è anche un ballerino e Roman deve tornare a scuola ed entrambi devono tornare a frequentare amici. Anche a me piace il calore della gente romagnola, la vivacità e le belle cose che abbiamo trovato. Però ho dovuto lasciare il mio atelier di moda là in Ucraina. In Romagna ho cercato invano lavoro, ma per ora non l’ho trovato. Vorrei continuare a fare la sarta e tornare a fare vestiti, come quando ricevevo tanti premi. Non potrò rifare sfilate di moda a Odessa, ma vorrei tornare a cucire e dare un futuro dignitoso alla mia famiglia. Però i miei figli vorrebbero rimanere qui».

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