Galassi: “Sigismondo Malatesta, vanitoso ante litteram”

Gli occhi allungati e il naso importante, una piccola escrescenza ossea sul lato destro della fronte sotto i capelli a caschetto. Questo il volto del signore di Rimini Sigismondo Pandolfo Malatesta (1417-1468), ricostruito dal Fapab Research Center di Avola (Siracusa) diretto dal giovane paleopatologo santarcangiolese Francesco Maria Galassi, in collaborazione con la Flinders University di Adelaide (Australia) e con Stefano De Carolis, della Scuola di Storia della medicina – Ordine dei medici di Rimini.

Un lavoro originale di grande rilevanza, raccontato da Elena Percivaldi sulla rivista “Scienze”, dopo essere stato presentato in ottobre al Festival del mondo antico di Rimini.

Professor Galassi, come avete proceduto per ricostruire il volto di Sigismondo?

«Il nostro progetto è di ampio respiro, non prevede solo la ricostruzione del volto, ma anche una indagine sulla vita e sulle malattie del signore di Rimini. In passato mi sono occupato di altri membri della famiglia Malatesta, stiamo facendo un esame sistematico dei resti di questi personaggi storici, dove è possibile. Nel caso di Sigismondo, ci siamo basati sui dati presenti in letteratura, in particolare sul manoscritto originale di Giuseppe Sergi, l’antropologo che studiò i resti del condottiero riminese negli anni Venti. La relazione di Sergi ci ha fornito interessanti dati metrici (all’epoca lo studioso effettuò un esame della morfologia cranica), poi abbiamo recuperato le foto della ricognizione grazie alla Biblioteca Gambalunga. Quindi il graphic designer brasiliano Cicero Moraes, che lavora all’interno del nostro centro, esaminando le fotografie del cranio di Sigismondo e ponendole a confronto con la ritrattistica dell’epoca, ha ricostruito il volto del signore di Rimini».

Prima della vostra ricostruzione, gli unici ritratti che avevamo di Sigismondo lo raffiguravano di profilo, secondo un’usanza dei signori rinascimentali che si facevano immortalare come gli antichi Cesari. Con la raffigurazione frontale ora a disposizione cosa si può notare?

«Il ritratto che abbiamo ricostruito rispecchia le caratteristiche anatomiche del cranio e per prima cosa si vede che il naso è più importante rispetto ai ritratti dell’epoca. Evidentemente Sigismondo fece “ritoccare” le raffigurazioni del suo volto. Inoltre sul lato destro della fronte è presente una escrescenza ossea, dovuta probabilmente a un trauma al muscolo temporale provocato da un colpo ricevuto in battaglia che causò prima la formazione di un ematoma e poi la parziale ossificazione del tessuto molle (miosite ossificante localizzata)».

Questo colpo in testa che problemi potrebbe avere creato, al di là dell’escrescenza ossea?

«Non ha creato problemi neurologici, non ci sono tracce di problemi psichiatrici o di deficit cognitivi. Potrebbe però avere creato degli inestetismi, infatti Sigismondo è sempre ritratto dall’altra parte, con la capigliatura a caschetto, tipica dell’epoca, che copre questa deformità. Il colpo ricevuto al capo non è l’unico trauma che abbiamo rilevato. Lo scheletro mostra fratture da parata, che Sigismondo può essersi procurato per proteggersi dai colpi che riceveva in battaglia e qualche lesione da violenza interpersonale, anch’esse compatibili con i combattimenti che ha sostenuto».

Quali altre caratteristiche di Sigismondo si possono dedurre dagli studi che avete fatto?

«Dalle fonti analizzate si evince una componente di megalomania, Sigismondo voleva costruire per sé una memoria immortale. I “ritocchi” al volto che compaiono nei ritratti coevi mostrano che egli manipolava la propria immagine a fini politici. La sua anatomia gli conferiva un volto arcigno, un aspetto bellicoso che per un guerriero poteva essere un tratto selettivo importante. La sua fama di grande condottiero era in parte alimentata dalle sue fattezze anatomiche che però forse non gli piacevano e che ha fatto correggere nei ritratti dell’epoca».

Venendo al presente, lei è un medico, svolge attività di ricerca alla Flinders University di Adelaide (Australia) e ha all’attivo oltre 130 pubblicazioni. Cosa può dirci riguardo alla attuale pandemia? Si è molto parlato della nefasta influenza dell’essere umano sul pianeta, con inquinamento, distruzione dell’habitat naturale degli animali selvatici, surriscaldamento… A suo parere questi elementi quanto hanno inciso sull’emergere del Coronavirus?

«La manipolazione dell’ambiente ha un peso nella genesi delle malattie, sia nel ritorno di quelle del passato, come ad esempio la malaria, sia nell’insorgenza di nuove patologie. È uno scenario che si ripresenta ciclicamente da tempi antichissimi: il contatto sempre più stretto tra uomini e animali è alla base delle zoonosi, ossia del passaggio delle malattie dall’animale all’uomo. Un esempio lo abbiamo nell’Iliade in cui si parla di una patologia che colpì prima i muli poi gli uomini. Oggi sappiamo che l’attuale pandemia arriva da pipistrelli e pangolini e poi si è diffusa agli esseri umani. Quello che colpisce è che, nonostante gli innumerevoli esempi del passato, la risposta dell’uomo sia sempre di grande impreparazione, sarebbe importante studiare la storia per evitare errori del passato. Anche nel 1500 ci fu chi minimizzò il fenomeno della peste, e anche nel passato si sono verificate le seconde ondate delle epidemie. Si tratta di situazioni già viste da cui dovremmo imparare, ma non miglioriamo mai perché non studiamo la storia della medicina. Di nuovo, rispetto a secoli fa, c’è che oggi capiamo subito chi è il nemico e già ci stiamo lavorando in termini di vaccino».

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