Gabbia blindata per Igor “il Russo”. Chiesti 23 anni per il tentato omicidio in Spagna

RAVENNA. Il medio e l’indice alzati in segno di vittoria. Così Igor “il Russo” è entrato ieri mattina nell’aula del tribunale di Teruel, accompagnato da diversi agenti della Policia Nacional spagnola. Dalla camera blindata ha ascoltato la richiesta di condanna a 23 anni di detenzione per il tentato omicidio di due giovani ragazzi iberici. Un gesto se non altro ambiguo, quello di Norbert Ferher, 38enne serbo conosciuto alle cronache appunto come Igor, che per la giustizia spagnola della regione settentrionale di Andorra deve ancora rispondere di tre omicidi volontari commessi a fine 2017, che videro come vittime due agenti della Guardia Civil e un allevatore della zona.


Come si ricorderà, però, la scia di sangue lasciata dal serbo non ha avuto origine al di là dei Pirenei. Feher infatti, si era guadagnato il turpe titolo di “killer di Budrio”, dopo che, nel contesto di una rapina andata male, aveva sparato e ucciso il barista Davide Fabbri, nel comune del Bolognese.
Nel prolungato tentativo di sfuggire alle forze dell’ordine italiane, impegnate in gran numero su tutto il territorio emiliano-romagnolo, aveva poi tolto la vita ad un’altra persona, la guardia forestale volontaria Valerio Verri, residente a Portomaggiore. In quest’ultimo caso, le modalità utilizzate nel commettere l’omicidio avevano ricondotto gli inquirenti a valutare la forte affinità con il delitto irrisolto di Fosso Ghiaia di due anni prima, dove un solo colpo di fucile era bastato freddare la guardia forestale volontaria Salvatore Chianese.


Circostanze per le quali si ipotizzava che l’autore potesse essere proprio Fehrer (ma confluite in una richiesta di archiviazione da parte della Procura, ndr).
Varcati con successo i confini italiani e francesi, il Killer si era nascosto – per sua stessa ammissione – a casa di conoscenti e amici, per poi essere finalmente arrestato in Spagna.
Le manette erano scattate quando, in fuga da una sparatoria con le stesse armi rubate ai militari freddati, aveva perso il controllo dell’auto a bordo della quale stava scappando. Quella sera di dicembre 2017 si concludeva un lungo periodo di latitanza, durato oltre sei mesi e terminato dietro le sbarre del carcere di Zaragoza.
Proprio da quelle celle, in video conferenza, l’assassino serbo il marzo scorso ha ascoltato la condanna all’ergastolo pronunciata dal gup del tribunale di Bologna Alberto Ziroldi sulla base della richiesta presentata dal pubblico ministero Marco Forte.
Ora, oltre alla decisione del giudice di Teruel, si aspetta in primavera l’appello per i due delitti italiani e per le tre vittime in terra iberica.

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