Gabriele Vacis a San Mauro discettando di Bach e Gould

Il teatro di Villa Torlonia inaugura “Scalpiti, vari impulsi culturali” rassegna di arte, musica, storia, religioni, culture. La parola scalpiti evoca il battito di zoccoli che rimanda alla cavallina storna pascoliana, e allude al carattere eterogeneo di appuntamenti poco catalogabili. Come si annuncia stasera alle 21 “Meditazioni sulle Variazioni Goldberg di Bach”. La proposta è del torinese Gabriele Vacis (1955) attore, regista, pedagogista, docente teatrale. È stato cofondatore e anima di Laboratorio Teatro Settimo, cooperativa che si caratterizzò anche nel monologo teatrale. Stasera insieme a Roberto Tarasco, attore e scenografo che pure ha fatto parte di quella innovativa stagione del teatro italiano, Vacis dialoga e medita attorno alle sonorità uniche che Johann Sebastian Bach ripose nelle sue 32 “Variazioni Goldberg” (1741) dedicate al clavicembalista Johann Gottlieb Goldberg. È un’opera considerata senza eguali per coesione e continuità derivate da schemi matematici e simmetrie. Le Variazioni fanno parte di una serie di appuntamenti chiamati da Vacis “Pratiche teatrali per la cura della persona, meditazioni sociali ai tempi della pandemia”.

Vacis, perché presentare la musica di Bach attraverso una meditazione?

«Perché abbiamo bisogno di stare in comunicazione e di superare l’uso dello spettacolo di intrattenimento. L’idea è di un teatro in cui parlo con gli spettatori, in cui si fa pure un’esperienza di coinvolgimento. Nessun timore, non facciamo “Ommmm” anche perché la meditazione di stampo occidentale ha profonde radici narrative. Io racconto una storia cogliendo aspetti e dando rilievo a parti della storia che mi mettono in una condizione di ascolto. Il teatro si presta perché, chi parla in teatro, può ascoltare chi lo ascolta».

Perché le Variazioni Goldberg?

«L’idea è di capire cos’è il ritmo partendo dall’ascolto delle diverse esecuzioni delle “Variazioni Goldberg” del pianista Glenn Gould (1932-1982) considerato il migliore interprete. Mi interessano le registrazioni che Gould fece durante la vita. Uso la sua prima eseguita nel 1955 e l’ultima del 1981, e c’è una differenza abissale tra le due. Stare nel ritmo delle Variazioni di Glenn Gould è una pratica meditativa».

Le presenta nella pascoliana Villa Torlonia, ha ricordi della Romagna?

«Per noi del Teatro Settimo il festival di Santarcangelo è stato fondamentale; nel 1984 debuttammo con “Esercizi sulla tavola di Mendeleev”. Ricordo un grande cortile dove la prima sera c’era poca gente; la sera dopo invece hanno buttato giù il cancello per vederlo! Da un giorno all’altro si spargeva la voce e arrivava la folla. Presentammo anche “Elementi di struttura del sentimento”. Indimenticabile nel 1988 “Nel tempo tra le guerre” che facemmo proprio a Villa Torlonia in ristrutturazione, tra i mucchi di macerie. Quando fui lì mi resi conto che c’erano i pioppi del Rio Salto, c’era la Torre e capii… non avevo idea che fosse proprio quella la famosa villa della poesia pascoliana».

Oltre a tenere lezioni, fa ancora il regista?

«Continuo a lavorare con Laura Curino, Lella Costa, Marco Paolini, mi fa sempre piacere lavorare con i miei amici, anzi direi più fratelli, ma c’è pure una novità. Ho diretto per tre anni la Scuola di teatro dello Stabile di Torino e ho diretto i neodiplomati in “Antigone e i suoi fratelli”. E con i ragazzi, abbiamo fondato una compagnia!». Euro 10. Info: 370 3685093

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