Gambettola, l’ex sindaca: «Quando Federico Fellini disse no alla cittadinanza onoraria»

Una delle prime sindache donna nell’area Rubicone è stata Diana Venturi. Nata a Gambettola 75 anni fa, si diplomò all’istituto magistrale di Forlimpopoli. Poi fece l’insegnante per una dozzina d’anni tra Bologna, Torriana e Gatteo Mare, prima di ottenere l’avvicinamento a Gambettola.

La carriera politica

Nel febbraio 1976 venne nominata sindaca nelle fila del Pci, incarico che svolse fino al luglio 1990, inframezzato da un periodo di 5 anni come vice sindaca (da novembre 1976 a settembre 1981). «Allora le quote rosa non esistevano e le sindache donna erano pochissime. Quando imparavo che c’era un nuova eletta inviavo un telegramma di congratulazioni con scritto “benvenuta nel ristretto club”».

Lama e Fellini

Durante il suo mandato, nel 1985 l’amministrazione comunale concesse la cittadinanza onoraria al sindacalista-parlamentare Luciano Lama, nato a Gambettola. Se la cittadinanza onoraria a Lama andò a buon fine, però la proposta di un’altra cittadinanza le venne rifiutata: «Lama fu veramente felice della nostra decisione – ricorda Venturi – non altrettanto Federico Fellini che pure avremmo voluto insignire dello stesso titolo». Ma il grande regista che aveva parenti a Gambettola, città dove vissero i nonni e i genitori, non accolse la proposta: «Era un tipo molto schivo che non gradiva stare al centro di iniziative pubbliche. Veniva a trovare le cugine Iole e Fernanda, ma arrivava sempre verso sera, senza far sapere a nessuno. La cugina Iole poi mi ha riferito di varie somme che Fellini le lasciava da destinare a persone bisognose del posto, ma con la promessa del suo completo anonimato».

Le scuole realizzate

Sono stati vari i lavori pubblici nell’era Venturi: «Anche per deformazione professionale visto che ero insegnante – dice – furono vari gli investimenti nelle scuole. Mi sono infatti occupata dell’acquisto del fabbricato dell’attuale scuola media dall’Istituto Missioni Consolata. Mi sono recata a Torino dove c’è la casa madre dell’ordine e ho trattato l’acquisto. Spendemmo allora 1 miliardo e 100 milioni di lire per il fabbricato e il terreno annesso, dove poi costruimmo la palestra. Per questo secondo investimento sono riuscita a ottenere un contributo di 600 milioni di lire dalla Regione. Poi istituimmo la materna “Rodari” in via Soprarigossa, il cui fabbricato ci arrivò con uno scambio pubblico-privato. Altra scuola costruita nel mio mandato fu l’asilo nido intercomunale di via Udine. Allora esisteva un consorzio di Comuni e la struttura doveva servire anche Longiano che in seguito ne creò una sua. Facemmo vari interventi anche sugli impianti sportivi, in appoggio alle società cittadine».

Eventi, Sacta e Fabbrica

Grande impulso venne dato anche alle manifestazioni popolari: «Il mio assessore al commercio, Gaetano Vitobello, ebbe l’idea di istituire la Mostrascambio, che oggi è una delle maggiori manifestazioni della città. Con il Comitato del Folclore collaborai sia con Romano Farfani sia con Remigio Pirini che in quegli anni si avvicendarono». «Per la Sacta tutti i sindaci si sono confrontati con la proprietà Passerini per uno sblocco dell’area. Nel mio caso le trattative non andarono a buon fine, in quanto chiedeva un’urbanizzazione residenziale troppo alta, senza la necessaria contropartita in servizi alla città». «Quando scoppiò la vicenda de “La Fabbrica” del cemento che veniva dismessa, le maestranze inizialmente si opposero per la perdita di posti di lavoro. Poi si accordarono con i prepensionamenti».

Il ritorno a insegnare

«Ho celebrato oltre una ventina di matrimoni civili – ricorda – Dopo il periodo da sindaca, sono tornata a fare l’insegnante, fino a quando sono andata in pensione. Avevo mantenuto qualche incarico nel partito e ho fatto parte di alcuni consigli d’amministrazione, come l’ex macello di San Mauro Pascoli o il Consorzio trasporti provinciale (oggi Start Romagna). Sono un’accanita lettrice e i libri mi piace comprarli, così ne ho la casa piena».

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