GALEATA. Elisa Deo ha avuto ragione anche in Appello a Bologna. Il sindaco di Galeata aveva denunciato per diffamazione i vertici della locale segreteria del Partito democratico per un volantino diffuso nel 2012, che la aveva attaccata duramente durante il suo primo mandato.

Il testo metteva in luce le fratture nella maggioranza che la sosteneva (allora il sindaco era appoggiato dal Pd) e nel giro di poche settimane la giunta cadde lasciando il posto al commissario prefettizio. Deo poi, presentatasi alla guida della lista civica con cui ancora governa, vinse le elezioni nel 2013 e nel 2018.

Il Tribunale di Forlì le aveva già dato ragione e giovedì scorso la Corte d’Appello ha comminato la condanna a 6 mesi per diffamazione in capo ai componenti della segreteria Pd di Galeata allora composta da Federica Pallareti, Rober Nanni, Rocco Zampolla, Mhalla Nourredine, Mattia Balzani; il risarcimento del danno quantificato in 18mila euro e il pagamento delle spese legali della controparte.

«Sono stata così turbata da questa brutta vicenda – commenta Deo – che ho impiegato qualche giorno per metabolizzarne l’epilogo felice. Quel volantino, che fu distribuito in ogni casa ed inviato agli organi d’informazione, aveva un contenuto altamente lesivo della mia dignità. Niente potrà porre rimedio all’enorme mole di fango che è stato buttato addosso a me, alla mia famiglia e alla nostra salute, nessuno potrà cancellare una campagna di odio senza precedenti, ma qualcuno, finalmente, inizierà a pagare i danni. Quel volantino mi ferì moltissimo come donna».

Quello che pare come l’epilogo della vicenda permette alla prima cittadina di puntare i riflettori contro chi userebbe con troppa facilità offese o calunnie nell’ambito della lotta politica, non solo sui volantini, ormai fuori moda, ma nelle piazze virtuali di internet. «È tempo che si prenda atto di quelle che sono le conseguenze delle parole scritte, sia che si tratti di volantini sia di social network. Sto, infatti, ancora archiviando gli ultimi insulti alla mia persona ed alla mia famiglia, per poter procedere legalmente contro “i fini maestri della penna” e tutti i “leoni da tastiera”».

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