Gambettola, il piccolo Diego morto a meno di due anni dopo il ricovero al Bufalini: esposto dei genitori

I medici hanno avanzato numerose ipotesi, una forma di meningite, un virus raro, una miocardite, persino il Covid, per tentare di motivare ai genitori una tragedia che ad ora è inspiegabile, la perdita del loro unico figlio, di non ancora due anni – li avrebbe compiuti il 24 luglio – deceduto venerdì 18 giugno. Ma la mamma e il papà di Diego Georgiev, che abitava con la sua famiglia a Gambettola, non solo non sanno ancora di cosa sia morto il piccolo, ma non riescono a capacitarsi del perché dall’ospedale Bufalini di Cesena, dov’era stato inizialmente ricoverato, pur avendo compreso l’estrema gravità della situazione, abbiano lasciato passare tempo prezioso prima di attuare quello che avevano stabilito già da diverse ore, ossia il trasferimento nel più attrezzato presidio di Sant’Orsola a Bologna. Per questo, per fare piena luce sui fatti, hanno deciso di affidarsi allo studio legale Studio3A-Valore S.p.A. e di sporgere denuncia, lunedì 21 giugno, nella stazione dei carabinieri di Cesena chiedendo alla Procura di disporre un’autopsia “terza”, nominando un suo consulente medico legale, per accertare le cause del decesso ed eventuali responsabilità dei sanitari, in luogo del riscontro diagnostico che si sarebbe dovuto effettuare quest’oggi, martedì 22 giugno, su iniziativa interna dell’azienda sanitaria felsinea.

Il piccolo Diego Georgiev

Diego era il primogenito di una giovane coppia di origine bulgara ma da una vita in Italia, Angel e Vania, rispettivamente 35 e 31 anni, da tempo cittadini italiani: il bambino è nato a Cesena. Non aveva mai sofferto di alcuna patologia e anche la lieve alterazione manifestatasi lunedì 14 giugno sembra una febbricola di passaggio: la mamma gli dà la Tachipirina, la temperatura scende e martedì il bimbo è già sfebbrato. Ma mercoledì la febbre torna a salire, Diego comincia a tremare e allora i genitori lo portano dalla sua pediatra, che gli riscontra delle placche prescrivendogli del Nurofen. Ma nel pomeriggio la temperatura continua a salire, oltre i 38 gradi, il piccino inizia anche a vomitare, di qui la decisione di mamma e papà di condurlo al Pronto Soccorso del Bufalini e quindi in Pediatria, dove, nonostante la somministrazione di un farmaco antiemetico, le crisi di vomito non cessano, tanto che si rende necessaria una flebo per reintegrare i liquidi.

Giovedì mattina il bambino sta un po’ meglio, il peggio pare passato, mangia anche qualcosa, ma quello stesso pomeriggio la situazione precipita: la febbre schizza sopra i 39, la Tachipirina non sortisce più alcun effetto, suda e non risponde più agli stimoli: la pressione è alle stelle. Allarmata, in serata la pediatra di turno mobilita anche colleghi di altri reparti per un consulto urgente, in particolare della Cardiologia, perché sembra che i problemi siano legati al cuore, che fa fatica a “pompare”, e si paventano possibili danni cerebrali. Il piccolo paziente, prima di essere trasportato in Terapia Intensiva, viene visto anche e soprattutto dal primario di Pediatria ed è proprio proprio lui, alle 2 della notte, a informare i genitori, in spasmodica attesa nella saletta dell’ospedale, che la situazione è grave e che alle 7 del mattino (di venerdì 18 giugno) il loro figlioletto sarà trasferito al Sant’Orsola di Bologna.

Ma passano le 7, le 8, le 9, le 10 e le 11 e il piccolo non parte: mamma e papà non riescono a capire cosa stiano aspettando i medici cesenati. Finalmente, attorno alle 11.30, l’ambulanza con il piccolo si muove alla volta di Bologna: neanche il tempo di mettere piede al Sant’Orsola che il bambino collassa e viene ripreso per i capelli dai medici che lo stanno aspettando e che spiegano subito ai genitori che le sue condizioni sono critiche e che il loro figlioletto versa in grave pericolo di vita.

I sanitari decidono di sottoporlo a un delicato intervento al cuore programmato per quella sera stessa, ma Diego in sala operatoria non ci arriverà: spira alle 19.30. Alla notizia ai genitori crolla il mondo addosso e iniziano a insorgere in loro dubbi e interrogativi sulla gestione del “Bufalini”. Attraverso la consulente legale dott.ssa Sara Donati, la mamma e il papà del bambino si sono dunque affidati a Studio3A-Valore S.p.A., società specializzata a livello nazionale nel risarcimento danni e nella tutela dei diritti dei cittadini, e ieri hanno presentato un esposto diretto alla magistratura. “A Bologna ci hanno detto che, se solo Diego fosse arrivato con un po’ più di forza, se solo avessero avuto un po’ di tempo in più, forse sarebbero riusciti a salvarlo – spiega mamma Vania, distrutta dal dolore – Chiediamo di capire di cosa è morto nostro figlio, al Bufalini i medici brancolavano nel buio, e soprattutto perché non l’hanno condotto subito al Sant’Orsola. E’ stata una negligenza? Diversamente, sarebbe ancora vivo?”. Domande impellenti che chiedono risposte.

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